domenica 25 marzo 2012

Non c'è limite al peggio

Mai dire: "E ' impossibile, non succederà mai."

PERCHE' ARRIVERA' IL GIORNO IN CUI ACCADRA'.

Comincio a pensare che se raccogliessi tutti gli aneddoti legati alla mia sfortunata esistenza di pendolare, potrei benissimo riempire un libro intitolato: 
Ridere per non piangere - Le ferrovie e le loro spiacevoli sorprese.
(Tratto da una storia vera)


Quante volte, scherzando con i miei compaesani mi è capitato di dire: "Ma ci pensate che, avendo l'abbonamento, potremmo anche decidere di prendere il treno per andare a Faenza e poi tornare indietro senza nemmeno scendere? Ahah, che idea buffa! Perché mai uno dovrebbe perdere il suo tempo in questo modo?"
Ebbene, la vita mi ha insegnato che c'è sempre una prima volta.

Ore 15.12
Esco di casa pimpante, mi aspetta una merenda in compagnia! Arrivo in stazione e mi rallegro del fatto che il treno sia perfettamente in orario. Salgo, si parte, ecco Brisighella. Lascio vagare i pensieri osservando i miei compagni di viaggio - c'è sempre gente particolare in treno - e già pregusto le risate con gli amici. Sono rilassata, non immagino neanche lontanamente quello che accadrà di lì a pochi minuti.
I Tre Colli sono ormai alle mie spalle, osservo il paesaggio: un sole splendente, i campi ornati di gemme rosate. Cosa mai potrebbe rovinare un pomeriggio così sereno? Ecco, magari avrei fatto meglio a prendere un libro da leggere... Sì, ma a che scopo, visto che tra cinque minuti sarò arrivata? Se almeno avessi preso il lettore mp3 ora potrei ascoltare un po' di musica. Vabbé, manca poco.
Questi rassicuranti pensieri vengono bruscamente interrotti dall'inequivocabile sensazione che il treno stia rallentando in aperta campagna. Non è una sensazione, il treno si arresta. Essendo il mio carattere incline all'ottimismo e temprato dall'esperienza di treni spesso in ritardo, non mi preoccupo della fermata fuori programma. Altre volte il treno si è fermato - cause ignote - fuori città per poi ripartire cinque o sei minuti dopo. Avendo un anticipo di quasi mezz'ora dall'appuntamento, mi predispongo all'attesa con la solita rassegnazione della pendolare frustrata.
Tic tac tic tac, mi sembra quasi di sentire il rumore del tempo che batte nelle orecchie. Perché diamine il treno non riparte? Oh, ecco il controllore..."Mi scusi" sento dire "Possiamo sapere il motivo del ritardo?" Il controllore, una donna corpulenta, assume un'espressione autorevole, ma che lascia trasparire l'imbarazzo: "Abbiamo un problema con i passaggi a livello: non si abbassano le sbarre e stiamo aspettando i carabinieri per bloccare il traffico"
Ore 15.45
Se entro le 15.50 non ripartiamo, devo assolutamente chiamare. Chiamo. Sì, va bene, ti faccio sapere se arrivo ad un orario decente.
Pronto Pa'? Il treno è fermo in mezzo alla campagna da mezz'ora, poi ti spiego i dettagli...No non voglio scendere a Brisighella, l'abbiamo già passata...sì ecco, forse torno a casa prima, vabbè ti richiamo dopo. Ciao.

Ore 16.10
Sì? Ah siamo appena partiti, però andiamo a passo d'uomo... Ah, capisco, sì sì nessun problema, andate pure, no, non preoccupatevi sarà per un'altra volta, adesso vedo come fare per tornare a casa...Ok, sì, sì a domani, ciao.


(Questo è quello che dico al telefono. Quello che penso sarebbe indecoroso riportarlo qui.)*


Ore 16.16
Pronto Pa'? Sono appena risalita sul treno. Eh già, non potevano aspettarmi perché alcuni poi devono andare via presto. Come dove sono? Sul treno delle 16.16 che torna a Fognano, sì è lo stesso treno, come quando parte? Parte fra qualche minuto... Sì arrivo a Fognano. Ok, ti aspetto, ciao.

La signora di fianco a me mi guarda un po' perplessa e mi chiede cosa sia successo. Che bello, ho trovato la vittima su cui sfogarmi. Alla fine riesco anche a trovare il lato divertente della cosa: niente di più bello che raccontare un fatto assurdo a gente sconosciuta che pende dalle tue labbra nemmeno stessi recitando una poesia d'autore!

Tutto finisce con quattro risate, l'augurio di prendere presto la patente e un nuovo post per rallegrare i miei pochi lettori.

 "Ma ci pensate che, avendo l'abbonamento, potremmo anche decidere di prendere il treno per andare a Faenza e poi tornare indietro senza nemmeno scendere? Ahah, che idea buffa! Perché mai uno dovrebbe perdere il suo tempo in questo modo?"


 *N.B. Nel caso qualcuno di loro legga questa storiella, volevo specificare che la mia rabbia non era assolutamente rivolta ai miei amici. Devo anche ringraziare la madre di una di loro che si è presa il disturbo - purtroppo invano - di venirmi a cercare in stazione per accompagnarmi dagli altri. :-)

martedì 21 febbraio 2012

Sono vecchia!



Today is my birthday too.

Buoni propositi:

- Aggiungere la propria firma al libretto giustificazioni   Done.
- Iscriversi al Couchsurfing. Done.
- Prendere la patente   Work in progress --> I° fase passata: foglio rosa!
- Superare l'esame FCE  Si attendono risultati.
- Organizzare una breve vacanza con gli amici Done.
- Scegliere l'università (con calmaaa...)

...

martedì 17 gennaio 2012

Shame

Difficile non essere incuriositi da un film che ha fatto tanto parlare di sé, ancor prima di essere presentato al grande pubblico. Osannato dalla critica di Venezia e condannato aspramente dai moralisti più accaniti, Shame ha catturato l'attenzione di potenziali e sfortunati spettatori con la pretesa di essere il film dell'anno. Se la classifica fosse stabilita in termini di noia e monotonia, senz'altro Steve McQueen potrebbe vincere l'Oscar. Perché questa è la sensazione con la quale si esce dalla sala: Shame è fondamentalmente un film noioso.
Brandon (Michael Fassbender) - trentenne newyorkese dell'alta borghesia - è malato di una certa dipendenza dal sesso che condiziona la sua vita e le sue relazioni. Sua sorella Sissi (Carey Mulligan) è preda di una profonda insicurezza che la porta quasi al suicidio. Il rapporto tra i fratelli è segnato da un trauma infantile a cui si allude solamente. Date queste premesse - pensiamo - si svilupperà sicuramente una storia profonda, a tratti commovente, con molti spunti di riflessione. 
Davvero un peccato sprecare un'idea che apre molte strade con un film di tale banalità. Il protagonista viene presentato senza alcuna introspezione psicologica - forse il regista era troppo occupato a pensare quante volte sarebbe stato opportuno farlo entrare in scena nudo. Sissi, trascurata e depressa, è ovviamente l'aiutante della favola, la vittima buona che magicamente rompe la maledizione di cui è prigioniero il fratello. E come? Tentando di togliersi la vita naturalmente. Visto e rivisto. 
Ma soffermiamoci anche sulle famose scene hard che hanno suscitato tanto scalpore. In un film che parla di sessodipendenza non ci si potrà certo aspettare di vedere api e fiorellini. E' inutile continuare a fare i falsi moralisti, è inutile continuare a vergognarsi di ciò che si fa. Non è questo di sicuro il motivo per cui Shame è una pellicola da bocciare. Chiaramente, le persone che si lasciano impressionare forse non approveranno l'insistenza del regista su questo tema, ma d'altra parte è di questo che il film tratta.
Arriviamo quindi al punto saliente della critica: la durata delle scene. Interminabili sequenze in cui fondamentalmente non accade nulla di significativo. Una Mulligan super-truccata si esibisce (senza nulla togliere alle sue doti canore) per quasi due minuti di orologio in un brano comprendente all'incirca quattro diversi vocaboli. Un atletico Fassbender in tuta e scarpe ginniche ci accompagna in un improbabile tour notturno di New York per un tempo incalcolabile. E tutto questo senza aver accennato alle innumerevoli scene di sesso che, più che vergogna e scandalo, provocano un senso di pesantezza e fastidio.
E' necessario liberarsi di questo falso mito del film impegnato che deve essere necessariamente caratterizzato dall'assenza di azione e dal prolungamento eccessivo delle scene. Si nota addirittura, a volte, una certa presunzione, un voler ostentare le proprie (discutibili) capacità da parte di alcuni registi. Intellettuali che vogliono realizzare film ermetici, dalla difficile compresione e interpretazione per - questa la loro motivazione - spronare la gente a riflettere su questioni filosofiche, psicologiche, sociali. Ma viene invece da pensare se non sia piuttosto un modo per nascondere la propria inadeguatezza, la propria mancanza di originalità. Generalmente parlando, ovviamente.
Come concludere, dunque, dopo questa parentesi di riflessione? Non è necessario aggiungere altro, se non il sincero consiglio di evitare questo film pesante come un mattone.