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giovedì 17 luglio 2014

La notte è chiara


La notte è chiara. Il vento di una primavera tardiva spegne le lucciole del bosco, una ad una, come le candeline di una torta. Il bambino ha preso una sedia e una coperta e si è posizionato proprio sul limitare del piccolo viale. Le gambe al petto, le esili braccia al riparo sotto il panno. Come un soldato alla ventura, il bambino è soddisfatto del suo equipaggiamento. Ha un sicuro obiettivo: vincere la paura del buio. Non si tratta solo di quello, no, perché in fondo è bello ascoltare la notte, cercare i colori intimoriti da quel nero prepotente. Però il buio fa sempre un po’ paura, anche ai grandi, è che loro non lo dicono.
Ma la notte è chiara e le stelle pallide. C’è tanta pace e il bambino è tranquillo. In fondo non gli dispiace stare in compagnia di se stesso, comincia a pensare di essere un tipo solitario. Ma si sente solo, ammette, e lo dice con un filo di voce, per non disturbare la luna. Quella se ne sta, un po’ beffarda, nascosta dietro ai primi alberi del verde. Ha il sorriso dello Stregatto e non si capisce cosa stia pensando, lassù per aria. Il bambino non si fida troppo di quel sorriso, sa che di lì a poco anche quello scomparirà dietro la collina, portando con sé le ultime briciole di luce notturna. Allora, sperando di trattenere la luna ancora un po’, il bambino parla a bassa voce. Parla a lei o parla a se stesso? Non lo sa bene neanche lui, gli sembra di essere un po’ matto. Così comincia, piano piano, a battere un ritmo col piede. E’ il ritmo di una canzone dimenticata e ritrovata, una canzone che solo lui conosce. La sua musica silenziosa risuona nel vento e nelle fronde degli alberi, strumenti di un’orchestra silvana. Poi guarda verso il vialetto, laggiù il buio sembra essere ancora più nero. Anche il chiarore lunare sembra essere inghiottito da un pozzo di oscurità. Un fremito lo attraversa, al sentire il fruscio di un cespuglio vicino: gli animali del bosco escono a passeggio. Ora ha un po’ di paura e tira su la coperta fino al naso. Ma ecco di nuovo le lucciole danzare e la luna spuntare da dietro una nuvola. Lo sapeva che non c’era da fidarsi di quel sorriso storto, quel sorriso che ama tanto giocare a nascondino.
La notte è chiara, dopotutto, e il cielo potrebbe essere lo specchio della terra. Là le stelle, qui le lucciole. Il bambino non ha più paura, si sente un po’ solo, tutto qui. Adesso vorrebbe qualcuno con cui confidarsi, un amico magari. Ma improvvisamente le parole e gli amici sembrano appartenere ad un mondo lontano, è una strana sensazione. E’ stanco di essere solo, ripete alla luna. Così, tutto d’un tratto, gli prende una gran voglia di correre e di saltare, di cantare e di giocare. Chissà perché, si domanda, e piegando per bene il panno – è un bambino educato lui – abbandona la sua postazione, sentendosi attratto da qualcosa di misterioso che lo attende in fondo al viale.
Ecco che si accende una luce: c’è una casa laggiù! Ma non sembra il lume di una lampada, è un’aurea dolce che si espande come un profumo irresistibile. E’ la luce calda di due persone strette in un abbraccio. Il bambino, preso da una grande e inspiegabile felicità, corre verso di loro e gli sembra quasi di volare. Una giovane donna e il suo compagno dormono stringendosi le mani, il sorriso sulle labbra e il respiro calmo di chi sta facendo bei sogni. Finalmente li ha trovati! Li stava cercando da così tanto tempo e nemmeno lo sapeva! Vorrebbe svegliarli per giocare insieme e mentre corre (o vola?) intorno a loro si china per studiare i lineamenti di quei volti sereni. Sono così belli, pensa, proprio come li aveva sempre immaginati… Ma poi è vinto da una stanchezza incredibile, una pesantezza mai provata prima. E’ un sonno trascinante, invincibile, un desiderio di farsi piccolo piccolo e di chiudere gli occhi per un po’ di tempo. Ha indovinato, alla fine, i pensieri della luna: nella notte chiara, quella birichina, ammiccava alla sua nuova vita.

domenica 31 marzo 2013

Stuff dreams are made of



Silenzio poi uno squillo di telefono un martellare nella testa drin tic drin toc rumori dallo spazio profondo: stuff dreams are made of a metà fra la veglia e il sonno formulo pensieri che sfuggono e non diventano immagini ma ombre chissà perché mi chiedo e penso ancora questo è il sogno o la realtà qual è il confine cerco di afferrare l’attimo impossibile ma la mente oscilla come un pendolo tic toc tic toc drin tic drin toc un telefono rumori dallo spazio profondo ecco questa forse è la linea invisibile due mondi separati stanno per toccarsi ecco sono ormai vicini e invece no altri pensieri arrivano come onde di un mare impazzito questo non è ancora il sogno e allora immagino persone immagino dialoghi poi una voce a cui rispondo la più bella delle voci ma svanisce in un sussurro un soffio che ora è un vento un fruscio di pagine è questo il sogno mi chiedo all’improvviso però sento il morbido guanciale ero ad un passo dunque ad un passo dal confine ma come lo raggiungo come posso percepire il passaggio è un’ossessione questa un martellare nella testa drin suona davvero questo telefono suona o lo sto immaginando mi chiedo tic toc tic toc è un pendolo non un telefono rumori dallo spazio profondo, drin sicuramente un telefono ma perché nessuno risponde tic toc no è un pendolo è senza dubbio un pendolo drin telefono tic pendolo drin telefono toc pendolo drin tic drin toc rumori dallo spazio profondo…




[Ok, esperimento letterario di dubbia riuscita, ispirazione nata direttamente dagli sbadigli davanti al pc, ho cercato di esprimere la confusione di pensieri di chi sta per addormentarsi e cerca invano di cogliere l'attimo inafferrabile fra il sonno e la veglia]


The Stuff that Dreams are made of  - John Anster Fitzgerald


domenica 25 novembre 2012

giovedì 11 ottobre 2012

Ah, l'amore!

