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domenica 31 marzo 2013

Stuff dreams are made of



Silenzio poi uno squillo di telefono un martellare nella testa drin tic drin toc rumori dallo spazio profondo: stuff dreams are made of a metà fra la veglia e il sonno formulo pensieri che sfuggono e non diventano immagini ma ombre chissà perché mi chiedo e penso ancora questo è il sogno o la realtà qual è il confine cerco di afferrare l’attimo impossibile ma la mente oscilla come un pendolo tic toc tic toc drin tic drin toc un telefono rumori dallo spazio profondo ecco questa forse è la linea invisibile due mondi separati stanno per toccarsi ecco sono ormai vicini e invece no altri pensieri arrivano come onde di un mare impazzito questo non è ancora il sogno e allora immagino persone immagino dialoghi poi una voce a cui rispondo la più bella delle voci ma svanisce in un sussurro un soffio che ora è un vento un fruscio di pagine è questo il sogno mi chiedo all’improvviso però sento il morbido guanciale ero ad un passo dunque ad un passo dal confine ma come lo raggiungo come posso percepire il passaggio è un’ossessione questa un martellare nella testa drin suona davvero questo telefono suona o lo sto immaginando mi chiedo tic toc tic toc è un pendolo non un telefono rumori dallo spazio profondo, drin sicuramente un telefono ma perché nessuno risponde tic toc no è un pendolo è senza dubbio un pendolo drin telefono tic pendolo drin telefono toc pendolo drin tic drin toc rumori dallo spazio profondo…




[Ok, esperimento letterario di dubbia riuscita, ispirazione nata direttamente dagli sbadigli davanti al pc, ho cercato di esprimere la confusione di pensieri di chi sta per addormentarsi e cerca invano di cogliere l'attimo inafferrabile fra il sonno e la veglia]


The Stuff that Dreams are made of  - John Anster Fitzgerald


giovedì 14 febbraio 2013

sabato 8 dicembre 2012

E' facile essere giovani?



 Dopo aver visto tutto il lato negativo (Gioventù avariata) della realtà delle nuove generazioni, ecco una breve riflessione psicologica sulle possibili difficoltà dell' essere giovani al giorno d'oggi.
Enjoy!
 
