Buon giorno a tutti!
Finalmente è tornato il caldo...con un bel sole così si vorrebbe solo andare al mare o in piscina per divertirsi con gli amici, ma prima di lasciarvi per dedicarmi a una bella giornata rilassante, vi propongo un articolo scritto a quattro mani con la mia amica e socia in affari (si fa per dire! ahah) Martina.
La scuola di serie B
Vi sembra possibile che in Italia la spesa per l’istruzione sia inferiore a quella di paesi come Corea e Messico? Eppure i dati OCSE parlano chiaro: l’Italia con solo il 9,3 % della spesa pubblica destinato alla scuola, è all’ultimo posto in una graduatoria internazionale dopo la Corea (15,3%) e il Messico (23,4%). Questo è solo un aspetto della crisi che sta investendo il nostro sistema scolastico, ormai devastato da una lunga serie di soprusi.
Proprio su questo argomento era incentrato il reportage “La scuola fallita” del programma “Presa diretta” di Riccardo Iacona andato in onda il 14 febbraio su Rai Tre (lo si può vedere visitando il sito della Rai). Le prime immagini sono forse quelle che ci hanno colpito di più: insegnanti precari costretti a viaggiare da un capo all’altro dell’Italia e a separarsi dalla famiglia, edifici scolastici che cadono a pezzi per la mancanza di fondi ed eroici genitori che cercano di garantire ai propri figli un posto decente imbiancando le pareti durante il week-end. Ma la cosa peggiore è vedere bambini infreddoliti che, con sciarpe e cappotti, tentano di resistere al gelo invernale in una classe senza riscaldamento, perché lo Stato non eroga fondi.
Non preoccupatevi, questo succede solo nella scuola pubblica! Infatti se avete seguito il programma “Presa diretta” saprete già che esiste anche l’altra faccia della medaglia. Stiamo parlando delle lussuose “scuole a cinque stelle”, ovvero le scuole private. Qui i cosiddetti “figli di papà” sono istruiti in due lingue fin dall’asilo, hanno a disposizione una lavagna digitale interattiva per classe e possono frequentare corsi di nuoto in piscine olimpioniche. Forse questo impressionante divario è dovuto al fatto che per l’anno 2009 lo Stato ha stanziato 24 milioni di euro per la scuola pubblica contro i 51 assegnati alla privata. Questi dati sono scandalosi considerando il fatto che per definizione la scuola privata è un’istituzione completamente indipendente dallo Stato e per di più conta su altissime rate mensili.
La nostra indignazione è cresciuta ulteriormente avendo scoperto che in Parlamento, dopo la messa in onda del programma “Presa diretta”, nessuno ha alzato la voce su questa grave situazione. Questa indifferenza assoluta dei nostri politici purtroppo non deve stupire considerando il fatto che tantissimi soldi (e si parla di miliardi!) che potrebbero essere destinati alla scuola pubblica sono invece impiegati per spese assurde. Un esempio? I 14 miliardi di euro che il governo ha deciso di investire nell’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 (utilizzabili solo in aperta contraddizione con la Costituzione, che ammette la guerra solo a scopo difensivo) potrebbero invece essere destinati alla costruzione di 400 asili nido. Per non parlare dei 512 milioni impiegati per l’allestimento del G8 a L’Aquila: soldi usati per spese assolutamente “fondamentali” come i 24 mila euro per gli asciugamani, i 26 mila per 60 penne “Edizione Unica” e i 13 mila per 30 distruggi-documenti.
Con queste risorse si sarebbero potuti risolvere ampiamente numerosi problemi della scuola pubblica che invece si trova ormai in una situazione insostenibile. Basta pensare al 43% degli edifici scolastici ad alto rischio sismico e al 33% di scuole che necessitano di interventi di manutenzione urgente. Inoltre nel 61% delle scuole pubbliche non c’è il sapone e nel 44% manca la carta igienica. Allo Stato la scuola pubblica, evidentemente, non interessa più.
La riforma Gelmini, definita “epocale” dallo stesso ministro, tanto per migliorare le cose, prevede tagli pari a 7,3 milioni di euro: un’altra tappa della cosiddetta “politica del risparmio” volta al superamento di una crisi che appare e scompare a seconda della comodità della sua presenza. Inoltre anche le modifiche che sembrano non interessare l’aspetto economico vanno ad influire sulla quantità di denaro destinato alla scuola pubblica poiché la diminuzione delle ore di italiano e storia, l’abolizione dello studio della geografia e la riduzione dell’obbligo scolastico oltre che abbassare la qualità di istruzione determinano un conseguente taglio di posti di lavoro, soprattutto di insegnanti.
Purtroppo le cose non possono cambiare se la maggior parte delle persone non si dimostra interessata al problema. Sembra infatti che molti studenti non si preoccupino della loro situazione: ma forse non è ancora chiaro che in uno stato civile il diritto allo studio deve essere garantito e difeso perché solo quando viene salvaguardato questo diritto ci possono essere pari opportunità per tutti, possibilità di fare libere scelte, insomma vera uguaglianza. A quanto pare, invece, per lo Stato ci sono studenti di serie A e studenti di serie B.
Tuttavia ci sono migliaia di ragazzi e professori che protestano per lo sfacelo della scuola pubblica. Lo sciopero nazionale contro la riforma Gelmini del 12 marzo 2010, che ha visto coinvolte oltre 60 mila persone fra docenti, personale ATA e studenti solo in Emilia Romagna, è un esempio della volontà di ottenere un miglioramento della situazione scolastica, di fronte alla totale indifferenza del governo.
Non è ancora troppo tardi per impegnarsi e far valere i propri diritti: avere a cuore la propria istruzione e arrabbiarsi di fronte a certe scelte del governo significa essere consapevoli di ciò che è importante per essere veramente liberi.
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lunedì 9 agosto 2010
La scuola di serie B
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venerdì 6 agosto 2010
Moltitudine inarrestabile
L'Uomo sta distruggendo la propria casa, un posto (che era) meraviglioso chiamato Terra.
Non dimentichiamoci il famoso proverbio che sembra accomunare le popolazioni che più vivono a contatto con la Natura, dagli Indiani d'America alle tribù africane:
L'impatto dell'Uomo sull'ambiente sta avendo conseguenze disastrose in tutto il mondo. Il clima si sta estremizzando, l'inquinamento uccide non solo gli animali, la deforestazione sta riducendo la biodiversità a ritmi spaventosi...
Ma voglio credere che non tutto sia perduto e che con la buona volontà si possa fare ancora tanto per cambiare questa triste situazione. Dunque, ecco a voi due video per riflettere.
Non dimentichiamoci il famoso proverbio che sembra accomunare le popolazioni che più vivono a contatto con la Natura, dagli Indiani d'America alle tribù africane:
Troppo numerosi i fallimenti dei governi di tutte le Nazioni, che almeno apparentemente si erano impegnati per la salute del nostro pianeta. Non si puo' più dire che siamo sull'orlo del baratro, perchè stiamo già scivolando giù, ad una velocità impressionante.“Non abbiamo ereditato la Terra dai nostri antenati, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”
L'impatto dell'Uomo sull'ambiente sta avendo conseguenze disastrose in tutto il mondo. Il clima si sta estremizzando, l'inquinamento uccide non solo gli animali, la deforestazione sta riducendo la biodiversità a ritmi spaventosi...
Ma voglio credere che non tutto sia perduto e che con la buona volontà si possa fare ancora tanto per cambiare questa triste situazione. Dunque, ecco a voi due video per riflettere.