Come promesso (vedere commenti in Gioventù avariata ), scriverò un post sul mistero affascinante della natura dell'amore. 
Generazioni di filosofi, sociologi, poeti, scrittori e scienziati addirittura, hanno provato a darne una definizione. Sembra riduttivo chiudere il significato dell'amore in poche righe, poiché sono innumerevoli le sfaccettature di questo sentimento così potente e così presente nella natura dell'uomo.
Io, che non sono una filosofa, né una sociologa, poetessa, scrittrice o scienziata, non mi sento all'altezza di dare una definizione personale, un giudizio di come dovrebbe essere l'amore. E' come la metafisica di Kant: mi sento predisposta a pensare all'amore, a desiderarlo, a cercare di comprenderlo, ma è qualcosa che trascende la razionalità e per questo posso coglierne solo alcuni aspetti. Una visione completa per me é impossibile. E' così anche per le altre persone? Forse.
E' per questo che vorrei aprire una discussione su questo bellissimo argomento. Se ognuno di noi porterà la propria idea dell'amore, esporrà i propri dubbi, o le proprie convinzioni, forse potremo imparare gli uni dagli altri qualcosa che prima non avevamo preso in considerazione.
Ci vuole però un punto di partenza, e io propongo questo. Di seguito riporterò alcune citazioni d'autore, scelte senza alcun collegamento fra loro, escluso il filo conduttore della discussione. Non saranno in ordine cronologico, né alfabetico. Alcune magari sembreranno banali, altre più meditate. Deciderete voi.
Dalle citazioni potrete trovare spunto per esporre una vostra idea dell'amore o per aprire un dibattito su questioni controverse. Aspetto i vostri commenti.
Nel frattempo, buona lettura!




"Liberatasi dal quel segno umiliante, Ester trasse un lungo sospiro nel quale parve esalare tutta la vergogna e l'angoscia che per sette anni avevano gravato sull'anima sua. Incomparabile gioia: dall'intensità di questa soltanto ella poté valutare quanto profonda fosse stata la pena. Con un altro gesto istintivo si tolse la cuffia austera che le imprigionava i capelli e lasciò che questi fluissero, a onde luminose, sulle spalle e restituissero finalmente al suo viso la dolce espressione di un tempo. Un sorriso tenerissimo e raggiante ritornò a splendere nei suoi occhi; e le gote, fino allora pallide e smorte, si colorirono d'un leggero rossore. Ella ridiventava giovane e bella, donna soprattutto, quale era stata in un passato che si crede irrevocabile, come per miracolo: per il miracolo della felicità che ella aveva intraveduta. E per una misteriosa simpatia delle cose intorno, quasi che cielo e terra fossero tristi della tristezza di quei due esseri umani, il cielo d'un subito si schiarì e un'ondata di sole scese dall'alto, investì la foresta, rise sopra ogni foglia verde, colorì d'oro ogni foglia morta, accarezzò teneramente i vecchi tronchi grigi e rugosi, mentre il ruscello restituiva, moltiplicata, quella luce improvvisa attraverso il mistero del bosco: non più mistero di tenebra, ma mistero di gioia. Tanto vasta e pronta era l'eco che la foresta - la foresta selvaggia e ignara di leggi - offriva alla felicità dei due amanti! L'amore, sia quando nasce, sia quando risorge da un letargo che era sembrato mortale, sprigiona tanta luce che tutto il mondo intorno se ne accende; ma quand'anche sulla foresta si fosse disteso ancora il livido cielo di dianzi, essa sarebbe apparsa egualmente inondata di sole agli occhi di Ester e di Dimmesdale."
[La lettera scarlatta, Nathaniel Hawthorne]



"Amore non possiede né vuole essere posseduto.Poiché ad amore è sufficiente amore.
Quando voi amate non dovreste dire: «Dio è nel mio cuore», ma piuttosto: «Io sono nel cuore di Dio».
E non pensate di poter dirigere il corso d'amore, poiché amore, se vi trova degni, dirige il vostro corso.
Amore non ha altro desiderio se non portare a compimento se stesso.
Ma se voi amate e dovete necessariamente avere desideri, fate che i vostri desideri siano questi:
sciogliervi ed essere come un ruscello che scorre e canta la sua melodia alla notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere feriti dalla vostra stessa comprensione d'amore; e sanguinare di buon grado e pieni di gioia.
E svegliarvi all'alba con un cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore;
riposare nell'ora del meriggio e meditare l'estasi d'amore; ritornare a casa al vespro con gratitudine;
e poi dormire con nel cuore una preghiera per la persona amata e sulle labbra un canto di lode."
[Il Profeta, Kahlil Gibran]



"Così si dice che l'amore è cieco perché noi non vediamo più i difetti della persona amata. Ma, nello stesso tempo, vede più degli altri, perché nota le qualità e le bellezze che gli altri non colgono. Così l'amore è conquista però nello stesso tempo, sottomissione. L'amore è egoismo, sfrenato egoismo, eppure anche dedizione totale. L'amore è rispetto, ma non si ferma davanti al no dell'amato. E' tremore ma anche coraggio, è prigione ma anche libertà, malattia ma anche salute, felicità ma anche martirio. L'amore è un continuo domandare, ma è anche trepida attesa."
[L'erotismo, Francesco Alberoni]


"Cosa sarebbe per il nostro cuore un mondo senza amore? Sarebbe come una lanterna magica senza la luce…"

"Talvolta non posso concepire che un altro possa, osi amarla, mentre io l’amo così
unicamente, profondamente, intensamente, e non conosco, non so, non ho
che lei al mondo"

"Ho tante sensazioni in me e il pensiero di lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza di lei tutto è nulla per me…"
[I dolori del giovane Werther, Goethe]


"Gettai il braccio libero attorno alle spalle di Hassan e insieme ci mettemmo a saltellare, ridendo tra le lacrime. - Hai vinto Amir agha! Hai vinto! -
- Abbiamo vinto! Abbiamo vinto! - non riuscivo a dire altro. [...]
- Ora do la caccia all'aquilone azzurro per te - Lasciò cadere il rocchetto e schizzò via come un razzo, trascinando nella neve l'orlo del suo chapan verde.
- Hassan! - urlai - Torna con l'aquilone azzurro! -
Arrivato in fondo alla strada si fermò e con le mani attorno alla bocca mi gridò: - Per te questo e altro - " 
[Il cacciatore di aquiloni, Khaled Hosseini]