Molte persone, raggiunte le soglie della vecchiaia, si voltano indietro a guardare con nostalgia i loro anni verdi. Nel ricordo si mescolano gioie e rimpianti, soddisfazioni e rimorsi, ma la sensazione complessiva è quella di un’età in cui tutto era possibile.
A vent’anni si può ben dire di avere il futuro davanti. Eppure ciò non significa semplicemente essere liberi e “onnipotenti”, ma anche (e soprattutto) l’affrontare scelte difficili, spesso senza l’esperienza necessaria. E’ questo il momento in cui bisogna trovare la risposta alla domanda “cosa farai da grande?”, questo il momento in cui avviene il primo grande distacco dall’ambiente famigliare, questo, insomma, il momento in cui si prendono in mano le redini della propria vita. In questo senso si può dunque interpretare l’affermazione dello scrittore Paul Nizan: «Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è l’età più bella della vita.»
Tuttavia, avere vent’anni nel 2012 non è la stessa cosa che averli avuti negli anni ’20. Può sembrare contraddittorio, ma essere giovani nel XXI secolo è allo stesso tempo più facile e più difficile di quanto lo sia stato in passato.
Innanzitutto, in che modo può essere considerata facile la vita di un ventenne dei nostri giorni? La questione si può ridurre ad una semplice frase e cioè che per i giovani d’oggi è “tutto pronto”. I nuovi media garantiscono un’informazione istantanea e totale, i numerosi elettrodomestici nelle case svolgono tutti i lavori manuali più faticosi, ed anche spostarsi è sempre più facile, se si considera che in Italia esiste in media un’automobile per persona. Molti genitori, inoltre, non riescono a vivere serenamente la crescita dei loro figli. C’è infatti la tendenza a considerarli bisognosi di tutte le possibili attenzioni, sebbene ormai non siano più bambini, cosa che ritarda sempre di più il momento in cui diventeranno indipendenti e in grado di badare a se stessi.
Questa vita “facile”, anche solo cinquant’anni fa, era impensabile. Prima dell’arrivo della televisione nelle case e prima della creazione del web il mondo dell’informazione era ancora cartaceo e non sempre accessibile a tutti. Senza tutte le facilities con le quali oggi conviviamo (quasi senza rendercene conto), i giovani dovevano essere in grado di supportare i genitori nella gestione della casa e ben presto diventavano autonomi.
Tuttavia le difficoltà non sono diminuite col passare degli anni, hanno semplicemente cambiato natura. Possiamo dire infatti che oggi il problema di fondo è di tipo psicologico.
La società odierna è terribilmente complessa ed alienante, in balia di regole su regole, plasmata da mode e tendenze. E’ una realtà sì affascinante per le opportunità che offre, ma allo stesso tempo spaventosa per la sua vastità ed i suoi molteplici aspetti. E’ naturale, quindi, sentirsi spaesati nel momento in cui ci si affaccia alla finestra e si osserva il mondo fuori, così lontano dalle rassicuranti mura domestiche.
Analogamente si può parlare della paura del futuro, in questo momento più sentita che mai. Le nuove generazioni hanno perso la fiducia nell’avvenire. La crisi, ormai non solo economica e non limitata al nostro Paese, sta annientando lo spirito, l’entusiasmo e la speranza che da sempre caratterizzano i giovani. Ben diversi erano i favolosi anni Sessanta,  in cui si affrontavano con passione tutti gli ostacoli e si era certi che il futuro avrebbe portato un incredibile benessere.
Concludendo, forse i vent’anni non sono stati per Nizan l’età più bella, ma nessuno può dirlo finché non li ha vissuti: l’importante è non farsi abbattere dalle difficoltà.

lunedì 3 settembre 2012

Il piacere delle piccole cose

Alle ore 12.59 l'autrice di questo blog scrive la prima riga del 100° post.
E' il 3 settembre 2012, il cielo è nuvoloso, la temperatura esterna è di 18°C. L'umidità è pari all'84%, mentre la velocità del vento è di 19km/h.
L'autrice di questo blog si trova attualmente nell'ufficio dove svolge lo stage estivo e tiene a specificare di essere in pausa pranzo.
Nell'ufficio accanto una radio è rimasta accesa e trasmette Se ci sarai dei Lunapop. Un telefono interno squilla, ma nessuno risponde. Rumore di tacchi: alcune impiegate stanno per uscire.
L'odore di caffé - c'è una macchinetta usata di frequente - si mescola all'odore della pioggia che proviene dalle finestre aperte.
All'autrice di questo blog ha appena cominciato a fischiare un orecchio e lei trova la cosa molto fastidiosa.
All'autrice di questo blog piace:
- Mettere in ordine i pastelli e i pennarelli, secondo la successione dei colori dell'arcobaleno
- Rispondere al telefono dell'ufficio, dandosi importanza
- Condire l'insalata con la senape
- Cercare di capire come si sente una persona, osservando i suoi gesti
All'autrice di questo blog non piace:
- Quando manca la luce in casa, di sera
- Parlare con le persone che portano gli occhiali da sole
- Aprire le pesche, senza riuscire a separare le due metà dal nocciolo
- L'odore di fumo in cucina quando una fetta di pane si brucia nel tostapane
L'autrice di questo blog ora vuole spiegare perché il post è scritto in questo stile inusuale. Spera che i propri lettori abbiano capito che si tratta di una citazione. La citazione - sempre meglio specificare - riguarda il film intitolato Il favoloso mondo di Amelie, regia di Jean-Pierre Jeunet, anno 2001, colore, sonoro, 120 minuti, lingua originale francese, titolo originale Le fabuleux destin d'Amélie Poulain, con Audrey Tautou nel ruolo di Amélie Poulain e Mathieu Kassovitz nel ruolo di Nino Quincampoix.