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lunedì 26 luglio 2010
Alla ricerca dei tesori di Internet
Gli italiani che usufruiscono dei numerosi servizi di Internet sono sempre di più. Secondo le stime più accreditate, il numero di utenti nel web sarebbe aumentato significamene a partire dal 1998, fino a raggiungere i 10-13 milioni. Sicuramente Internet è una delle “nuove tecnologie” che ha riscosso maggior successo, non solo in Italia, ma anche a livello globale, rivolgendosi prevalentemente a pubblico medio-giovane. Viene quindi spontaneo chiedersi se veramente il web sia così benefico all’umanità, come sembrano dimostrare le statistiche sull’utilizzo, o se al contrario, possa avere effetti negativi sulle persone.
Senza dubbio Internet è il mezzo di informazione meglio progettato di tutti. Pratico, veloce e, soprattutto, enormemente vasto. Sarebbe impossibile fare una lista di ciò che si può trovare in rete: al massimo si può tentare di pensare a qualcosa che non ci sia. Documenti, immagini, video, pagine interattive e materiali didattici sono disponibili in grande quantità per qualsiasi tema di ricerca, in quasi tutte le lingue parlate. Questo è dovuto alla possibilità di ogni singolo individuo di ampliare liberamente, con il proprio sapere, questa grande enciclopedia che è il web.
Il web è pratico, perché arriva direttamente nelle nostre case e ha il pregio di avere costi relativamente bassi. Purtroppo molte zone, sia dell’Italia, sia del mondo, sono vittime del digital divide, essendo ancora oggi escluse dalla cosiddetta “banda larga” che garantisce un buon rapporto qualità-prezzo del servizio. Grazie a questa nuova comodità, i giovani studenti, in particolare quelli che non abitano in città, sono molto avvantaggiati. Si possono fare ricerche, frequentare corsi universitari, stando comodamente seduti in casa senza più spostamenti difficili.
Internet è anche molto veloce: le notizie viaggiano da una parte all’altra del pianeta con una rapidità sorprendente, bastano addirittura pochi secondi. Un’informazione infatti, appena inserita in rete, può raggiungere immediatamente o quasi, utenti nelle più disparate parti del mondo.
Il web, inoltre (e questa forse è la migliore delle sue qualità), permette di scoprire non una, ma molte alternative a ciò che ci viene detto dalla televisione o dai giornali, i media ancora oggi più valutati dalla maggioranza della popolazione. Attraverso Internet è facile rendersi conto di quante cose, quanti fatti di vitale importanza vengono tralasciati dalla televisione e, ancora peggio, di come vengano modificate e stravolte le informazioni trasmesse.
Internet ha molti altri vantaggi, tra i quali la possibilità di una comunicazione veloce come la posta elettronica e di una comunicazione istantanea, quale la chat. Entrambe le tipologie permettono di mantenere facilmente i contatti con persone che si trovano molto lontano da noi: ci fanno sentire tutti più vicini. Infine, attraverso il web è possibile compiere una serie di movimenti economici, partendo dall’acquisto di articoli di ogni genere, fino alla ricarica del cellulare, prenotazioni di biglietti per treni e aerei e movimenti bancari.
Internet tuttavia è ritenuto molto pericoloso, soprattutto per i “navigatori” meno esperti e per i giovani. I rischi ci sono e non sono da sottovalutare.
In primo luogo, non tutto ciò che si legge o si vede in rete deve essere preso come verità assoluta. Allo stesso modo in cui è pieno di cultura, Internet è anche pieno di falsità e d’inganno. Per accertarsi di un fatto, di un’informazione, è necessario confrontare diversi pareri, diverse affermazioni, altrimenti si rischia di acquisire una conoscenza errata o parziale.
Inoltre, ci sono rischi ben maggiori che una sbagliata informazione. Navigando sul web il proprio computer può venire infettato da un virus, si può venire derubati, si può essere colpiti da immagini violente o pornografiche. Chat e social network possono dare una sorta di dipendenza o peggio, possono dare l’illusione di conoscere una persona, che in realtà, non è chi dice di essere, portando quindi a conseguenze pericolose.