" - Cerco degli amici - disse il piccolo principe -Che cosa vuol dire 'addomesticare'?
- E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire 'creare dei legami'... -
- Creare dei legami? -
- Certo, - disse la volpe - Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E  non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo  bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, ed io sarò per te unica al mondo. -
[...]
- Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri [...] il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù in fondo dei campi di grano? [...] I campi di grano non mi ricodano nulla. E questo è triste! Ma tu hai capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... - "
[Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupery]


"Quando, alla luce incerta di un'alba piovosa d'aprile, posi per la prima volta le labbra sulla testina di mio figlio, mi parve che la vita per la prima volta assumesse a' miei occhi un aspetto celestiale, che la bontà entrasse in me, che io divenissi un atomo dell'Infinito, un atomo felice, incapace di pensare e di parlare, sciolto dal passato e dall'avvenire, abbandonato del Mistero radioso. Due lagrime mi si fermarono nelle pupille. Io stringevo fra le braccia la mia creatura, viva, viva, viva! Era il mio sangue in essa, e il mio spirito: ella era tutta me stessa, di già, e pur mi esigeva tutta, ancora e per sempre: le donavo una seconda volta la vita colla promessa, coll'offerta della mia, in queel lungo bacio lieve, come un suggello ideale."
[Una donna, Sibilla Aleramo]


"L'amore è come l'ossigeno! L'amore è una cosa meravigliosa, ci innalza verso il cielo! Tutto quello che ci serve è amore!"
"La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare!"
[dal film Moulin Rouge!]


"Nel momento in cui Myu le sfiorò i capelli, Sumire si innamorò di lei immediatamente. Fu questione di un attimo, come quando uno, attraversando un campo sconfinato, viene all'improvviso colpito da un fulmine. Fu per lei una rivelazione artistica, un'illuminazione divina. per questo, almeno in un primo momento, che la persona in questione fosse una donna, non sembrò costituire un problema." 
[La ragazza dello Sputnik, Haruki Murakami]

Voi che per li occhi mi passaste ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.
[...]
[Guido Cavalcanti]

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense
[Inferno, Dante Alighieri]



Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
[Catullo]
 

 
I ragazzi che si amano si baciano 
In piedi contro le porte della notte
I passanti che passano li segnano a dito 
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
E se qualcosa trema nella notte
Non sono loro ma la loro ombra
Per far rabbia ai passanti
Per far rabbia disprezzo invidia riso
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Sono altro lontano più lontano della notte
Più in alto del giorno
Nella luce accecante del loro primo amore. 
[Jacques Prevert]



[...]Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te... 
[La cura, Franco Battiato]




[...]Ognuno di noi è dunque la metà di un umano resecato a mezzo com’è al modo delle sogliole: due pezzi da uno solo; e però sempre è in cerca della propria metà. E quanti risultano tagliati da quell’essere misto che allora si chiamava androgino, sono grandi amatori di donna, ed è da questo ceppo che provengono per lo più gli adulteri; e parallelamente le donne che da qui provengono vanno folli per gli uomini e sono adultere; invece quante donne risultano parte di femmina, per nulla pensano agli uomini, ma più volentieri sono inclinate alle donne, e da questo sesso vengono le tribadi; e quanti infine sono parte di maschio danno la caccia al maschio e finché sono fanciulli, cioè fettine di uomini, amano gli uomini e godono a giacersi e ad abbracciarsi con gli uomini. E questi sono i migliori fra i fanciulli e i giovani perché sono i più virili di natura. Certo alcuni li dicono impudenti, ma è falso; perché essi non si comportano così per impudenza, ma per l’indole forte, generosa e virile, in quanto amano ciò che è loro simile[...]
[Simposio, Mito dell'androgino, Platone]





Due parole sulla scelta delle citazioni.
Ho fatto una selezione un po' per istinto e gusto personale. Ho cercato, tuttavia, di inserire brani riguardanti diverse "tipologie" di amore (quindi anche l'amicizia e l'amore verso i figli) e diverse tematiche delicate (come l'adulterio, l'amore omosessuale...). Ma potete trovare anche le questioni dell'innamoramento, dell'amore che fa soffrire, dell'amore come dedizione totale.
Cosa ne pensate? Scrivete in tanti!

sabato 8 settembre 2012

I racconti di Pietroburgo


Tra sogni e fantasmi, ecco l'inquietante Pietroburgo di Gogol'

Annoverata tra le più importanti opere di Nikolaj Gogol', I racconti di Pietroburgo è una raccolta di brevi storie dense di mistero e suggestione.
Gogol', senza dubbio uno dei maggiori scrittori della letteratura russa del XIX secolo, è ricordato allo stesso tempo come esponente del Realismo e come autore dallo stile visionario. Egli caratterizza i suoi racconti con una satira ben studiata, criticando l'ambiente burocratico (in cui egli stesso vive) e l'ambiente aristocratico-militare. Al primo accusa di collezionare funzionari dal titolo improbabile e di inutile ruolo, del secondo critica la superbia e l'ossessiva ricerca di potere e ricchezze. Ma questo sfondo di denucia sociale non è che un aspetto dell'opera di Gogol'.
Molto più evidente, soprattutto ne I racconti di Pietroburgo, è la capacità di dar luogo a situazioni assurde, oniriche e spesso tormentate. Scrive Tommaso Landolfi, traduttore della suddetta raccolta: "Essi [i racconti] possono rappresentare... quasi l'ideal fase di passaggio fra le produzioni gogoliane dell'estrema giovinezza e Le anime morte...; fra insomma le prime e le ultime speranze e la disperata crisi". Malato di nevrosi e destinato ad una profonda crisi religiosa prima della morte, Gogol' trasporta nei suoi personaggi la propria travagliata esistenza, creando per loro vicende grottesche e surreali. Il passaggio dall'impronta realistica a quella surreale è inoltre favorito dall'amicizia con il poeta Aleksandr Puškin, dal quale Gogol' trae presumibilmente ispirazione per le sue opere.
I cinque racconti di Pietroburgo, tratti in parte dall'opera Arabeschi (La Prospettiva, Memorie di un pazzo, e Il ritratto) e in parte da pubblicazioni singole (Il naso, Il mantello), sono stati raccolti in un unico volume dopo la morte dell'autore. Essi presentano alcuni temi comuni quali la crisi d'identità, la confusione tra sogno e realtà, l'illusoria felicità data dal denaro, la paura di compromettere la propria reputazione sociale. Vediamo ne Il naso una storia alquanto divertente dove il "rispettabilissimo" assessore di collegio Kovalev viene messo in ridicolo dal suo stesso organo olfattivo; ma passando subito a Il ritratto, entriamo nell'atmosfera cupa della vicenda del pittore Cartkov, che rovina la sua esistenza a causa di un quadro "maledetto"; e ancora in La Prospettiva ecco un altro pittore tormentato dalle visioni di un sogno ammaliante da cui non riesce a svegliarsi. Angosciante invece Il diario di un pazzo, apoteosi della perdita della propria identità; ed infine arriviamo a Il mantello, in cui la fama e il riscatto dello sfortunato protagonista arrivano soltanto dopo la morte.
I racconti di Pietroburgo è un'opera notevole, tuttavia non subito facile alla lettura per via del complesso periodare. La brevità dei racconti risulta perciò un punto a favore, poiché permette un graduale approccio allo stile particolare dell'autore. In conclusione, dunque, questa raccolta offre un'ottima opportunità per avvicinarsi alla grande letteratura russa, senza dover subito affrontare le imponenti opere dei celebri Tolstoj e Dostoevskij.