Ok, fine del gioco. :)
Il favoloso mondo di Amelie è un film particolarissimo. Divertente, un po' romantico, piuttosto surreale. Una voce narrante esterna sembra influenzare l'andamento della vicenda, i personaggi rivolgono occhiate furbesche alla telecamera, gag e situazioni esilaranti non mancano. Allo stesso tempo, colpisce la finezza di questa storia, la delicatezza con cui ogni personaggio è disegnato. Il favoloso mondo di Amelie è un invito a godere di tutti i piccoli piaceri che la vita ci offre ogni giorno, ma che noi spesso ignoriamo, noi sempre tesi verso l'irraggiungibile.

Particolarmente degna di nota è la colonna sonora, di cui vi propongo un bellissimo brano. Buon ascolto!



venerdì 29 giugno 2012

Ridi, che ti passa!


In questo afoso pomeriggio di giugno sono in modalità recupero forze dopo Mirabilandia. Mi accorgo con un certo disappunto autocritico di aver trascurato il blog, in questi ultimi mesi. Perdita di ispirazione, forse pigrizia, certo è che avrei dovuto impegnarmi di più... Beh, pazienza, staremo a vedere [cit] magari l'estate porterà consiglio.

Intanto facciamoci qualche bella risata, ricordando gli episodi più divertenti e le gaffe di studenti e professori della ormai leggendaria (non per vantarmi eh, no, no assolutamente :D ) 4As del Liceo Torricelli di Faenza. 
Ringrazio Leo per aver trascritto al computer le frasi più belle!


Prof di Arte: A cosa devo stare attenta durante l'anno?
Gaia: Alla Savoia!


Cardelli: Ma Epicuro... E' quello della sindrome di Epicuro?

Prof D'Italiano: (correggendo una versione) Abbiamo saltato una frase...
Ale: Oh no, se n'è accorta!


Bandini: Ma è vero che guardando la TV muoiono i neuroni?


Prof di Fisica: Dai, Massimiliano, vieni tu, che l'altra volta non c'eri.
Cardelli: Ma anch'io non c'ero!
Prof: Perché volevi venire tu?
Cardelli: No, ma che scherzi?!

Prof d’Inglese: ... E state attenti, perché ci saranno dei test a sorpresa di lessico durante l’anno!
Cardelli: D’Inglese?

(esempi sull'uso dei pronomi relativi in inglese)
Valentina: The man who lives in Faenza...
Prof d’Inglese: Dai, un po’ più di fantasia! Daniele, dimmi tu!
Daniele: The man who lives in Faenza...
Prof d’Inglese: Ma allora!

Massi: La pallavolo è bella!
Prof di Fisica: Ma in televisione non tanto...
Massi: Io guardo le donne
Prof di Fisica: Perchè te guardi le... sì, ho capito!
Massi: Anche i maschi!
Prof di Fisica: Ah... Anche i maschi!!

Cardelli: C’è un limite di crescita del pelo? Perchè a me tipo... non cresce... più!

Prof di Filosofia: Io i vostri nomi me li ricordo! (Poi, rivolta a Chiara) Tu sei... Silvia!
Dalla classe: No, Silvio!
Prof di Filosofia: Lasciamo stare Silvio, uno così è malato! Io posso capire un giovane che si esplica in quel... modo, ma uno come lui! Poi ultimamente ha anche il parrucchino fuori posto!

(Liverani sta mandando baci a Davide)
Prof di Fisica: Adesso fai il minuto della vergogna!

Cardelli: Ieri sono andato al consorzio per comprare del nitrato di potassio, poi ci ho messo dello zucchero per fare un fumogeno, però... ha fatto solo fumo!

Gaia: Ma è vero che nella red bull ci sono le palle del toro?
Prof di Filosofia: I tori avrebbero qualcosa da ridire... bisognerebbe trovare un donatore. Ora, al di là di queste fantasie di alcune ragazze...
Liverani: Abbiamo capito come è nato il minotauro!

Prof di Italiano: Cosa sono i mantici?
Cardelli: Sono quei pesci...

