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giovedì 30 agosto 2012

Una donna

Una donna
di Sibilla Aleramo

Pensare che molto di quel è raccontato sia capitato davvero all'autrice fa stare davvero male. Ma è inesprimible la gioia che comunica la protagonista nel parlare del suo bambino, dell'amore di quella piccola creatura sangue del suo sangue. Ed il sacrificio compiuto per salvare la propria dignità strazia il cuore di chi legge...
Allo stesso tempo, la storia di una donna così forte, spirito devastato e bellissimo, rende onore a tutte le donne che ancora oggi, in tutto il mondo, lottano per la parità dei sessi e per far valere i propri diritti... E' triste che ancora esista una "festa della donna", come se in tutti gli altri giorni il suo valore fosse trascurabile. E' triste che si debba ancora dire che le donne devono avere gli stessi diritti degli uomini. Questa idea deve scomparire e fondersi completamente in un'idea più grande e più aperta: non siamo uomini e donne, ma tutti esseri umani.














(in foto: Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo)

venerdì 29 giugno 2012

Ridi, che ti passa!


In questo afoso pomeriggio di giugno sono in modalità recupero forze dopo Mirabilandia. Mi accorgo con un certo disappunto autocritico di aver trascurato il blog, in questi ultimi mesi. Perdita di ispirazione, forse pigrizia, certo è che avrei dovuto impegnarmi di più... Beh, pazienza, staremo a vedere [cit] magari l'estate porterà consiglio.

Intanto facciamoci qualche bella risata, ricordando gli episodi più divertenti e le gaffe di studenti e professori della ormai leggendaria (non per vantarmi eh, no, no assolutamente :D ) 4As del Liceo Torricelli di Faenza. 
Ringrazio Leo per aver trascritto al computer le frasi più belle!


Prof di Arte: A cosa devo stare attenta durante l'anno?
Gaia: Alla Savoia!


Cardelli: Ma Epicuro... E' quello della sindrome di Epicuro?

Prof D'Italiano: (correggendo una versione) Abbiamo saltato una frase...
Ale: Oh no, se n'è accorta!


Bandini: Ma è vero che guardando la TV muoiono i neuroni?


Prof di Fisica: Dai, Massimiliano, vieni tu, che l'altra volta non c'eri.
Cardelli: Ma anch'io non c'ero!
Prof: Perché volevi venire tu?
Cardelli: No, ma che scherzi?!

Prof d’Inglese: ... E state attenti, perché ci saranno dei test a sorpresa di lessico durante l’anno!
Cardelli: D’Inglese?

(esempi sull'uso dei pronomi relativi in inglese)
Valentina: The man who lives in Faenza...
Prof d’Inglese: Dai, un po’ più di fantasia! Daniele, dimmi tu!
Daniele: The man who lives in Faenza...
Prof d’Inglese: Ma allora!

Massi: La pallavolo è bella!
Prof di Fisica: Ma in televisione non tanto...
Massi: Io guardo le donne
Prof di Fisica: Perchè te guardi le... sì, ho capito!
Massi: Anche i maschi!
Prof di Fisica: Ah... Anche i maschi!!

Cardelli: C’è un limite di crescita del pelo? Perchè a me tipo... non cresce... più!

Prof di Filosofia: Io i vostri nomi me li ricordo! (Poi, rivolta a Chiara) Tu sei... Silvia!
Dalla classe: No, Silvio!
Prof di Filosofia: Lasciamo stare Silvio, uno così è malato! Io posso capire un giovane che si esplica in quel... modo, ma uno come lui! Poi ultimamente ha anche il parrucchino fuori posto!

(Liverani sta mandando baci a Davide)
Prof di Fisica: Adesso fai il minuto della vergogna!

Cardelli: Ieri sono andato al consorzio per comprare del nitrato di potassio, poi ci ho messo dello zucchero per fare un fumogeno, però... ha fatto solo fumo!

Gaia: Ma è vero che nella red bull ci sono le palle del toro?
Prof di Filosofia: I tori avrebbero qualcosa da ridire... bisognerebbe trovare un donatore. Ora, al di là di queste fantasie di alcune ragazze...
Liverani: Abbiamo capito come è nato il minotauro!

Prof di Italiano: Cosa sono i mantici?
Cardelli: Sono quei pesci...

Prof di Fisica: Perchè il pattinatore si stringe a sè quando deve girare su se stesso?
Dalla classe: Perchè ha freddo!

Prof d’Italiano: Stai zitto Cardelli che non hai neanche la versione!
Cardelli: Ma ho il libro!
Prof d'Italiano: ...Infatti non è sul libro!

Prof d’Italiano: Cosa significa che Circe trasforma gli uomini in maiali?
Ilenia: (sorridendo senza sapere bene cosa dire) Che gli uomini sono...
Prof d'Italiano: ...Che gli uomini sono dei maiali?!

(Durante la cogestione)
Bandini: (sbuffando) Non ho capito perchè devo fare come attività ‘Cinema e follia’!
Prof di Storia: Farei una battuta, ma non è il caso...

(In classe si parla dell’Eneide)
Massi: Prof, ma perchè ‘sta Troia era così importante?
Prof d’Italiano: Err... la domanda non era ben posta

Prof di Fisica: Fate finta di appoggiare un piede sulla neve fresca e vedete che sprofondate, poi arriva una vostra amica con le racchette ai piedi e non sprofonda, così dite: ‘Oh, sono ingrassata!’

Bidella: C’è questa ragazzina che deve uscire: Geminiani... Daniele

Ale: Ma il tedesco è brutto... Si parla solo in Tedeschia!


Prof di Fisica: Bene, interroghiamo... Eleonora.
Bandini: Non c’è prof, è uscita dalla classe con orbita parabolica
(Suona l’allarme del lab. di informatica che produce un sibilo assurdo)
Liverani: Ma cosa sono, ultrasuoni?! C’è un delfino! E’ Ulisse, delfino curioso!
Prof Fisica: Ulisse è entrato nel laboratorio di informatica! Ulisse maledetto, ne faccio filetto! Così finì sulle tavole degli Italiani... Poi c’è quel bambinetto che è da vent’anni che va in quell’acquario! –Oh Ulisse, Ulisse dove sei??- -E dove vuoi che sia?!?! Son sempre qui, maledetto rompiballe!-
E per finire...
*rullo di tamburi*
 ... Le perle della prof di Arte!
1. Leonardo non smesse mai di disegnare 
2. La bizzaria.
3. e infine lo storico PARALLEPIPEDO
Qualcuno prima o poi dovrà dirle che si dice PARALLELEPIPEDO ...


Oggi non mi sento particolarmente malinconica, ma devo ammettere che rileggendo tutte queste capperatine mi è venuta un po' di tristezza. Se penso che rimane così poco tempo per stare tutti insieme...
In ogni caso, ringrazio ancora una volta tutti i miei amici, per la compagnia e per la simpatia che mi hanno regalato in questi anni. E sono fiera di appartenere ad una classe che si è distinta per così tanti meriti in un solo anno! :D

E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
   E lui rispose dicendo:
   Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
   E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
   E' la vostra mensa e il vostro focolare.
   Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

   Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
   E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
   Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
   Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
   La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
   E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
   Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

   E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
   Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
   Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
   Cercatelo sempre nelle ore di vita.
   Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
   E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
   Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
 da Il profeta, di Kahilil Gibran

domenica 27 maggio 2012

I poeti morti non scrivono gialli

PREMESSE:
1. Questa recensione è stata scritta con l'intento di vincere un concorso, dunque non è particolarmente sincera. In altre parole, nonostante gli elogi, il libro non è speciale.
2. Non ho vinto niente per il concorso di cui sopra, ma considerando i premi in palio (gioco di parole che solo pochi capiranno) non mi sono persa niente.
3. Però mi mi sembrava bella come recensione, uffa.

 
I poeti morti non scrivono gialli
Di Bjorn Larsson
 
La Svezia, patria del thriller contemporaneo, regala la sua suggestiva atmosfera ad un romanzo nuovo, un ibrido generato da un originale esperimento letterario. I poeti morti non scrivono gialli, questo il titolo dell’opera di Bjorn Larsson, viene definito in copertina «una specie di giallo», ma di tale genere non ha che l’involucro esterno. Ciò che infatti si cela dietro la struttura - forse non proprio perfetta - di un romanzo poliziesco è una profonda riflessione sul significato della poesia e dell’essere poeti.
E non a caso è un poeta, Jan Y. Nilsson, classico esempio di genio e sregolatezza, ad essere trovato impiccato nel proprio peschereccio dall’editore Karl Petersen. Egli lo aveva convinto a scrivere un thriller ed era pronto a festeggiare un sicuro successo: un buon movente per un omicidio, sospetta il commissario Barck, secondo il quale il poeta potrebbe essere stato messo a tacere per via dei contenuti “scomodi” del romanzo prossimo all’uscita. Ma appena avviata, l’indagine procede a rilento. Pochi indizi, nessuna prova. Fin a quando l’astuto poliziotto – anch’egli aspirante poeta – non si domanda se non sia l’opera stessa di Jan Y. a contenere la soluzione…
Prende così il via il gioco della storia nella storia, una raffinata mise en abîme presa come spunto per un’autocritica e un’analisi che Larsson fa del proprio romanzo. Ammettendo forse qualche debolezza nella costruzione dell’intreccio, l’autore tiene comunque a far notare che la sua opera è qualcosa di più di un banale giallo. Egli descrive infatti personaggi talvolta poco realistici, esagerati. E’ la prova dell’ingenuità di un debuttante giallista o si tratta piuttosto di una ricercata parodia degli stereotipi di questo genere?
Alle indagini sulla misteriosa morte del poeta si affianca poi una ricerca più intima sul potere della poesia che con «una frase può spingere la realtà di dieci centimetri più in là». Sembra una forza sconvolgente, che spaventa al punto da spingere all’omicidio. E’ questa una dura critica a tutte le istituzioni che nel corso della Storia hanno frenato la libertà di stampa ed espressione, eliminando il dissenso. Eppure Jan Y. non deve essere ricordato come provocatore, ma piuttosto come una persona che ha sempre creduto nella scrittura per passione, un poeta.
Sebbene danneggiato da una traduzione imperfetta, che presenta frasi di banale costruzione sintattica e imbarazzanti errori grammaticali, I poeti morti non scrivono gialli è sicuramente un romanzo piacevole, che si distingue per la sensibilità poetica e la sottile ironia da leggere fra le righe.

venerdì 20 aprile 2012

Solitudine


Oh giovane sdegnoso spirito
i tuoi occhi
nascondono lacrime.

Oh fragile cuore incompreso
la tua difesa
è il silenzio.

giovedì 8 dicembre 2011

The dreamer



Imagine - John Lennon

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

domenica 4 dicembre 2011

Arrietty

---ATTENZIONE SPOILER---

Come ci sembrerebbe il mondo se una foglia di alloro fosse più alta di noi? Cosa faremmo se un gatto più grande della nostra stessa casa ci inseguisse a fauci spalancate? Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, ultimo capolavoro dello Studio Ghibli, vuole farci capire quanto sia importante non dare nulla per scontato.
Arrietty ha quattordici anni quando suo padre decide di portarla con sé per la sua prima presa-in-prestito. Come sempre agiscono con prudenza, ma il mondo degli umani è grande e pieno di pericoli, soprattutto per delle personcine non più alte di dieci centimetri. Così accade quello che non avveniva da anni: un ragazzino umano intravede la piccola figura di Arrietty. Potrebbe essere la fine per la sua famiglia, una delle poche sopravvissute della razza dei prendi-in-prestito, ma l'incontro fra Arrietty e il giovane Shō avrà un risvolto inaspettato, trasformandosi in un'amicizia destinata a durare per sempre.
Dalla regia dell'esordiente Hiromasa Yonebayashi e con la sceneggiatura del premio Oscar Hayao Miyazaki, ecco l'originale trasposizione cinematografica delle avventure degli Sgraffignoli, i minuscoli protagonisti di alcuni romanzi per ragazzi scritti da Mary Norton e conosciuti col nome originale The Borrowers.
E' sorprendente notare come dietro ad una semplice favola per bambini, si celino messaggi di così commovente profondità. Infatti, in questo film d'animazione apparentemente destinato ai più piccoli, vengono affrontate molte importanti tematiche che possono essere pienamente apprezzate anche da un pubblico adulto.  Troviamo quindi la diversità dei punti di vista, il contrasto fra il consumismo e il risparmio, la diffidenza nei confronti del diverso, la lotta per la sopravvivenza, la paura della morte. Ma la soluzione, sembra insegnarci questa storia, è incredibilmente semplice: l'amore, l'amicizia e il rispetto reciproco sono il magico ponte per superare tutte le difficoltà. 
Shō ed Arrietty  hanno entrambi un destino difficile, ma riescono a trovare la forza di vivere l'uno nell'altra. Entrambi i giovani scoprono e si confrontano con un mondo nuovo, imparano ad amare la vita aiutandosi a vicenda e vincono infine le loro paure. E se anche la loro storia non ha il lieto fine che tutti ci attendiamo, riflettendo un poco ci rendiamo conto che è giusto così e capiamo che proprio nell'addio fra Arrietty e Shō si concentra tutta la dolcezza e la delicatezza di questa poetica favola.

mercoledì 7 settembre 2011

Accabadora



Una terribile responsabilità grava sulle spalle dell’Accabadora, il cui passaggio per la strada suscita, ora più che mai, un coro di bisbigli fra le genti di Soreni.
Bonaria Urrai, anziana sarta dall’aspetto severo e composto, ha preso a fill’e anima la piccola Maria, per amarla come una vera figlia e non solo come «l’ultima» di quattro sorelle. Mentre il paese è tutto un vociferare, il rapporto fra donna e bambina si fa giorno dopo giorno più profondo, destinato ad oltrepassare i confini del legame famigliare. Ma cosa si nasconde dietro alle misteriose uscite notturne di Tzia Bonaria? Maria non lo potrebbe mai immaginare, eppure tutti sanno che l’Accabadora, colei che finisce, porta a termine le sofferenze di molti. Per questo l’anziana donna viene accolta in ogni casa con sguardi di dolore e paura, ma anche di rispetto e gratitudine.
Per questo il suo rapporto con Maria rischia di essere per sempre compromesso.
Michela Murgia, nata a Cabras (Sardegna) nel 1972, racconta gli anni ’50 di una terra che oggi non è ancora Italia a tutti gli effetti. Ancora forti sono il sentimento d’identità del popolo sardo e la reciproca diffidenza fra isolani e continentali, ma ecco finalmente un libro che riesce ad avvicinare queste realtà. Finalmente un mondo che nasconde la propria debolezza dietro grandi palazzi e strade dritte ne scopre uno ancora avvolto in un mantello di magia e superstizione. Proprio da questo incontro nasce un romanzo estremamente delicato e poetico.
Non una parola superflua si trova in Accabadora, una storia inventata che non potrebbe essere più vera. Non una frase ‘strappalacrime’ in una storia che commuove e dovrebbe far piangere.
Non solo scrittrice è Michela Murgia, ma soprattutto maestra di vita: impariamo da lei l’umiltà perché «non c’è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada».

sabato 11 giugno 2011

Caducità

Effimero il presente si sgretola
lasciando nient'altro che un ricordo.

Come il risveglio dopo un breve sogno:
scoprire con amara meraviglia
di aver trascorso una vita intera
tra illusioni e speranze fallaci.

lunedì 23 maggio 2011

S'io avessi le rime...


Ciao a tutti, carissimi lettori!
Oggi posso finalmente pubblicare, nel mio modesto angolino di web, il tema con il quale mi sono guadagnata il secondo posto in classifica del concorso dantesco "Prof. Lia Leonardi Castellari" indetto dal mio liceo (il mitico Liceo classico Torricelli con sezione scientifica annessa e sezioni sociopedagogica e linguistica che non se le fila mai nessuno) e riservato ai soli studenti interni. Il concorso, come scritto nel regolamento, «intende promuovere il ricordo della Prof. Lia Leonardi Castellari attraverso lo studio e la conoscenza della figura e delle opere di Dante Alighieri con particolare riguardo alla Divina Commedia.»
Di seguito, in corsivo, la citazione che costituiva una delle tracce proposte.

«[…] Nato in una famiglia di piccola nobiltà […] anima cavalleresca in un ambiente borghese, egli non ha alcuna simpatia per questa società […], disprezza l’avidità del guadagno, il lusso grossolano, la dissoluzione delle famiglie, la corruzione dei costumi […].
La nobiltà feudale, di cui Dante rimpiange lo sfacelo, è la nobiltà ideale dei romanzi cavallereschi, che combatte ovunque per la difesa dei deboli e per il regno della giustizia.»
Gaetano Salvemini


Anno Domini 1265: Firenze, capoluogo della cultura nord-italica devastata da pesanti conflitti, politici e sociali, all’interno delle sue stesse mura, diventa terra natia del poeta italiano più conosciuto al mondo, il «Sommo» Dante Alighieri.
Proveniente da una famiglia della piccola nobiltà, Dante si dedica fin da giovanissimo agli studi letterari, avvicinandosi presto ai canoni cortesi e allo Stil Novo, sotto l’influenza dell’amico Guido Cavalcanti. Fondamentale è l’incontro con Beatrice, la «gentilissima», simbolo di salvezza e fonte di un amore puro e altissimo, la cui figura idealizzata sarà centrale nella ricca produzione dantesca.
Non meno importante è la partecipazione alla vita politica della città, alla quale egli si sente profondamente legato. Guelfo di fazione bianca, Dante raggiunge la carica di priore, posizione che gli consente per qualche tempo di mantenere un certo equilibrio nel governo della città. Tuttavia, a causa del crescente potere dei Ghibellini, viene condannato all’esilio nel 1302 e non farà mai più ritorno alla sua città natale. Le peregrinazioni attraverso le terre del Nord Italia e le soste nelle varie corti contribuiscono alla diffusione della sua fama e quando muore nel 1321 a Ravenna presso la corte dei Da Polenta, è ormai conosciuto in tutta la penisola e non solo.
È bene ricordare che la società del periodo e dell’ambiente in cui vive Dante è in progressiva trasformazione: i valori della nobiltà feudale vanno incontro ad un inevitabile sgretolamento per lasciare il posto ai nuovi modelli della borghesia, classe sociale di crescente potenza economica e politica. Ma il Sommo Poeta non accoglie il cambiamento, restando tenacemente attaccato all’idea di un potere universale come unica soluzione per risanare una società, ai suoi occhi corrotta e degradata. Considerazioni che si ritrovano inizialmente nella Monarchia, importante trattato dantesco sulla politica, ma in seguito riprese anche nella Commedia, seppur nascoste da allegorie ed eleganti metafore.
La Commedia infatti nasce proprio da una visione utopistica di Dante, dal desiderio di rigenerazione di un’umanità che si è persa in una «selva oscura». Dante, immaginandosi protagonista di un percorso di espiazione, dall’orrore dell’Inferno alla gloriosa redenzione del Paradiso, si pone come il terzo uomo che, dopo Enea e San Paolo, abbia mai compiuto, da vivo, un viaggio nell’Aldilà. Egli tuttavia non impersona solo se stesso, ma anche tutta l’umanità, di cui si considera salvatore, incaricato direttamente da Dio.
Le prime tracce della condanna alla società sua contemporanea sono evidenti già nel I° Canto della cantica dell’Inferno, che fa da introduzione all’intera opera. Dante, appena uscito dalla selva del peccato, viene ostacolato dalle tre «fiere», la lonza che simboleggia la lussuria, il leone, allegoria della superbia e la lupa, simbolo dell’avidità. Questi tre peccati, secondo il poeta, sono la fonte del deterioramento morale della società e l’arrivo provvidenziale di Virgilio, guida di Dante nella discesa all’Inferno e nella salita del Purgatorio, sembra indicare che la Ragione (di cui il poeta latino è allegoria) sia l’unico mezzo per raggiungere la salvezza.
La cantica dell’Inferno è naturalmente la parte della Commedia in cui è maggiormente evidenziata la critica al mal costume. Quale miglior modo, infatti, per condannare la corruzione morale, se non quello di ammonire i lettori con truci descrizioni delle pene infernali? Così, troviamo i golosi colpiti incessantemente da una pioggia terribile, gli avari e i prodighi costretti a trascinare massi pesantissimi, i violenti immersi in un fiume di sangue bollente, i fraudolenti puniti nei modi più svariati e infine i traditori, nel più profondo dell’Inferno, sono torturati dalla presenza di Lucifero.
Nonostante ciò, Dante inserisce nella cantica dell’Inferno anche personaggi per cui nutre un profondo rispetto: ne sono esempio le figure di Farinata degli Uberti, avversario politico del poeta, ma «che aveva l’inferno a gran dispitto»; del mitico Ulisse, l’uomo «dal multiforme ingegno» che non era riuscito a frenare la sua sete di conoscenza; del maestro Brunetto Latini, che proclamava un sapere troppo laico.
Ma vi è un particolare episodio che dimostra il legame di Dante e la sua stima nei confronti dei valori cavallereschi, ovvero la storia del tragico amore di Paolo e Francesca presentata nel V° Canto dell’Inferno. Le anime dei due giovani, travolte costantemente da una bufera, sono insieme anche dopo la morte, come testimonianza del sentimento profondo che li ha uniti in vita. Pur essendo il loro un amore adultero, Dante lo valorizza come un amore nobilissimo «che al cor gentil ratto s’apprende», essendo nato grazie alla letteratura. Come infatti racconta la stessa Francesca al poeta, lei e Paolo si sono innamorati leggendo insieme il romanzo cavalleresco Lancillotto e Ginevra: per loro «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse».
Risulta, in conclusione, significativa la definizione di Dante come «anima cavalleresca in un ambiente borghese» proposta dallo storico Gaetano Salvemini, in quanto il Sommo Poeta, nonostante la grandezza e il valore indiscutibile delle sue opere, presenta una mentalità molto chiusa e diffidente nei confronti delle trasformazioni sociali dell’epoca in cui vive.

venerdì 6 maggio 2011

Sensazioni

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

mercoledì 27 aprile 2011

Un amore al di là del tempo

... E così, alla fine, anch'io ho versato la mia giusta dose di lacrime.

No, non preoccupatevi, niente di grave: sintomi post-lettura.

Ebbene, sto parlando di La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger.
Da dove cominciare? Difficile dare una definizione di inizio e di fine quando si parla di viaggi nel tempo. Perchè è proprio questo il dramma attorno al quale ruota l'incredibile amore tra Clare ed Henry. Clare ha sei anni quando vede Henry per la prima volta, lui ne ha trentasei. Ma Henry incontra Clare per la prima volta all'età di ventotto anni. Com'è possibile? Henry ha un difetto genetico che lo porta a viaggiare incontrollatamente avanti, ma più spesso indietro nel tempo.
Chiaramente la spiegazione scientifica è molto azzardata, ma non è un romanzo di fantascienza quello di cui si sta parlando. E' la storia di un amore infinito, che sconfigge i limiti dello spazio e del tempo, ma anche di un amore tragico, pieno di sofferenza e dolore. Tuttavia, sono proprio la sofferenza, la solitudine e la sensazione di impotenza a spronare Clare ed Henry ad assaporare ogni attimo trascorso insieme, a gioire infinitamente del presente che viene loro concesso. Non è forse quello che dovremmo fare tutti noi, cogliere l'attimo, apprezzare il momento che stiamo vivendo, senza cruccio del passato e senza timore del futuro?
La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo non è un semplice romanzo rosa, ma anche uno sfogo di frustrazione e dolore, una riflessione sulla precarietà del presente e della vita, un'esaltazione all'amore nella sua forma più profonda e completa.

Che dire dunque? Consigliatissimo!

"...e intanto
il tempo passa e tu non passi mai"
(Estate_Negramaro)

domenica 17 aprile 2011

I mille tesori dell’amicizia


Cari lettori,
oggi vorrei proporvi un saggio breve sull'amicizia che ho scritto recentemente per la scuola . Avevo già affrontato questo tema  nel post L'amicizia (uno dei primi pubblicati sul blog) e qui ritroverete alcuni elementi di ciò che avevo scritto l'estate scorsa. Questa si potrebbe definire una versione "avanzata", più ricca e più scolastica, in cui spero si possa notare un miglioramento di stile.
Buona lettura!

Il legame che unisce gli amici è forse una delle più belle e pure forme d’amore. L’Amicizia, con la “A” maiuscola, è fonte di gioia, nonché migliore rimedio alla solitudine, ma è assai difficile trovarla: essa è un bene raro e prezioso. Non è sorprendente dunque che un sentimento tanto profondo abbia ispirato artisti di tutte le epoche storiche, che hanno affrontato il tema dell’amicizia in varie discipline, dalla letteratura, alla musica, al cinema.
Innanzitutto, come nasce un’amicizia? Che sia per una serie di fortunate coincidenze o per un caso del destino, è un avvenimento sempre piacevole e inaspettato. Il sociologo Francesco Alberoni ha usato parole molto efficaci per descrivere l’incontro: «un momento in cui noi proviamo un forte moto di simpatia, un interesse, sentiamo un affinità verso una persona. […] L’incontro è sempre inatteso, rivelatore»1. Questo è il primo passo della nascita di un’amicizia, la quale può essere un rapporto consolidato fin da subito, ma più spesso si sviluppa lentamente nel tempo, rafforzandosi sempre di più. Purtroppo può anche capitare di rimanere delusi da persone che inizialmente sembrano affabili, ma che in realtà rivelano un’amicizia interessata. Non per questo però bisogna diffidare di tutti e occuparsi solo di se stessi, perché in questo modo non si potrà mai aspettare la fiducia e il sostegno di altre persone nelle difficoltà. Ma se l’amicizia è destinata a crescere, allora accade quello che Saint Exupery chiama addomesticare. «Che cosa vuol dire addomesticare?» chiede il Piccolo Principe alla volpe «E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami»2. E’ esattamente questo, ciò che nel gergo comune si chiama “coltivare un’amicizia”: creare, mantenere e sviluppare legami con altre persone. L’amicizia risulterà tanto più intima e profonda, tanto più forti saranno i legami che la realizzano. Non è detto però, che un amico debba avere gli stessi nostri interessi, le stesse nostre qualità o abilità, anzi, il più delle volte il rapporto è migliore quando ci si completa a vicenda, poiché «volere e non volere le stesse cose, questa è la vera amicizia»3.
Inoltre, non esiste un solo “tipo” di amicizia: un amico può essere semplicemente una persona con la quale è piacevole trascorrere il proprio tempo, conversare, condividere esperienze e interessi, ma il vero Amico è qualcosa di più. E’ una persona della quale ci possiamo fidare ciecamente, una persona che sappiamo non ci tradirà mai. Un vero Amico ci aiuta quando siamo in difficoltà, ma non per avere qualcosa in cambio: semplicemente perché ci vuole bene. Il giovane protagonista de L’amico ritrovato ci descrive con poetiche parole cos’è per lui la vera Amicizia: «Nella mia classe non c’era nessuno che potesse rispondere all’idea romantica che avevo dell’amicizia, nessuno che ammirassi davvero o che fosse in grado di comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e abnegazione, nessuno per cui avrei dato volentieri la vita»4.
Trovare un vero Amico è molto difficile, ma se si ha la fortuna di averne almeno uno allora è fondamentale rafforzare sempre di più il legame che ci unisce a lui. In che modo ciò è possibile? Il segreto è condividere le gioie e i piaceri, in modo che, con le parole del Sommo Poeta, «vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ‘l desio»5. E’ noto infatti che tutto ciò che facciamo o vediamo diventa più piacevole se condiviso con le persone a cui vogliamo bene. A titolo d’esempio, si può apprezzare un film in solitudine, ma insieme ad un amico si possono scambiare pareri, commenti e scoprire particolare che inizialmente erano sfuggiti; è anche possibile intraprendere un progetto, di qualsiasi natura, autonomamente, ma con l’aiuto di un amico le difficoltà saranno di minor peso e sicuramente si potrà raggiungere un risultato migliore. E infine, non è forse vero che, vissuta un’esperienza meravigliosa, il primo desiderio è parlarne agli amici per condividere la gioia? Cicerone affronta proprio questo argomento in un passo del suo De amicitia, citando un noto filosofo e matematico greco: «Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell’universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno a cui comunicarla»6.
Nonostante quanto detto, qualcuno potrebbe pensare che non valga la pena di legarsi tanto ad una persona, perché il futuro è imprevedibile, e dolorose separazioni, nel corso della vita, sono quasi inevitabili. Ma è bene fare due considerazioni. Innanzitutto non bisogna confondere l’affetto, con quello che il saggio Yoda definisce attaccamento in un episodio della nota saga di George Lucas: «L'attaccamento conduce alla gelosia; l'ombra della bramosia essa è»7. Questo è dunque un sentimento egoistico, ma se si vuole veramente bene ad una persona, bisogna accettarne anche la lontananza o la perdita. In secondo luogo, è necessario ricordare che proprio il distacco può essere merito di un rafforzamento dell’amicizia: «Se vi separate dall’amico, non provate dolore; poi che la sua assenza può schiarirvi ciò che più in lui amate, come allo scalatore la montagna è più chiara dal piano»8. Ciò di cui parlano queste poetiche parole di Kahlil Gibran, è un tema affrontato anche da Alessandro Manzoni in un brano de I Promessi Sposi. Renzo, tornato al suo paese dopo molto tempo, incontra un vecchio amico e scopre di essere molto più affezionato a lui di quanto credesse: «E, dopo un’assenza di forse due anni, si trovarono a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo d’essere nel tempo che si vedevano quasi ogni giorno; perché all’uno e all’altro […] eran toccate di quelle cose che fanno conoscere che balsamo sia all’animo la benevolenza; tanto quella che si sente, quanto quella che si trova negli altri»9.
Infine, l’amicizia risponde anche ad un bisogno naturale di sostegno e incoraggiamento che tutti provano durante il corso della vita. Cosa c’è infatti, di più gratificante nei momenti di sconforto, che il poter confidarsi con un amico? Rabrindranath Tagore ha scritto a questo proposito, in una delle sue poesie: «Non nascondere il segreto del tuo cuore, dillo a me, solo a me, in confidenza.[…] il mio cuore lo ascolterà, non le mie orecchie»10. Perché giustamente, si deve ascoltare con il cuore e non bisogna, per imbarazzo, avere timore del silenzio, «poi che  nell’amicizia ogni pensiero, desiderio, speranza nasce in silenzio e si divide con inesprimibile gioia»11.
Grazie a quanto detto finora, si può definire l’amicizia una vera ricchezza, che va ben oltre gli averi materiali ed è indispensabile per condurre una vita felice.


Note:
1.      Francesco Alberoni, L’amicizia, Milano, Garzanti, 1984
2.      A. de Saint Exupery, Il piccolo principe, 1943
3.      Sallustio, De Catilinae coniuratione, I secolo a.C
4.      Fred Uhlman, L’amico ritrovato, 1971
5.      Dante Alighieri, Le rime
6.      Cicerone, De amicitia, 44 a.C
7.      George Lucas, Star Wars Episodio III: la Vendetta di Sith, Lucasfilm, 2005
8.      Gibran Kahlil Gibran, Il profeta, 1923
9.      Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap.XXXIII, 1827
10.  Rabrindranath Tagore, Non nascondere il segreto del tuo cuore
11.  Gibran, op. cit.

mercoledì 22 dicembre 2010

Happy Christmas

Non so quando potrò di nuovo aggiornare il blog, quindi auguro a tutti voi lettori un felicissimo Natale e vi dedico la canzone natalizia che da sempre che preferisco...
A presto!




So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young

A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear

And so this is Xmas (war is over)
For weak and for strong (if you want it)
For rich and the poor ones (war is over)
The world is so wrong (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
For black and for white (if you want it)
For yellow and red ones (war is over)
Let's stop all the fight (now)

A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear

And so this is Xmas (war is over)
And what have we done (if you want it)
Another year over (war is over)
A new one just begun (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
We hope you have fun (if you want it)
The near and the dear one (war is over)
The old and the young (now)

A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear

War is over, if you want it
War is over now

Happy Xmas

sabato 30 ottobre 2010

Memorie di una pendolare


Corri Treno,
luce lontana
nello scuro mattino.
Inesorabile arrivi:
vento freddo
nel buio.
Arrivi, ti fermi e vai.

Corri Treno,
verso il giorno nascente.
Luci di paese.
Buio.
Aurora di campagna:
manto dorato,
sorriso di porpora.

Corri Treno...
Nessuno più 
alza il cappello
al tuo passaggio
ma tutti ti sentono:
fischio nel buio
sveglia del mattino.

Corri Treno...
Luci di città:
stelle di terra
aurora dell'Uomo.
Portami con te,
verso il giorno nascente
verso la vita.

Corri...
instancabile avversario del Tempo.