martedì 4 settembre 2012

Uomini e topi


«Perché ci sei tu che pensi a me... e ci sono io che penso a te»

Nell'America della Grande Depressione, il favoloso West accende una speranza nel cuore degli uomini. Giovani emigranti senza un soldo in tasca viaggiano di ranch in ranch cercando un qualsiasi lavoro che permetta loro di sfamarsi. Si spezzano la schiena a trascinare sacchi d'orzo, dormono in sporche baracche, bevono un whisky a fine mese e poi improvvisamente spariscono, alla ricerca di miglior fortuna. Tuttavia sono soli, induriti dall'ingiustizia e dalle fatiche. Per George e Lennie è diverso: loro sono una squadra. Coltivano in segreto un sogno di libertà e di riscatto, un sogno in cui potranno finalmente "vivere del grasso della terra". Forse si tratta solo di una vana illusione, eppure questo folle desiderio riscalda il loro animo, impedendo loro di trasformarsi in quegli "omacci" solitari, abbandonati dal mondo intero.
Arrivati nel ranch dove sono attesi, suscitano presto curiosità fra i lavoratori e sospetto nei padroni. Non si è mai vista una coppia di emigranti e tantomeno una coppia così strana. George, saggio ed accorto, è evidentemente una guida indispensabile per il gigantesco Lennie, tanto buono per la sua ingenuità quanto pericoloso per la forza che non sa controllare. Ed è proprio a causa di Lennie che George sta sempre all'erta, raccomandando all'amico di non avvicinare in nessun modo il figlio del padrone, il crudele Curley, e la sua bella moglie. Ma, come sempre, la tentazione è la peggior nemica dell'ingenuo. La tragedia inevitabile si abbatte sui protagonisti, infrangendo tutti i sogni, annullando tutti i progetti di una nuova vita.
Breve ed intenso, Uomini e topi si potrebbe meglio definire come racconto lungo, invece che romanzo. Si legge d'un fiato, ma lascia alquanto pensare.
Non si rimane colpiti solamente dai problemi sociali (l'emigrazione, la disuguaglianza, il razzismo), affrontati con un forte tono di denuncia. E' piuttosto la vicenda personale di ogni personaggio a segnare nell'intimo i lettori più sensibili. C'è innanzitutto il luminoso esempio di George, che tenacemente si prende cura di Lennie, nonostante sia per lui un ostacolo alla possibilità di fare fortuna. C'è il vecchio scopino Candy, storpio ma ancora fortemente attaccato alla propria dignità di lavoratore. C'è il povero garzone Crooks, condannato alla solitudine per il colore della pelle. C'è anche la moglie di Curley, civetta per natura, ma che nasconde una profonda infelicità. Il dramma dunque non è unico, ma composto della sofferenza di tutti. Ogni personaggio vive portandosi dietro il fardello del proprio dolore.
Forte di una traduzione d'autore (Cesare Pavese), questa breve storia di John Steinbeck, risalta anche nello stile e nella struttura. I numerosi dialoghi, il cui linguaggio colloquiale enfatizza il realismo della vicenda, conferiscono grande velocità al ritmo narrativo. Eppure non mancano minuziose descrizioni: è particolare l'effetto di circolarità dato dall'uguale ambientazione dell'incipit e del finale.
Uomini e topi, nonostante il modesto numero di pagine, non è un libro da prendere alla leggera. E' invece una lettura impegnativa che offre numerosi spunti di riflessione.




giovedì 8 dicembre 2011

The dreamer



Imagine - John Lennon

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

sabato 25 giugno 2011

La ragazza dello sputnik


Ancora una volta Murakami lascia il segno, facendo emergere la sua fantasia visionaria tra le righe di un romanzo caratterizzato da un’estrema delicatezza. Ne La ragazza dello sputnik si rivela infatti tutta l’abilità dello scrittore giapponese che, con onestà e naturalezza, affronta un argomento considerato tabù per molte culture e religioni, inserendolo in una dimensione di sogno e mistero.
La giovane Sumire, aspirante scrittrice di romanzi, è perdutamente innamorata della bellissima Myu, donna matura e già sposata. Myu però non può ricambiare perché qualcosa legato al suo passato l’ha cambiata per sempre, rendendola la metà di se stessa. Nell’intreccio si inserisce anche l’io narrante del romanzo, personaggio senza nome nel ruolo del migliore amico e confidente di Sumire, innamorato della ragazza e, ovviamente, non ricambiato. Sembra un empasse, un vicolo cieco, ma Sumire trova una via d’uscita (o un’entrata?) perché «se si segue la logica, la soluzione è piuttosto semplice. Basta sognare. Entrare nel mondo dei sogni e non uscirne più.» Forse è proprio questa la chiave del mistero, forse in un altro mondo Sumire e Myu potranno incontrarsi mettendo fine al loro volo di satelliti solitari…
Chi ha letto altri romanzi di questo autore dalla sorprendente capacità narrativa ne riconoscerà lo stile inconfondibile, ricco di descrizioni minuziose di luoghi e persone e contraddistinto da una sincerità libera da ogni malizia nel trattare il tema del sesso e dell’amore. Non solo, perché ne La ragazza dello sputnik si ritrovano anche molti temi cari allo stesso Murakami, tra i quali il più importante, e di certo il più affascinante, è quello della dicotomia tra corpo e coscienza, tra fisico e immateriale, di cui i personaggi sono spesso vittime. ‘Vittime’ in quanto tale bipartizione non è mai un beneficio, bensì un ostacolo insormontabile, un destino a cui arrendersi. Ma viene da chiedersi se la resa non sia invece la scelta volontaria di accettare se stessi, per ciò che si è, e la propria vita, per quanto banale possa sembrare.
Ed ecco come affiora nuovamente e con forza il gusto per l’onirico e il soprannaturale, elemento essenziale dello stile di Murakami. Lo scrittore, scavando a fondo nell’anima dei personaggi, e rendendo sempre più sottile il confine fra sogno e realtà, crea un’opera di profonda introspezione psicologica che, con un magico tocco di suspense, conquista il lettore fin dalle prime pagine.