Prof di Fisica: Perchè il pattinatore si stringe a sè quando deve girare su se stesso?
Dalla classe: Perchè ha freddo!

Prof d’Italiano: Stai zitto Cardelli che non hai neanche la versione!
Cardelli: Ma ho il libro!
Prof d'Italiano: ...Infatti non è sul libro!

Prof d’Italiano: Cosa significa che Circe trasforma gli uomini in maiali?
Ilenia: (sorridendo senza sapere bene cosa dire) Che gli uomini sono...
Prof d'Italiano: ...Che gli uomini sono dei maiali?!

(Durante la cogestione)
Bandini: (sbuffando) Non ho capito perchè devo fare come attività ‘Cinema e follia’!
Prof di Storia: Farei una battuta, ma non è il caso...

(In classe si parla dell’Eneide)
Massi: Prof, ma perchè ‘sta Troia era così importante?
Prof d’Italiano: Err... la domanda non era ben posta

Prof di Fisica: Fate finta di appoggiare un piede sulla neve fresca e vedete che sprofondate, poi arriva una vostra amica con le racchette ai piedi e non sprofonda, così dite: ‘Oh, sono ingrassata!’

Bidella: C’è questa ragazzina che deve uscire: Geminiani... Daniele

Ale: Ma il tedesco è brutto... Si parla solo in Tedeschia!


Prof di Fisica: Bene, interroghiamo... Eleonora.
Bandini: Non c’è prof, è uscita dalla classe con orbita parabolica
(Suona l’allarme del lab. di informatica che produce un sibilo assurdo)
Liverani: Ma cosa sono, ultrasuoni?! C’è un delfino! E’ Ulisse, delfino curioso!
Prof Fisica: Ulisse è entrato nel laboratorio di informatica! Ulisse maledetto, ne faccio filetto! Così finì sulle tavole degli Italiani... Poi c’è quel bambinetto che è da vent’anni che va in quell’acquario! –Oh Ulisse, Ulisse dove sei??- -E dove vuoi che sia?!?! Son sempre qui, maledetto rompiballe!-
E per finire...
*rullo di tamburi*
 ... Le perle della prof di Arte!
1. Leonardo non smesse mai di disegnare 
2. La bizzaria.
3. e infine lo storico PARALLEPIPEDO
Qualcuno prima o poi dovrà dirle che si dice PARALLELEPIPEDO ...


Oggi non mi sento particolarmente malinconica, ma devo ammettere che rileggendo tutte queste capperatine mi è venuta un po' di tristezza. Se penso che rimane così poco tempo per stare tutti insieme...
In ogni caso, ringrazio ancora una volta tutti i miei amici, per la compagnia e per la simpatia che mi hanno regalato in questi anni. E sono fiera di appartenere ad una classe che si è distinta per così tanti meriti in un solo anno! :D

E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
   E lui rispose dicendo:
   Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
   E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
   E' la vostra mensa e il vostro focolare.
   Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

   Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
   E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
   Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
   Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
   La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
   E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
   Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

   E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
   Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
   Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
   Cercatelo sempre nelle ore di vita.
   Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
   E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
   Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
 da Il profeta, di Kahilil Gibran

domenica 28 agosto 2011

Partenza

Non una meta stabilita, non un progetto di ritorno.
Vicino o lontano non ha importanza.
Questo è viaggiare.

Ci si rivede a settembre, cari lettori! Quando? Chiedetelo al vento...



martedì 23 agosto 2011

Vivere

Non lamentiamoci della monotonia della vita. Vivere è l'avventura più incredibile che ci potesse mai capitare.

Probabilmente l'ha già detto qualcuno prima di me, così o con altre parole, ma lo scrivo comunque.



giovedì 28 luglio 2011

Razza di deficienti! [cit.]

Vi giro la mail che mi ha inviato Greenpeace proprio oggi.
Traete le vostre conclusioni.

Guarda la lenta morte di una tigre di Sumatra ferita e intrappolata. Con questo video shock denunciamo ancora una volta i crimini forestali commessi dalla multinazionale APP (Asia Pulp and Paper). Il video è stato realizzato da un membro dello staff di Greenpeace che ha seguito il tentativo di salvataggio della tigre ad opera delle guardie forestali.