Tuttavia, questi pericoli, che in ogni caso non sono da trascurare, si possono comunque evitare tramite dovute accortezze. Per evitare esperienze spiacevoli è necessario usare prudenza, precauzione e buon senso. Infatti come ogni “invenzione scientifica”, Internet, di per sé non è né buono, né cattivo: gli effetti che il web può produrre, dipendono dall’uso che ne viene fatto. La navigazione in rete dev’essere eseguita in modo consapevole e moderato, per trarre i benefici ed evitare i pericoli. Al contrario, un uso sfrenato e imprudente del web può causare grandi danni alle persone.
Internet è una grande risorsa, che, pur esponendo a qualche rischio, offre numerose opportunità a chi le sa cogliere.
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venerdì 16 luglio 2010
Se questa è libertà...
Rapporto libertà di stampa 2009: Italia da 44° a 49° posto nel mondo (Reuters Italia 20 ottobre 2009). Questo dato dovrebbe essere significativo, ma evidentemente più della metà degli italiani (51,85%) pensa che il nostro sia un paese libero, felice e senza problemi.
Certo, le interviste a donne sorridenti che escono da negozi lussuosi piene di borse sono molto rassicuranti. Intanto però le fabbriche chiudono e migliaia di persone, con famiglie da portare avanti, perdono il lavoro e la dignità.
Certo, scoprire che le tartarughe fanno amicizia con i cagnolini è molto divertente. Molto meno lo sono i video (mai trasmessi alla televisione) in cui i poliziotti picchiano a sangue, con i manganelli, donne, vecchi e ragazzi che reclamano, pacificamente, per i loro diritti sempre trascurati.
Aggiornarsi sui nuovi gusti dei vip, ed imitarli, fa sentire importanti. Ma diventa difficile, almeno per me, sentirmi importante, quando i telegiornali riportano le notizie di milioni (non migliaia) di persone nel mondo che muoiono a causa di innumerevoli guerre, senza accusare l’inutilità di questi scontri, senza accusare la negligenza di coloro che, con poco, potrebbero fare tanto per migliorare questa situazione.
Se vengono trasmesse un sacco di notizie irrilevanti (a partire dai dieci minuti abbondanti dedicati al calcio in ogni telegiornale) significa che le notizie veramente importanti sono “scomode”: la gente non deve venire a conoscenza di certi fatti, in modo che non possa lamentarsi. Ma se ciò viene considerato “libertà di stampa”, allora ho bisogno di qualcuno che mi spieghi meglio il concetto di libertà.
NO ALLA LEGGE BAVAGLIO
Certo, le interviste a donne sorridenti che escono da negozi lussuosi piene di borse sono molto rassicuranti. Intanto però le fabbriche chiudono e migliaia di persone, con famiglie da portare avanti, perdono il lavoro e la dignità.
Certo, scoprire che le tartarughe fanno amicizia con i cagnolini è molto divertente. Molto meno lo sono i video (mai trasmessi alla televisione) in cui i poliziotti picchiano a sangue, con i manganelli, donne, vecchi e ragazzi che reclamano, pacificamente, per i loro diritti sempre trascurati.
Aggiornarsi sui nuovi gusti dei vip, ed imitarli, fa sentire importanti. Ma diventa difficile, almeno per me, sentirmi importante, quando i telegiornali riportano le notizie di milioni (non migliaia) di persone nel mondo che muoiono a causa di innumerevoli guerre, senza accusare l’inutilità di questi scontri, senza accusare la negligenza di coloro che, con poco, potrebbero fare tanto per migliorare questa situazione.
Se vengono trasmesse un sacco di notizie irrilevanti (a partire dai dieci minuti abbondanti dedicati al calcio in ogni telegiornale) significa che le notizie veramente importanti sono “scomode”: la gente non deve venire a conoscenza di certi fatti, in modo che non possa lamentarsi. Ma se ciò viene considerato “libertà di stampa”, allora ho bisogno di qualcuno che mi spieghi meglio il concetto di libertà.
NO ALLA LEGGE BAVAGLIO
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