Frasi più belle
«Però, se mi è concessa un’osservazione banale, in questa vita imperfetta  abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza.»

«La comprensione non è altro che una serie di fraintendimenti.»

«Un silenzio che non offre promesse continua a riempire lo spazio all’infinito.»



sabato 11 giugno 2011

Caducità

Effimero il presente si sgretola
lasciando nient'altro che un ricordo.

Come il risveglio dopo un breve sogno:
scoprire con amara meraviglia
di aver trascorso una vita intera
tra illusioni e speranze fallaci.

martedì 26 ottobre 2010

Quattro chiacchiere con il Piccolo Principe

La star dei tuoi sogni, un personaggio del passato, il protagonista del tuo libro o film preferito...puoi scegliere fra molti per scrivere un' intervista impossibile! (Se siete interessati: intervista_impossibile)
Questa l'ho scritta qualche giorno fa per la scuola e, poichè ne sono abbastanza soddisfatta, ho deciso di condividerla con i miei quattro lettori...


Per viaggiare lontano basta la tua fantasia, ma  non sai mai dove questa ti porterà...
Potrai trovarti improvvisamente a vagare nello spazio e magari ti capiterà d’imbatterti in un minuscolo pianeta, un asteroide dai mille tramonti dove un piccolo principe sarà indaffarato a spazzare i camini dei suoi vulcani. Ma se avrai la fortuna di incontrarlo, non perdere l’occasione di scambiare qualche parola con lui: se sarai disposto ad abbandonare i pregiudizi dei grandi e ad aprire la mente come facevi da bambino, allora il piccolo principe sarà felicissimo di avere trovato un nuovo amico.


Buon giorno, chi è lei? Non so come sono arrivata fin qui…forse sto sognando, ma potrebbe dirmi gentilmente dove ci troviamo?
(mi guarda un po’ sorpreso e un po’ imbronciato) Ti prego, non parlarmi in questo modo, come fanno i grandi…non vedi com’è piccolo il mio pianeta? Non c’è bisogno di usare questa falsa cortesia, come fanno i grandi…

Mi scus…scusami, ma non hai ancora risposto alla mia domanda

Voi grandi avete sempre fretta. Ma cosa cercate? Niente, solo i bambini sanno quello che cercano. Guarda là, guarda com’è bello il tramonto: un giorno ho visto ben quarantatrè tramonti. Sai…quando si è molto tristi si amano i tramonti…
Io non ho mai dato un nome al mio asteroide, ma un giorno lontano un amico mi disse che sul suo pianeta (che strano e grande pianeta!) lo chiamavano B 612.

(A quel punto mi si accende una lampadina) Un asteroide piccolissimo…tanti tramonti…Ho capito, sei il piccolo principe! Ma com’è possibile, è questa la realtà? Questa situazione non può essere altro che frutto della mia fantasia, ma che emozione, che gioia poterti conoscere!
Come sei buffa ad agitarti così tanto, e pensare che l’unica cosa per cui ci si può agitare qui sono i baobab che cercano ogni giorno di invadere il mio pianeta. Ma perché mi chiami principe? Io non voglio regnare su nulla. Una volta sono stato su un pianeta dove c’era solo un re che voleva disperatamente regnare su qualcosa, ma non aveva nessuno a cui dare ordini. Ho capito che si sentiva molto solo.

E tu, non ti senti solo su questo piccolissimo asteroide lontano da tutto e da tutti?
Ma io non sono solo! Ho il mio fiore, che è una bellissima e vanitosa rosa. Lei mi parla, io le parlo e la proteggo con una campana di vetro perché di notte fa freddo. Ho i miei vulcani, due sono attivi e uno è spento, ma li pulisco tutti e tre ogni mattina. Ho i tramonti da guardare tutte le volte che voglio, ma soprattutto (e qui la sua voce si incrina appena) ho questa piccola pecora che ha disegnato il mio amico che ho conosciuto sulla Terra.

Anch’io vengo dalla Terra, perché hai deciso di visitare proprio questo pianeta?

(Sospira…) La Terra è un pianeta grandissimo: ci sono 111 re, 7000 geografi, 900.000 uomini d’affari, 7 milioni e mezzo di ubriaconi e 312 milioni di vanitosi. Quanti adulti! Eppure ci sono dei posti bellissimi, dove per chilometri e chilometri non c’è nessuno. Sono i deserti…Mi piacerebbe tanto avere un deserto sul mio pianeta, ma è troppo piccolo, mi accontento di guardare il cielo. Non credi anche tu che in fondo il cielo assomigli al deserto? Sono entrambi così sconfinati…
Ero in viaggio per istruirmi, quando sono caduto sulla Terra: avevo già visitato sei pianeti, dove avevo conosciuto solo adulti che perdevano il loro tempo e facevano ragionamenti insensati. Io cercavo degli amici e speravo di trovarne alcuni sul tuo pianeta.
All’inizio sono rimasto sorpreso di non vedere alcun essere umano, ma un serpente mi ha spiegato che quello dove mi trovavo era un deserto, per forza non c’era nessuno. Allora mi sono messo in cammino e ho imparato tante cose.