A causa della distruzione delle loro foreste, le ultime tigri di Sumatra sono costrette ad avvicinarsi sempre di più agli insediamenti umani dove restano vittima delle trappole per la cattura dei cinghiali. Ogni anno, infatti, solo nella provincia di Riau 1.600 kmq di foresta, una superficie superiore all'intera area urbana di Roma, vengono distrutti a causa della produzione di polpa di cellulosa e olio di palma.

Se APP non trattasse preziosi ecosistemi come carta straccia e per farne packaging, quel magnifico esemplare di tigre non si sarebbe mai avvicinato a un villaggio, restando intrappolato fino a morire dopo sette giorni di agonia.

Qualche mese fa abbiamo scoperto che parte del packaging usa e getta prodotto da APP viene utilizzato dalle grandi multinazionali dei giocattoli come Mattel, Disney e Hasbro. Per questo stiamo facendo pressione su queste aziende affinché interrompano completamente i loro legami commerciali con un campione della deforestazione.


 


Non ci sono parole per descrivere questo orrore, ma anch'io ho tratto le mie conclusioni, e si riducono ad un solo concetto: il profitto. La distruzione di interi ecosistemi, lo sterminio della Natura che ogni giorno ci dà sostentamento, un Pianeta ucciso lentamente, quasi con perversione, semplicemente per il desiderio di ricchezza.
In pratica stiamo distruggendo la nostra casa. Stiamo deliberatamente affondando la barca su cui navighiamo. E per cosa poi? Per essere più ricchi?
Il problema è che abbiamo frainteso il significato della parola ricchezza. Il denaro non dà la felicità - ormai lo hanno già detto in molti - ma semplicemente il desiderio di avere altro denaro. E chiamereste felice una vita corrotta da una costante insoddisfazione, da una ricerca ossessiva di...pezzettini di carta? Perché alla fine, se ci pensate, cosa sono i soldi? Pezzettini di carta. Ok, non averne comporterebbe una vita di grandi sacrifici (notate che non ho detto che non si potrebbe vivere) e non mi vergogno nel dire che li ritengo necessari per la vita che conduco, ma di certo il denaro non occupa una posizione di rilievo nella mia scala personale dei valori della vita. Detto ciò, io credo che la vera ricchezza sia quella interiore. Senza mettermi a fare complesse disquisizioni filosofiche, dico soltanto che una persona può definirsi ricca nel momento in cui riesce a gioire della propria vita, a sentirsi in pace con se stessa e in armonia con la realtà che la circonda. E non è forse questo essere felici?
Evidentemente alcune molte persone, purtroppo, non la pensano così. Se pensate che ci sono persone che venderebbero l'anima per il denaro o per il potere...
Tutto ciò non è normale. Che razza di deficienti! [cit.]

sabato 11 giugno 2011

Caducità

Effimero il presente si sgretola
lasciando nient'altro che un ricordo.

Come il risveglio dopo un breve sogno:
scoprire con amara meraviglia
di aver trascorso una vita intera
tra illusioni e speranze fallaci.

domenica 17 aprile 2011

I mille tesori dell’amicizia


Cari lettori,
oggi vorrei proporvi un saggio breve sull'amicizia che ho scritto recentemente per la scuola . Avevo già affrontato questo tema  nel post L'amicizia (uno dei primi pubblicati sul blog) e qui ritroverete alcuni elementi di ciò che avevo scritto l'estate scorsa. Questa si potrebbe definire una versione "avanzata", più ricca e più scolastica, in cui spero si possa notare un miglioramento di stile.
Buona lettura!

Il legame che unisce gli amici è forse una delle più belle e pure forme d’amore. L’Amicizia, con la “A” maiuscola, è fonte di gioia, nonché migliore rimedio alla solitudine, ma è assai difficile trovarla: essa è un bene raro e prezioso. Non è sorprendente dunque che un sentimento tanto profondo abbia ispirato artisti di tutte le epoche storiche, che hanno affrontato il tema dell’amicizia in varie discipline, dalla letteratura, alla musica, al cinema.
Innanzitutto, come nasce un’amicizia? Che sia per una serie di fortunate coincidenze o per un caso del destino, è un avvenimento sempre piacevole e inaspettato. Il sociologo Francesco Alberoni ha usato parole molto efficaci per descrivere l’incontro: «un momento in cui noi proviamo un forte moto di simpatia, un interesse, sentiamo un affinità verso una persona. […] L’incontro è sempre inatteso, rivelatore»1. Questo è il primo passo della nascita di un’amicizia, la quale può essere un rapporto consolidato fin da subito, ma più spesso si sviluppa lentamente nel tempo, rafforzandosi sempre di più. Purtroppo può anche capitare di rimanere delusi da persone che inizialmente sembrano affabili, ma che in realtà rivelano un’amicizia interessata. Non per questo però bisogna diffidare di tutti e occuparsi solo di se stessi, perché in questo modo non si potrà mai aspettare la fiducia e il sostegno di altre persone nelle difficoltà. Ma se l’amicizia è destinata a crescere, allora accade quello che Saint Exupery chiama addomesticare. «Che cosa vuol dire addomesticare?» chiede il Piccolo Principe alla volpe «E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami»2. E’ esattamente questo, ciò che nel gergo comune si chiama “coltivare un’amicizia”: creare, mantenere e sviluppare legami con altre persone. L’amicizia risulterà tanto più intima e profonda, tanto più forti saranno i legami che la realizzano. Non è detto però, che un amico debba avere gli stessi nostri interessi, le stesse nostre qualità o abilità, anzi, il più delle volte il rapporto è migliore quando ci si completa a vicenda, poiché «volere e non volere le stesse cose, questa è la vera amicizia»3.
Inoltre, non esiste un solo “tipo” di amicizia: un amico può essere semplicemente una persona con la quale è piacevole trascorrere il proprio tempo, conversare, condividere esperienze e interessi, ma il vero Amico è qualcosa di più. E’ una persona della quale ci possiamo fidare ciecamente, una persona che sappiamo non ci tradirà mai. Un vero Amico ci aiuta quando siamo in difficoltà, ma non per avere qualcosa in cambio: semplicemente perché ci vuole bene. Il giovane protagonista de L’amico ritrovato ci descrive con poetiche parole cos’è per lui la vera Amicizia: «Nella mia classe non c’era nessuno che potesse rispondere all’idea romantica che avevo dell’amicizia, nessuno che ammirassi davvero o che fosse in grado di comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e abnegazione, nessuno per cui avrei dato volentieri la vita»4.
Trovare un vero Amico è molto difficile, ma se si ha la fortuna di averne almeno uno allora è fondamentale rafforzare sempre di più il legame che ci unisce a lui. In che modo ciò è possibile? Il segreto è condividere le gioie e i piaceri, in modo che, con le parole del Sommo Poeta, «vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ‘l desio»5. E’ noto infatti che tutto ciò che facciamo o vediamo diventa più piacevole se condiviso con le persone a cui vogliamo bene. A titolo d’esempio, si può apprezzare un film in solitudine, ma insieme ad un amico si possono scambiare pareri, commenti e scoprire particolare che inizialmente erano sfuggiti; è anche possibile intraprendere un progetto, di qualsiasi natura, autonomamente, ma con l’aiuto di un amico le difficoltà saranno di minor peso e sicuramente si potrà raggiungere un risultato migliore. E infine, non è forse vero che, vissuta un’esperienza meravigliosa, il primo desiderio è parlarne agli amici per condividere la gioia? Cicerone affronta proprio questo argomento in un passo del suo De amicitia, citando un noto filosofo e matematico greco: «Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell’universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno a cui comunicarla»6.
Nonostante quanto detto, qualcuno potrebbe pensare che non valga la pena di legarsi tanto ad una persona, perché il futuro è imprevedibile, e dolorose separazioni, nel corso della vita, sono quasi inevitabili. