Una donna
di Sibilla Aleramo
Pensare che molto di quel è raccontato sia capitato davvero all'autrice fa stare davvero male. Ma è inesprimible la gioia che comunica la protagonista nel parlare del suo bambino, dell'amore di quella piccola creatura sangue del suo sangue. Ed il sacrificio compiuto per salvare la propria dignità strazia il cuore di chi legge...
Allo stesso tempo, la storia di una donna così forte, spirito devastato e bellissimo, rende onore a tutte le donne che ancora oggi, in tutto il mondo, lottano per la parità dei sessi e per far valere i propri diritti... E' triste che ancora esista una "festa della donna", come se in tutti gli altri giorni il suo valore fosse trascurabile. E' triste che si debba ancora dire che le donne devono avere gli stessi diritti degli uomini. Questa idea deve scomparire e fondersi completamente in un'idea più grande e più aperta: non siamo uomini e donne, ma tutti esseri umani.
(in foto: Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo)
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giovedì 30 agosto 2012
lunedì 6 agosto 2012
venerdì 29 giugno 2012
Ridi, che ti passa!
In questo afoso pomeriggio di giugno sono in modalità recupero forze dopo Mirabilandia. Mi accorgo con un certo disappunto autocritico di aver trascurato il blog, in questi ultimi mesi. Perdita di ispirazione, forse pigrizia, certo è che avrei dovuto impegnarmi di più... Beh, pazienza, staremo a vedere [cit] magari l'estate porterà consiglio.
Intanto facciamoci qualche bella risata, ricordando gli episodi più divertenti e le gaffe di studenti e professori della ormai leggendaria (non per vantarmi eh, no, no assolutamente :D ) 4As del Liceo Torricelli di Faenza.
Ringrazio Leo per aver trascritto al computer le frasi più belle!
Prof di Arte: A cosa devo stare attenta durante l'anno?
Gaia: Alla Savoia!
Cardelli: Ma Epicuro... E' quello della sindrome di Epicuro?
Prof D'Italiano: (correggendo una versione) Abbiamo saltato una frase...
Ale: Oh no, se n'è accorta!
Bandini: Ma è vero che guardando la TV muoiono i neuroni?
Prof di Fisica: Dai, Massimiliano, vieni tu, che l'altra volta non c'eri.
Cardelli: Ma anch'io non c'ero!
Prof: Perché volevi venire tu?
Cardelli: No, ma che scherzi?!
Prof d’Inglese: ... E state attenti, perché ci saranno dei test a sorpresa di lessico durante l’anno!
Gaia: Alla Savoia!
Cardelli: Ma Epicuro... E' quello della sindrome di Epicuro?
Prof D'Italiano: (correggendo una versione) Abbiamo saltato una frase...
Ale: Oh no, se n'è accorta!
Bandini: Ma è vero che guardando la TV muoiono i neuroni?
Prof di Fisica: Dai, Massimiliano, vieni tu, che l'altra volta non c'eri.
Cardelli: Ma anch'io non c'ero!
Prof: Perché volevi venire tu?
Cardelli: No, ma che scherzi?!
Prof d’Inglese: ... E state attenti, perché ci saranno dei test a sorpresa di lessico durante l’anno!
Cardelli: D’Inglese?
(esempi sull'uso dei pronomi relativi in inglese)
Valentina: The man who lives in Faenza...
Prof d’Inglese: Dai, un po’ più di fantasia! Daniele, dimmi tu!
Daniele: The man who lives in Faenza...
Prof d’Inglese: Ma allora!
Massi: La pallavolo è bella!
Prof di Fisica: Ma in televisione non tanto...
Massi: Io guardo le donne
Prof di Fisica: Perchè te guardi le... sì, ho capito!
Massi: Anche i maschi!
Prof di Fisica: Ah... Anche i maschi!!
Cardelli: C’è un limite di crescita del pelo? Perchè a me tipo... non
cresce... più!
Prof di Filosofia: Io i vostri nomi me li ricordo! (Poi, rivolta a Chiara) Tu sei... Silvia!
Dalla classe: No, Silvio!
Prof di Filosofia: Lasciamo stare Silvio, uno così è malato! Io posso capire un giovane
che si esplica in quel... modo, ma uno come lui! Poi ultimamente ha anche il
parrucchino fuori posto!
(Liverani sta mandando baci a Davide)
Prof di Fisica: Adesso fai il minuto della vergogna!
Cardelli: Ieri sono andato al consorzio per comprare del nitrato di
potassio, poi ci ho messo dello zucchero per fare un fumogeno, però... ha fatto
solo fumo!
Gaia: Ma è vero che nella red bull ci sono le palle del toro?
Prof di Filosofia: I tori avrebbero qualcosa da ridire... bisognerebbe
trovare un donatore. Ora, al di là di queste fantasie di alcune
ragazze...
Liverani: Abbiamo capito come è nato il minotauro!
Prof di Italiano: Cosa sono i mantici?
Cardelli: Sono quei pesci...
Prof di Fisica: Perchè il pattinatore si stringe a sè quando deve girare
su se stesso?
Dalla classe: Perchè ha freddo!
Prof d’Italiano: Stai zitto Cardelli che non hai neanche la
versione!
Cardelli: Ma ho il libro!
Prof d'Italiano: ...Infatti non è sul libro!
Prof d’Italiano: Cosa significa che Circe trasforma gli uomini in
maiali?
Ilenia: (sorridendo senza sapere bene cosa dire) Che gli uomini sono...
Prof d'Italiano: ...Che gli uomini sono dei maiali?!
(Durante la cogestione)
Bandini: (sbuffando) Non ho capito perchè devo fare come attività ‘Cinema e
follia’!
Prof di Storia: Farei una battuta, ma non è il caso...
(In classe si parla dell’Eneide)
Massi: Prof, ma perchè ‘sta Troia era così importante?
Prof d’Italiano: Err... la domanda non era ben posta
Prof di Fisica: Fate finta di appoggiare un piede sulla neve fresca e
vedete che sprofondate, poi arriva una vostra amica con le racchette ai piedi e
non sprofonda, così dite: ‘Oh, sono ingrassata!’
Bidella: C’è questa ragazzina che deve uscire: Geminiani... Daniele
Ale: Ma il tedesco è brutto... Si parla solo in Tedeschia!
Prof di Fisica: Bene, interroghiamo... Eleonora.
Bandini: Non c’è prof, è uscita dalla classe con orbita parabolica
(Suona l’allarme del lab. di informatica che produce un sibilo
assurdo)
Liverani: Ma cosa sono, ultrasuoni?! C’è un delfino! E’ Ulisse, delfino
curioso!
Prof Fisica: Ulisse è entrato nel laboratorio di informatica! Ulisse
maledetto, ne faccio filetto! Così finì sulle tavole degli Italiani... Poi c’è quel bambinetto che è da vent’anni che va in quell’acquario! –Oh
Ulisse, Ulisse dove sei??- -E dove vuoi che sia?!?! Son sempre qui, maledetto
rompiballe!-
E per finire...
*rullo di tamburi*
... Le perle della prof di Arte!
1. Leonardo non smesse mai di disegnare
2. La bizzaria.
Qualcuno prima o poi dovrà dirle che si dice PARALLELEPIPEDO ...
Oggi non mi sento particolarmente malinconica, ma devo ammettere che rileggendo tutte queste capperatine mi è venuta un po' di tristezza. Se penso che rimane così poco tempo per stare tutti insieme...
In ogni caso, ringrazio ancora una volta tutti i miei amici, per la compagnia e per la simpatia che mi hanno regalato in questi anni. E sono fiera di appartenere ad una classe che si è distinta per così tanti meriti in un solo anno! :D
E
un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
da Il profeta, di Kahilil Gibran
domenica 27 maggio 2012
I poeti morti non scrivono gialli
PREMESSE:
1. Questa recensione è stata scritta con l'intento di vincere un concorso, dunque non è particolarmente sincera. In altre parole, nonostante gli elogi, il libro non è speciale.
2. Non ho vinto niente per il concorso di cui sopra, ma considerando i premi in palio (gioco di parole che solo pochi capiranno) non mi sono persa niente.
3. Però mi mi sembrava bella come recensione, uffa.
I poeti morti non scrivono gialli
Di Bjorn Larsson
La Svezia,
patria del thriller contemporaneo, regala la sua suggestiva atmosfera ad un
romanzo nuovo, un ibrido generato da un originale esperimento letterario. I poeti morti non scrivono gialli,
questo il titolo dell’opera di Bjorn Larsson, viene definito in copertina «una specie di giallo», ma di tale genere non ha che
l’involucro esterno. Ciò che infatti si cela dietro la struttura - forse non
proprio perfetta - di un romanzo poliziesco è una profonda riflessione sul
significato della poesia e dell’essere poeti.
E non a
caso è un poeta, Jan Y. Nilsson, classico esempio di genio e sregolatezza, ad
essere trovato impiccato nel proprio peschereccio dall’editore Karl Petersen.
Egli lo aveva convinto a scrivere un thriller ed era pronto a festeggiare un
sicuro successo: un buon movente per un omicidio, sospetta il commissario
Barck, secondo il quale il poeta potrebbe essere stato messo a tacere per via
dei contenuti “scomodi” del romanzo prossimo all’uscita. Ma appena avviata,
l’indagine procede a rilento. Pochi indizi, nessuna prova. Fin a quando
l’astuto poliziotto – anch’egli aspirante poeta – non si domanda se non sia
l’opera stessa di Jan Y. a contenere la soluzione…
Prende così
il via il gioco della storia nella storia, una raffinata mise en abîme presa come spunto per un’autocritica e un’analisi che
Larsson fa del proprio romanzo. Ammettendo forse qualche debolezza nella
costruzione dell’intreccio, l’autore tiene comunque a far notare che la sua
opera è qualcosa di più di un banale giallo. Egli descrive infatti personaggi
talvolta poco realistici, esagerati. E’ la prova dell’ingenuità di un
debuttante giallista o si tratta piuttosto di una ricercata parodia degli
stereotipi di questo genere?
Alle indagini
sulla misteriosa morte del poeta si affianca poi una ricerca più intima sul
potere della poesia che con «una frase può spingere la realtà di dieci centimetri più in là». Sembra una
forza sconvolgente, che spaventa al punto da spingere all’omicidio. E’ questa
una dura critica a tutte le istituzioni che nel corso della Storia hanno
frenato la libertà di stampa ed espressione, eliminando il dissenso. Eppure Jan
Y. non deve essere ricordato come provocatore, ma piuttosto come una persona
che ha sempre creduto nella scrittura per passione, un poeta.
Sebbene danneggiato
da una traduzione imperfetta, che presenta frasi di banale costruzione
sintattica e imbarazzanti errori grammaticali, I poeti morti non scrivono gialli è sicuramente un romanzo piacevole,
che si distingue per la sensibilità poetica e la sottile ironia da leggere fra
le righe.
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venerdì 20 aprile 2012
Solitudine
Oh giovane sdegnoso spirito
i tuoi occhi
nascondono lacrime.
Oh fragile cuore incompreso
la tua difesa
è il silenzio.
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giovedì 8 dicembre 2011
The dreamer
Imagine - John Lennon
Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...
Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one
domenica 4 dicembre 2011
Arrietty
---ATTENZIONE SPOILER---
Come ci sembrerebbe il mondo se una foglia di alloro fosse più alta di noi? Cosa faremmo se un gatto più grande della nostra stessa casa ci inseguisse a fauci spalancate? Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, ultimo capolavoro dello Studio Ghibli, vuole farci capire quanto sia importante non dare nulla per scontato.
Arrietty ha quattordici anni quando suo padre decide di portarla con sé per la sua prima presa-in-prestito. Come sempre agiscono con prudenza, ma il mondo degli umani è grande e pieno di pericoli, soprattutto per delle personcine non più alte di dieci centimetri. Così accade quello che non avveniva da anni: un ragazzino umano intravede la piccola figura di Arrietty. Potrebbe essere la fine per la sua famiglia, una delle poche sopravvissute della razza dei prendi-in-prestito, ma l'incontro fra Arrietty e il giovane Shō avrà un risvolto inaspettato, trasformandosi in un'amicizia destinata a durare per sempre.
Dalla regia dell'esordiente Hiromasa Yonebayashi e con la sceneggiatura del premio Oscar Hayao Miyazaki, ecco l'originale trasposizione cinematografica delle avventure degli Sgraffignoli, i minuscoli protagonisti di alcuni romanzi per ragazzi scritti da Mary Norton e conosciuti col nome originale The Borrowers.
E' sorprendente notare come dietro ad una semplice favola per bambini, si celino messaggi di così commovente profondità. Infatti, in questo film d'animazione apparentemente destinato ai più piccoli, vengono affrontate molte importanti tematiche che possono essere pienamente apprezzate anche da un pubblico adulto. Troviamo quindi la diversità dei punti di vista, il contrasto fra il consumismo e il risparmio, la diffidenza nei confronti del diverso, la lotta per la sopravvivenza, la paura della morte. Ma la soluzione, sembra insegnarci questa storia, è incredibilmente semplice: l'amore, l'amicizia e il rispetto reciproco sono il magico ponte per superare tutte le difficoltà.
Shō ed Arrietty hanno entrambi un destino difficile, ma riescono a trovare la forza di vivere l'uno nell'altra. Entrambi i giovani scoprono e si confrontano con un mondo nuovo, imparano ad amare la vita aiutandosi a vicenda e vincono infine le loro paure. E se anche la loro storia non ha il lieto fine che tutti ci attendiamo, riflettendo un poco ci rendiamo conto che è giusto così e capiamo che proprio nell'addio fra Arrietty e Shō si concentra tutta la dolcezza e la delicatezza di questa poetica favola.
mercoledì 7 settembre 2011
Accabadora
Una
terribile responsabilità grava sulle spalle dell’Accabadora, il cui passaggio
per la strada suscita, ora più che mai, un coro di bisbigli fra le genti di
Soreni.
Bonaria
Urrai, anziana sarta dall’aspetto severo e composto, ha preso a fill’e anima la piccola Maria, per
amarla come una vera figlia e non solo come «l’ultima» di quattro sorelle. Mentre
il paese è tutto un vociferare, il rapporto fra donna e bambina si fa giorno
dopo giorno più profondo, destinato ad oltrepassare i confini del legame
famigliare. Ma cosa si nasconde dietro alle misteriose uscite notturne di Tzia
Bonaria? Maria non lo potrebbe mai immaginare, eppure tutti sanno che
l’Accabadora, colei che finisce, porta a termine le sofferenze di molti. Per
questo l’anziana donna viene accolta in ogni casa con sguardi di dolore e
paura, ma anche di rispetto e gratitudine.
Per
questo il suo rapporto con Maria rischia di essere per sempre compromesso.
Michela
Murgia, nata a Cabras (Sardegna) nel 1972, racconta gli anni ’50 di una terra
che oggi non è ancora Italia a tutti gli effetti. Ancora forti sono il
sentimento d’identità del popolo sardo e la reciproca diffidenza fra isolani e
continentali, ma ecco finalmente un libro che riesce ad avvicinare queste
realtà. Finalmente un mondo che nasconde la propria debolezza dietro grandi
palazzi e strade dritte ne scopre uno ancora avvolto in un mantello di magia e
superstizione. Proprio da questo incontro nasce un romanzo estremamente delicato e poetico.
Non
una parola superflua si trova in Accabadora,
una storia inventata che non potrebbe essere più vera. Non una frase
‘strappalacrime’ in una storia che commuove e dovrebbe far piangere.
Non solo scrittrice è Michela Murgia, ma soprattutto maestra di vita:
impariamo da lei l’umiltà perché «non c’è nessun vivo che arrivi al suo giorno
senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada».
sabato 11 giugno 2011
Caducità
Effimero il presente si sgretola
lasciando nient'altro che un ricordo.
Come il risveglio dopo un breve sogno:
scoprire con amara meraviglia
di aver trascorso una vita intera
tra illusioni e speranze fallaci.
lasciando nient'altro che un ricordo.
Come il risveglio dopo un breve sogno:
scoprire con amara meraviglia
di aver trascorso una vita intera
tra illusioni e speranze fallaci.
lunedì 23 maggio 2011
S'io avessi le rime...
Ciao a tutti, carissimi lettori!
Oggi posso finalmente pubblicare, nel mio modesto angolino di web, il tema con il quale mi sono guadagnata il secondo posto in classifica del concorso dantesco "Prof. Lia Leonardi Castellari" indetto dal mio liceo (il mitico Liceo classico Torricelli con sezione scientifica annessa e sezioni sociopedagogica e linguistica che non se le fila mai nessuno) e riservato ai soli studenti interni. Il concorso, come scritto nel regolamento, «intende promuovere il ricordo della Prof. Lia Leonardi Castellari attraverso lo studio e la conoscenza della figura e delle opere di Dante Alighieri con particolare riguardo alla Divina Commedia.»
Di seguito, in corsivo, la citazione che costituiva una delle tracce proposte.
«[…] Nato in una
famiglia di piccola nobiltà […] anima cavalleresca in un ambiente borghese,
egli non ha alcuna simpatia per questa società […], disprezza l’avidità del
guadagno, il lusso grossolano, la dissoluzione delle famiglie, la corruzione
dei costumi […].
La nobiltà feudale, di
cui Dante rimpiange lo sfacelo, è la nobiltà ideale dei romanzi cavallereschi,
che combatte ovunque per la difesa dei deboli e per il regno della giustizia.»
Gaetano Salvemini
Anno
Domini 1265: Firenze, capoluogo della cultura nord-italica devastata da pesanti
conflitti, politici e sociali, all’interno delle sue stesse mura, diventa terra
natia del poeta italiano più conosciuto al mondo, il «Sommo» Dante Alighieri.
Proveniente
da una famiglia della piccola nobiltà, Dante si dedica fin da giovanissimo agli
studi letterari, avvicinandosi presto ai canoni cortesi e allo Stil Novo, sotto
l’influenza dell’amico Guido Cavalcanti. Fondamentale è l’incontro con
Beatrice, la «gentilissima», simbolo di salvezza e fonte di un amore puro e
altissimo, la cui figura idealizzata sarà centrale nella ricca produzione
dantesca.
Non
meno importante è la partecipazione alla vita politica della città, alla quale
egli si sente profondamente legato. Guelfo di fazione bianca, Dante raggiunge
la carica di priore, posizione che gli consente per qualche tempo di mantenere
un certo equilibrio nel governo della città. Tuttavia, a causa del crescente
potere dei Ghibellini, viene condannato all’esilio nel 1302 e non farà mai più
ritorno alla sua città natale. Le peregrinazioni attraverso le terre del Nord
Italia e le soste nelle varie corti contribuiscono alla diffusione della sua
fama e quando muore nel 1321 a Ravenna presso la corte dei Da Polenta, è ormai
conosciuto in tutta la penisola e non solo.
È
bene ricordare che la società del periodo e dell’ambiente in cui vive Dante è
in progressiva trasformazione: i valori della nobiltà feudale vanno incontro ad
un inevitabile sgretolamento per lasciare il posto ai nuovi modelli della
borghesia, classe sociale di crescente potenza economica e politica. Ma il
Sommo Poeta non accoglie il cambiamento, restando tenacemente attaccato
all’idea di un potere universale come unica soluzione per risanare una società,
ai suoi occhi corrotta e degradata. Considerazioni che si ritrovano
inizialmente nella Monarchia,
importante trattato dantesco sulla politica, ma in seguito riprese anche nella Commedia, seppur nascoste da allegorie
ed eleganti metafore.
La
Commedia infatti nasce proprio da una
visione utopistica di Dante, dal desiderio di rigenerazione di un’umanità che
si è persa in una «selva oscura». Dante, immaginandosi protagonista di un
percorso di espiazione, dall’orrore dell’Inferno alla gloriosa redenzione del
Paradiso, si pone come il terzo uomo che, dopo Enea e San Paolo, abbia mai
compiuto, da vivo, un viaggio nell’Aldilà. Egli tuttavia non impersona solo se
stesso, ma anche tutta l’umanità, di cui si considera salvatore, incaricato
direttamente da Dio.
Le
prime tracce della condanna alla società sua contemporanea sono evidenti già
nel I° Canto della cantica dell’Inferno, che fa da introduzione all’intera
opera. Dante, appena uscito dalla selva del peccato, viene ostacolato dalle tre
«fiere», la lonza che simboleggia la lussuria, il leone, allegoria della
superbia e la lupa, simbolo dell’avidità. Questi tre peccati, secondo il poeta,
sono la fonte del deterioramento morale della società e l’arrivo provvidenziale
di Virgilio, guida di Dante nella discesa all’Inferno e nella salita del
Purgatorio, sembra indicare che la Ragione (di cui il poeta latino è allegoria)
sia l’unico mezzo per raggiungere la salvezza.
La
cantica dell’Inferno è naturalmente la parte della Commedia in cui è
maggiormente evidenziata la critica al mal costume. Quale miglior modo,
infatti, per condannare la corruzione morale, se non quello di ammonire i
lettori con truci descrizioni delle pene infernali? Così, troviamo i golosi
colpiti incessantemente da una pioggia terribile, gli avari e i prodighi
costretti a trascinare massi pesantissimi, i violenti immersi in un fiume di
sangue bollente, i fraudolenti puniti nei modi più svariati e infine i
traditori, nel più profondo dell’Inferno, sono torturati dalla presenza di
Lucifero.
Nonostante
ciò, Dante inserisce nella cantica dell’Inferno anche personaggi per cui nutre
un profondo rispetto: ne sono esempio le figure di Farinata degli Uberti,
avversario politico del poeta, ma «che aveva l’inferno a gran dispitto»; del
mitico Ulisse, l’uomo «dal multiforme ingegno» che non era riuscito a frenare
la sua sete di conoscenza; del maestro Brunetto Latini, che proclamava un
sapere troppo laico.
Ma
vi è un particolare episodio che dimostra il legame di Dante e la sua stima nei
confronti dei valori cavallereschi, ovvero la storia del tragico amore di Paolo
e Francesca presentata nel V° Canto dell’Inferno. Le anime dei due giovani,
travolte costantemente da una bufera, sono insieme anche dopo la morte, come
testimonianza del sentimento profondo che li ha uniti in vita. Pur essendo il
loro un amore adultero, Dante lo valorizza come un amore nobilissimo «che al
cor gentil ratto s’apprende», essendo nato grazie alla letteratura. Come
infatti racconta la stessa Francesca al poeta, lei e Paolo si sono innamorati
leggendo insieme il romanzo cavalleresco Lancillotto
e Ginevra: per loro «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse».
Risulta,
in conclusione, significativa la definizione di Dante come «anima cavalleresca
in un ambiente borghese» proposta dallo storico Gaetano Salvemini, in quanto il
Sommo Poeta, nonostante la grandezza e il valore indiscutibile delle sue opere,
presenta una mentalità molto chiusa e diffidente nei confronti delle
trasformazioni sociali dell’epoca in cui vive.
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venerdì 6 maggio 2011
mercoledì 27 aprile 2011
Un amore al di là del tempo
... E così, alla fine, anch'io ho versato la mia giusta dose di lacrime.
No, non preoccupatevi, niente di grave: sintomi post-lettura.
Ebbene, sto parlando di La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger.
Da dove cominciare? Difficile dare una definizione di inizio e di fine quando si parla di viaggi nel tempo. Perchè è proprio questo il dramma attorno al quale ruota l'incredibile amore tra Clare ed Henry. Clare ha sei anni quando vede Henry per la prima volta, lui ne ha trentasei. Ma Henry incontra Clare per la prima volta all'età di ventotto anni. Com'è possibile? Henry ha un difetto genetico che lo porta a viaggiare incontrollatamente avanti, ma più spesso indietro nel tempo.
Chiaramente la spiegazione scientifica è molto azzardata, ma non è un romanzo di fantascienza quello di cui si sta parlando. E' la storia di un amore infinito, che sconfigge i limiti dello spazio e del tempo, ma anche di un amore tragico, pieno di sofferenza e dolore. Tuttavia, sono proprio la sofferenza, la solitudine e la sensazione di impotenza a spronare Clare ed Henry ad assaporare ogni attimo trascorso insieme, a gioire infinitamente del presente che viene loro concesso. Non è forse quello che dovremmo fare tutti noi, cogliere l'attimo, apprezzare il momento che stiamo vivendo, senza cruccio del passato e senza timore del futuro?
La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo non è un semplice romanzo rosa, ma anche uno sfogo di frustrazione e dolore, una riflessione sulla precarietà del presente e della vita, un'esaltazione all'amore nella sua forma più profonda e completa.
Che dire dunque? Consigliatissimo!
"...e intanto
il tempo passa e tu non passi mai"
(Estate_Negramaro)
No, non preoccupatevi, niente di grave: sintomi post-lettura.
Ebbene, sto parlando di La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger.
Da dove cominciare? Difficile dare una definizione di inizio e di fine quando si parla di viaggi nel tempo. Perchè è proprio questo il dramma attorno al quale ruota l'incredibile amore tra Clare ed Henry. Clare ha sei anni quando vede Henry per la prima volta, lui ne ha trentasei. Ma Henry incontra Clare per la prima volta all'età di ventotto anni. Com'è possibile? Henry ha un difetto genetico che lo porta a viaggiare incontrollatamente avanti, ma più spesso indietro nel tempo.
Chiaramente la spiegazione scientifica è molto azzardata, ma non è un romanzo di fantascienza quello di cui si sta parlando. E' la storia di un amore infinito, che sconfigge i limiti dello spazio e del tempo, ma anche di un amore tragico, pieno di sofferenza e dolore. Tuttavia, sono proprio la sofferenza, la solitudine e la sensazione di impotenza a spronare Clare ed Henry ad assaporare ogni attimo trascorso insieme, a gioire infinitamente del presente che viene loro concesso. Non è forse quello che dovremmo fare tutti noi, cogliere l'attimo, apprezzare il momento che stiamo vivendo, senza cruccio del passato e senza timore del futuro?
La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo non è un semplice romanzo rosa, ma anche uno sfogo di frustrazione e dolore, una riflessione sulla precarietà del presente e della vita, un'esaltazione all'amore nella sua forma più profonda e completa.
Che dire dunque? Consigliatissimo!
"...e intanto
il tempo passa e tu non passi mai"
(Estate_Negramaro)
domenica 17 aprile 2011
I mille tesori dell’amicizia
Cari lettori,
oggi vorrei proporvi un saggio breve sull'amicizia che ho scritto recentemente per la scuola . Avevo già affrontato questo tema nel post L'amicizia (uno dei primi pubblicati sul blog) e qui ritroverete alcuni elementi di ciò che avevo scritto l'estate scorsa. Questa si potrebbe definire una versione "avanzata", più ricca e più scolastica, in cui spero si possa notare un miglioramento di stile.
Buona lettura!
Il
legame che unisce gli amici è forse una delle più belle e pure forme d’amore.
L’Amicizia, con la “A” maiuscola, è fonte di gioia, nonché migliore rimedio
alla solitudine, ma è assai difficile trovarla: essa è un bene raro e prezioso.
Non è sorprendente dunque che un sentimento tanto profondo abbia ispirato
artisti di tutte le epoche storiche, che hanno affrontato il tema dell’amicizia
in varie discipline, dalla letteratura, alla musica, al cinema.
Innanzitutto,
come nasce un’amicizia? Che sia per una serie di fortunate coincidenze o per un
caso del destino, è un avvenimento sempre piacevole e inaspettato. Il sociologo
Francesco Alberoni ha usato parole molto efficaci per descrivere l’incontro: «un momento in cui noi
proviamo un forte moto di simpatia, un interesse, sentiamo un affinità verso
una persona. […] L’incontro è sempre inatteso, rivelatore»1. Questo
è il primo passo della nascita di un’amicizia, la quale può essere un rapporto
consolidato fin da subito, ma più spesso si sviluppa lentamente nel tempo,
rafforzandosi sempre di più. Purtroppo può anche capitare di rimanere delusi da
persone che inizialmente sembrano affabili, ma che in realtà rivelano
un’amicizia interessata. Non per questo però bisogna diffidare di tutti e occuparsi
solo di se stessi, perché in questo modo non si potrà mai aspettare la fiducia
e il sostegno di altre persone nelle difficoltà. Ma se l’amicizia è destinata a
crescere, allora accade quello che Saint Exupery chiama addomesticare. «Che cosa vuol dire addomesticare?» chiede il
Piccolo Principe alla volpe «E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare
dei legami»2. E’ esattamente questo, ciò che nel gergo comune si chiama
“coltivare un’amicizia”: creare, mantenere e sviluppare legami con altre
persone. L’amicizia risulterà tanto più intima e profonda, tanto più forti saranno
i legami che la realizzano. Non è detto però, che un amico debba avere gli
stessi nostri interessi, le stesse nostre qualità o abilità, anzi, il più delle
volte il rapporto è migliore quando ci si completa a vicenda, poiché «volere e
non volere le stesse cose, questa è la vera amicizia»3.
Inoltre,
non esiste un solo “tipo” di amicizia: un amico può essere semplicemente una
persona con la quale è piacevole trascorrere il proprio tempo, conversare,
condividere esperienze e interessi, ma il vero Amico è qualcosa di più. E’ una
persona della quale ci possiamo fidare ciecamente, una persona che sappiamo non
ci tradirà mai. Un vero Amico ci aiuta quando siamo in difficoltà, ma non per
avere qualcosa in cambio: semplicemente perché ci vuole bene. Il giovane
protagonista de L’amico ritrovato ci
descrive con poetiche parole cos’è per lui la vera Amicizia: «Nella mia classe
non c’era nessuno che potesse rispondere all’idea romantica che avevo
dell’amicizia, nessuno che ammirassi davvero o che fosse in grado di
comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e abnegazione, nessuno per cui
avrei dato volentieri la vita»4.
Trovare
un vero Amico è molto difficile, ma se si ha la fortuna di averne almeno uno
allora è fondamentale rafforzare sempre di più il legame che ci unisce a lui.
In che modo ciò è possibile? Il segreto è condividere le gioie e i piaceri, in
modo che, con le parole del Sommo Poeta, «vivendo sempre in un talento, di
stare insieme crescesse ‘l desio»5. E’ noto infatti che tutto ciò
che facciamo o vediamo diventa più piacevole se condiviso con le persone a cui
vogliamo bene. A titolo d’esempio, si può apprezzare un film in solitudine, ma
insieme ad un amico si possono scambiare pareri, commenti e scoprire
particolare che inizialmente erano sfuggiti; è anche possibile intraprendere un
progetto, di qualsiasi natura, autonomamente, ma con l’aiuto di un amico le
difficoltà saranno di minor peso e sicuramente si potrà raggiungere un
risultato migliore. E infine, non è forse vero che, vissuta un’esperienza
meravigliosa, il primo desiderio è parlarne agli amici per condividere la
gioia? Cicerone affronta proprio questo argomento in un passo del suo De amicitia, citando un noto filosofo e
matematico greco: «Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura
dell’universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli
darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non
avrebbe nessuno a cui comunicarla»6.
Nonostante
quanto detto, qualcuno potrebbe pensare che non valga la pena di legarsi tanto
ad una persona, perché il futuro è imprevedibile, e dolorose separazioni, nel
corso della vita, sono quasi inevitabili. Ma è bene fare due considerazioni.
Innanzitutto non bisogna confondere l’affetto, con quello che il saggio Yoda
definisce attaccamento in un episodio
della nota saga di George Lucas: «L'attaccamento conduce alla gelosia; l'ombra
della bramosia essa è»7. Questo è dunque un sentimento egoistico, ma
se si vuole veramente bene ad una persona, bisogna accettarne anche la
lontananza o la perdita. In secondo luogo, è necessario ricordare che proprio
il distacco può essere merito di un rafforzamento dell’amicizia: «Se vi
separate dall’amico, non provate dolore; poi che la sua assenza può schiarirvi
ciò che più in lui amate, come allo scalatore la montagna è più chiara dal
piano»8. Ciò di cui parlano queste poetiche parole di Kahlil Gibran,
è un tema affrontato anche da Alessandro Manzoni in un brano de I Promessi Sposi. Renzo, tornato al suo
paese dopo molto tempo, incontra un vecchio amico e scopre di essere molto più
affezionato a lui di quanto credesse: «E, dopo un’assenza di forse due anni, si
trovarono a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo d’essere
nel tempo che si vedevano quasi ogni giorno; perché all’uno e all’altro […]
eran toccate di quelle cose che fanno conoscere che balsamo sia all’animo la
benevolenza; tanto quella che si sente, quanto quella che si trova negli altri»9.
Infine,
l’amicizia risponde anche ad un bisogno naturale di sostegno e incoraggiamento
che tutti provano durante il corso della vita. Cosa c’è infatti, di più
gratificante nei momenti di sconforto, che il poter confidarsi con un amico?
Rabrindranath Tagore ha scritto a questo proposito, in una delle sue poesie: «Non
nascondere il segreto del tuo cuore, dillo a me, solo a me, in confidenza.[…]
il mio cuore lo ascolterà, non le mie orecchie»10. Perché
giustamente, si deve ascoltare con il cuore e non bisogna, per imbarazzo, avere
timore del silenzio, «poi che
nell’amicizia ogni pensiero, desiderio, speranza nasce in silenzio e si
divide con inesprimibile gioia»11.
Grazie
a quanto detto finora, si può definire l’amicizia una vera ricchezza, che va ben
oltre gli averi materiali ed è indispensabile per condurre una vita felice.
Note:
1.
Francesco Alberoni, L’amicizia,
Milano, Garzanti, 1984
2.
A. de Saint Exupery, Il piccolo principe, 1943
3.
Sallustio, De
Catilinae coniuratione, I secolo a.C
4.
Fred Uhlman, L’amico
ritrovato, 1971
5.
Dante Alighieri, Le
rime
6.
Cicerone, De
amicitia, 44 a.C
7.
George Lucas, Star
Wars Episodio III: la Vendetta di Sith, Lucasfilm, 2005
8.
Gibran Kahlil Gibran, Il profeta, 1923
9.
Alessandro Manzoni, I
Promessi Sposi, cap.XXXIII, 1827
10. Rabrindranath
Tagore, Non nascondere il segreto del tuo
cuore
11. Gibran,
op. cit.
mercoledì 22 dicembre 2010
Happy Christmas
Non so quando potrò di nuovo aggiornare il blog, quindi auguro a tutti voi lettori un felicissimo Natale e vi dedico la canzone natalizia che da sempre che preferisco...
A presto!
So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas (war is over)
For weak and for strong (if you want it)
For rich and the poor ones (war is over)
The world is so wrong (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
For black and for white (if you want it)
For yellow and red ones (war is over)
Let's stop all the fight (now)
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas (war is over)
And what have we done (if you want it)
Another year over (war is over)
A new one just begun (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
We hope you have fun (if you want it)
The near and the dear one (war is over)
The old and the young (now)
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
War is over, if you want it
War is over now
Happy Xmas
A presto!
So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas (war is over)
For weak and for strong (if you want it)
For rich and the poor ones (war is over)
The world is so wrong (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
For black and for white (if you want it)
For yellow and red ones (war is over)
Let's stop all the fight (now)
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas (war is over)
And what have we done (if you want it)
Another year over (war is over)
A new one just begun (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
We hope you have fun (if you want it)
The near and the dear one (war is over)
The old and the young (now)
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
War is over, if you want it
War is over now
Happy Xmas
sabato 30 ottobre 2010
Memorie di una pendolare
Corri Treno,
luce lontana
nello scuro mattino.
Inesorabile arrivi:
nel buio.
Arrivi, ti fermi e vai.
Corri Treno,
verso il giorno nascente.
Luci di paese.
Buio.
Aurora di campagna:
manto dorato,
sorriso di porpora.
Corri Treno...
Nessuno più
alza il cappello
al tuo passaggio
ma tutti ti sentono:
fischio nel buio
sveglia del mattino.
Corri Treno...
Luci di città:
Luci di città:
stelle di terra
aurora dell'Uomo.
Portami con te,
verso il giorno nascente
verso la vita.
Corri...
instancabile avversario del Tempo.
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