Per esempio? Hai scoperto qualcosa di importante?
A un certo punto del mio cammino mi sono imbattuto in un giardino di rose: erano tutte uguali al mio fiore, che credevo unico nell’universo, e per questo mi sono rattristato moltissimo. Ma dopo ho incontrato una volpe, una volpe speciale. Ha voluto che l’addomesticassi… sai cosa vuol dire? E’ una cosa dimenticata da tanto, significa creare dei legami. La volpe mi ha fatto capire che il mio fiore, sul mio piccolo pianeta, era unico perché io mi ero preso cura di lui. L’essenziale è invisibile agli occhi, mi ha detto.

A proposito di legami ed amicizia, ti va di raccontarmi qualcosa sull’amico che ti ha disegnato la pecora?
(Arrossisce, ma sembra contento) Il mio amico era un adulto. Non avrei mai creduto che gli adulti sapessero essere dei veri amici prima di incontrarlo.
Anche lui era caduto dal cielo e non poteva tornare a casa perché la cosa con cui volava (che mi ha detto chiamarsi aeroplano) si era rotta. All’inizio sembrava un adulto come tutti gli altri, diceva: mi occupo di cose serie, io! Allora mi sono arrabbiato. Ero triste perché tutti gli adulti che incontravo erano presi da inutili problemi e non riuscivano a cogliere l’importanza delle piccole cose.
Poi ho capito che lui aveva paura di non poter tornare più a casa e che aveva paura anche per me. (Chissà come devo essere sembrato strano ai suoi occhi!) Così ho cominciato a raccontargli la mia storia, i miei viaggi. Sapevo che mi ascoltava per davvero, non come fanno i grandi di solito.
La pecora che mi ha disegnato si trova bene qui, anche se passa la maggior parte del tempo a dormire nella sua cassetta…Ogni tanto le parlo, così non rischio di dimenticare il mio amico.

Non vorrei essere invadente, ma com’è finita la tua avventura sulla Terra?
Ho dovuto dire addio al mio amico perché dovevo tornare al mio pianeta per accudire il mio fiore e i miei vulcani ed estirpare le piante di baobab. E’ stato un momento molto triste, perché avevo creato un legame con il mio amico ed ero triste per lui. Quando sono partito, ai suoi occhi è sembrato come se fossi morto, lo so. Anche se ho provato a spiegargli che sarebbe andato tutto bene, ho visto che per poco non si è messo a piangere. Ho avuto paura quando me ne sono andato, lo ammetto, ma alla fine è andato tutto bene: semplicemente mi sono risvegliato qui, con la pecora e tutto quanto. C’era un sacco di lavoro da fare!

(Mentre ascolto, sento che qualcosa sta cambiando… il tempo sta per finire e devo tornare a casa)
Ometto, è stato bello conoscerti, mi hai insegnato qualcosa di molto importante. Ormai è giunto per me il momento di tornare sulla Terra, ma spero di poterti incontrare di nuovo, un giorno…

Aspetta! Ti vorrei chiedere un favore: quando sarai a casa, cerca il mio amico e digli che sto bene, che la pecora non ha mangiato il fiore. Anche loro sono diventati amici! Diglielo, ti prego, non voglio che sia triste per me…

(La sua voce, velata di malinconia, arriva sempre più lontana)

… e io sarò sempre qui, se vorrai venire a trovarmi.

lunedì 25 ottobre 2010

Sto forse sognando?

Cari lettori, oggi voglio parlarvi di una mia esperienza personale.
Vi capita mai di pensare a come sarebbe bello poter capire di stare sognando, mentre dormite? Poter dire: "Ehi, ma questa non è la realtà, è un sogno! Ora posso fare tutto quello che voglio!"?
Ultimamente mi è capitato spesso di pensarci...Lo so, sono rimasta influenzata dal film Inception, di cui ho parlato in uno dei post precedenti, ma anche prima di aver visto il film ogni tanto riflettevo sulla possibilità di vivere l'esperienza di un cosiddetto Sogno Lucido. (per saperne di più Sogni lucidi)
Mio padre, che ha letto i libri di Carlos Castaneda, mi ha parlato più volte dei Sogni Lucidi: lo scrittore suggerisce un trucco per poter rendersi conto di stare sognando, ovvero "guardarsi le mani". In realtà non è quel gesto in sè che è determinante, infatti potrebbe essere qualsiasi altra cosa: l'importante è aver convenuto con se stessi di usare quel gesto per quello scopo.
Il sogno mi ha sempre affascinato perchè non ci sono ancora prove scientifiche sulla sua natura e sulla sua funzione. Da Wikipedia si legge: "Non esiste una definizione biologica universalmente accettata dei sogni. In generale si osserva una forte corrispondenza con la fase REM, durante la quale un elettroencefalogramma rileva un'attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. I sogni che siamo in grado di ricordare, non avvenuti durante la fase REM, sono a confronto più banali. Un uomo in media sogna complessivamente per sei anni durante la sua vita (circa due ore per ogni notte). Non si conosce l'area del cervello in cui hanno origine i sogni, né sappiamo se abbiano origine in una singola area o se più parti del cervello vi concorrano, né lo scopo dei sogni per il corpo e la mente."
Fare un Sogno Lucido non è affatto impossibile, lo dico perchè proprio stanotte ho vissuto questa incredibile esperienza. Non è la prima volta che mi capita, anche se sempre per caso. Altre volte ho fatto Sogni Lucidi di brevissima durata e mi sono resa conto che anche mantenere la lucidità non è una cosa facile. E' molto utile descrivere ad alta voce i dettagli del paesaggio da cui si è circondati ed è importante mantenere la calma.
Ed ecco cosa si riesce a fare...


Inizialmente sono alla stazione di Fognano, il piccolo paese dove abito. E' mattina e devo prendere il solito treno per andare a scuola. Salgo sul mezzo e saluto un'amica che non vedo da tanto tempo. Chiacchieriamo del più e del meno, le racconto le ultime novità, fino a quando non arriviamo a Faenza, capolinea. Decidiamo di restare ancora un po' sul treno, solo che non ci accorgiamo che quello, per chissà quale motivo, riparte per tornare verso Firenze e quando vogliamo scendere il controllore dice:"Mi dispiace, ora siamo a S.Cassiano e dovrete arrivare fino a Marradi per poi prendere un treno e tornare giù."
Breve salto temporale, in due minuti eccoci di nuovo in stazione a Faenza. A quel punto, nel giro di qualche secondo faccio una serie di ragionamenti che mi portano alla conclusione: sono in un sogno.
1.(pensando che sia martedì mattina) Uffa, oltre alla giustificazione per ieri che sono stata a casa, devo anche portare quella per il ritardo e salto l'interrogazione di biologia.
2.Ma oggi non è martedì, come puo' esserlo? Cos'ho fatto ieri? Non ricordo... Dunque è lunedì mattina.
3.Ma se è lunedì mattina, io a quest'ora dovrei essere nel letto a dormire perchè è il compleanno di mio padre e avevo deciso di stare a casa, oggi.
4.Conclusione, sono in un sogno.
Per sicurezza mi guardo le mani e tutto si fa più nitido. Ripensandoci ora, la cosa strana è che al momento in cui il sogno diventa lucido, spariscono tutte le persone che prima mi erano accanto.
Dunque esco verso lo spiazzo che c'è davanti alla stazione. Per mantenere la consapevolezza comincio a descrivere tutto quello che vedo: "Sono in una città (che all'improvviso è molto diversa da Faenza), c'è la nebbia, è abbastanza buio perchè è mattina presto, lì c'è una cabina telefonica, là il viale..."
Poi, mentre penso a come sfruttare questa bella opportunità, raccolgo un volantino da terra dove sono raffigurate delle combinazioni di vestiti e indicandone una, mi ritrovo improvvisamente vestita come nel disegno, poi provo a cambiare, ma non ci riesco più.
Allora decido di provare a sfidare le leggi della fisica e tento una capriola all'indietro, in aria (come quelle che fa chi pratica ginnastica artistica), che per poco non mi fa perdere la consapevolezza. Così ho capito che chiudere gli occhi in un sogno lucido fa perdere la concentrazione.
Successivamente m'incammino verso un edificio, guardo in lontananza il tetto di una casa e sperimento il teletrasporto pensando intensamente:"Ora sarò là sopra". Un attimo dopo mi volto indietro e mi ritrovo effettivamente in alto a guardare il paesaggio che avevo alle spalle (anche se non è proprio uguale a dove mi trovavo prima...).
Il momento più divertente è quando entro in un palazzo. Mi ritrovo in un corridoio dal soffitto tutto decorato in stile barocco e con molti quadri appesi ai muri. Allora comincio a camminare sulle pareti (proprio come nel film Inception :D)... Dopo un po' non capisco più dove sia il pavimento e dove il soffitto!
Infine entro in una stanza dove c'è solo un letto sul quale sono posati una scatola di legno e un cucchiaino. Mi chiedo quale sia lo scopo di quegli oggetti, ma non ho il tempo di scoprirlo. Infatti sfortunatamente in quel momento mi sveglio...

Raccontatemi un vostro sogno particolare o un'esperienza di Sogno Lucido, aspetto i commenti! =)

domenica 24 ottobre 2010

Argilla

Argilla. Non è un horror, non è un fantasy, non è un thriller, ma forse è un po’ tutto questo, una storia tenebrosa dal grande impatto emotivo. L’inquietudine suscitata da questo romanzo va al di là della suspense e del mistero poiché l’angoscia del protagonista, Davie, che a poco a poco si accorge di star perdendo il controllo delle proprie azioni, si riflette sul lettore provocandogli un voluto disagio.
Disagio è sicuramente ciò che Stephen Rose porta agli adolescenti di Felling. Un ragazzo misterioso, solitario, sorprendentemente abile nel lavorare la creta. Davie capisce subito che Stephen è una compagnia pericolosa, ma rimane in qualche modo affascinato (o ipnotizzato?) dal carattere persuasivo del ragazzo e dalle sculture di argilla, che sembrano prendere vita agli ordini del loro creatore. Argilla, creature, mostri…Ma chi è il vero mostro? Forse non è il prepotente Mouldy, forse neanche l’uomo d’argilla animato da misteriose e oscure forze. Forse il male è dentro di noi, pronto ad uscire: basta una piccola spinta.
Tra i temi trattati durante la narrazione, superstizione e religione sono fondamentali: qui si nota la loro tendenza a mescolarsi e quanto possano condizionare le persone.
Inoltre, David Almond ha il talento di riuscire ad avvicinare la realtà e la fantasia fino a sfiorarsi. I suoi personaggi, tanto in Argilla quanto in Skellig (il suo primo e fortunato romanzo), vivono avventure dense di magia e di creature fantastiche, ma alla fine della lettura viene spontaneo domandarsi se non sia stato solo un sogno, uno scherzo dell’immaginazione. I romanzi di Almond infatti si potrebbero interpretare come complesse ed eleganti metafore: egli con maestria e finezza, si addentra nella psicologia dell’adolescenza trasformando le speranze in angeli e le paure in mostri di argilla.
Così come Skellig, anche Argilla vanta uno stile semplice e scorrevole che riesce a catturare l’attenzione di lettori di ogni età, ma, a differenza del suo precedente romanzo, Almond ha deciso un finale diverso per questa storia perché il lieto fine è minacciato da un male sempre in agguato.
Un storia da brivido, non solo per ragazzi.

lunedì 4 ottobre 2010

Si parla di film!

Vorrei spendere qualche parola a proposito di due film che ho visto ultimamente al cinema.
Il primo è La solitudine dei numeri primi, la tanto attesa trasposizione cinematografica del famoso e premiato romanzo di Paolo Giordano. Grandissima delusione, nonostante fossi andata a vederlo già preparata da tanti commenti negativi.
Oltre all'alternanza continua di scene di diversa collocazione temporale, che crea confusione in uno spettatore che non ha letto il libro, sono stati alterati alcuni episodi (al matrimonio di Viola, Alice sembra non scattare alcuna foto ed è pure presente Mattia, a differenza del romanzo), sono state aggiunte alcune scene (il bacio fra Viola e Alice), mentre è stato liquidato in una battuta, tutto il periodo della vita matrimoniale di Alice e Fabio; il finale è stata la parte più deludente di tutto il film, perchè stravolge il significato del libro.
Tuttavia non si puo' dare un giudizio assolutamente negativo, perchè sono da apprezzare la scelta delle musiche e alcuni effetti di ripresa molto particolari e curati. Inoltre sono da lodare tutti gli attori, che interpretano brillantemente il proprio personaggio.
Il secondo film, fresco fresco di sabato sera, è Inception, di genere completamente diverso.
Qui passiamo alla fantascienza, ma di quella buona, perchè era da molto tempo che non vedevo un film di questo genere così ben fatto ed originale. Non per niente porta la firma di Christopher Nolan (già regista di Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro) che in questa ultima produzione si è davvero superato: d'altro canto se ha portato avanti il progetto per dieci anni...
Con un aiuto minimo di effetti speciali computerizzati e una grande capacità di adattamento degli attori (Di Caprio come protagonista e la giovane bravissima Ellen Page, già vista in Juno, al suo fianco), Nolan fa davvero sognare gli spettatori, portandoli tra i labirinti del subconscio e paradossi della fisica.
La trama è avvincente, ricca di suspense e colpi di scena, ma il finale rimane aperto, come se Nolan volesse farsi beffa dello spettatore ormai sicuro di aver capito tutto!
Uniche pecche del film sono la pesantezza delle ultime scene (in cui viene dilatato, forse troppo, il tempo con un esasperato effetto rallenty) e la mancanza di un background della storia (si puo' dire che il film inizia in medias res, cioè viene data per scontanta l'esistenza di ladri che si aggirano nei sogni delle persone).
Concludendo, consiglio La solitudine dei numeri primi solo a chi ha letto il libro, giusto per la curiosità di vedere trasformate in immagini (anche se malamente...) le bellissime parole di Giordano. Mentre Inception lo consiglio a tutti gli appassionati di thriller e sf, ma anche a tutti coloro che almeno una volta si sono chiesti quale sia la vera natura del sogno e se non sia tutto un sogno quello che vediamo...

mercoledì 28 luglio 2010

L'Ultimo Confine

Ciao a tutti, oggi voglio proporvi un racconto, a metà fra la fantscienza e il fantasy, che ho scritto qualche mese fa. Il finale è volutamente lasciato aperto per ogni libera interpretazione, spero vi piaccia!

L'Ultimo Confine

“E’ già mattina” fu il mio primo pensiero.
Avevo ancora gli occhi chiusi, ma ero perfettamente sveglia. Non avevo alcuna voglia di andare a scuola perciò mi alzai a sedere sul letto faticosamente e osservai la mia stanza con gli occhi socchiusi. Una tenue luce proveniente dalla finestra rischiarava l’ambiente, segno che fuori era appena l’alba. Dall’alto del mio letto a castello non avevo una visuale completa della camera: potevo scorgere un angolo di finestra e una porzione di muro, sul quale era appeso uno dei miei poster preferiti. Tutto era tranquillo; poiché nessun rumore proveniva dalle altre stanze, probabilmente i miei genitori stavano ancora dormendo.
Stavo per scendere dal letto, quando un brivido particolare mi percorse la schiena. Anche se mi sembrò di aver appena preso la scossa, non potevo dire che fosse stata una sensazione sgradevole.
Tuttavia non ebbi il tempo di pensare alle cause di quella strana sensazione: un capogiro improvviso fece svanire ogni tentativo di concentrazione, costringendomi per un attimo a chiudere gli occhi. Quando li riaprii c’era qualcosa di diverso nella mia stanza, che pure ai miei occhi sembrava identica a prima. Non mi sentivo più tanto lucida, anzi, ogni movimento mi costava una fatica immensa e sentivo i miei pensieri farsi sempre più confusi. Guardai nuovamente l’ambiente intorno a me, ma i contorni di tutto quello che vedevo mi sembravano sfocati e se mi concentravo su un oggetto in particolare non riuscivo a coglierne i dettagli. Questo senso di incertezza mi faceva paura…ero forse ammalata? Mi passai la mano sulla fronte ma non ero sicura di avere la febbre.
Poi, improvvisamente, tutto cambiò.
Io sapevo.
Sapevo che qualcosa di importante era successo; tutto ciò che esisteva era cambiato in modo irreversibile ed io avevo un obbiettivo da raggiungere. Uscii dalla stanza e mi affacciai alla finestra che dalle scale si affacciava sulla campagna intorno alla mia casa. Se fosse stata una mattina qualunque avrei visto in lontananza le luci del piccolo borgo dove avevo frequentato, molti anni prima, le scuole elementari. Ma non c’era alcuna casa, né vicino, né lontano. Ogni segno della presenza dell’Uomo era sparita. In un’altra circostanza mi sarei spaventata, ma in quel momento ero tranquilla: sorrisi nell’ammirare l’alba. Un sole dorato stava salendo dietro le colline lontane, nuvole di porpora riempivano il cielo di un Universo che non era più il mio.
Il Guardiano mi attendeva di fronte ad una porta. Non incuteva timore, ma aveva un aspetto solenne. I suoi occhi grigi mi osservavano con attenzione: erano gli occhi saggi e benevoli di un amico.
“Sono pronta”dissi quando lo raggiunsi.
“Non ancora” rispose il Guardiano severamente “Noi comunichiamo con il pensiero.”
Chinai il capo mortificata. Per un attimo, guardando il paradiso verde che si estendeva al di là di quella che solo per poco sarebbe stata ancora la mia casa, avevo creduto di essere pronta ad affrontare ogni cosa. Invincibile.
Eppure sapevo. Il Guardiano era l’unico del suo popolo in grado di parlare la mia lingua; era
stato istruito a comunicare come gli umani, fin dalla nascita, dal Guardiano che lo aveva preceduto. Egli avrebbe fatto lo stesso con colui destinato a diventare il nuovo Guardiano. Da sempre era così, e per sempre lo sarebbe stato. Ma io non ero capace di comunicare con il pensiero e per questo non potevo ancora varcare l’Ultimo Confine.
Il Guardiano mi sorrise: “Non ti preoccupare. Io sono qui per questo. Sarò il tuo maestro e ti insegnerò tutto ciò che devi sapere” Mentre diceva queste parole, alzò una mano e mi sfiorò la fronte.
Un brivido mi attraversò tutto il corpo e d’istinto chiusi gli occhi.
Vidi un chiarore, una luce intensa, un’esplosione di mille colori.
Davanti a me si stendeva l’Oceano, calmo e infinito.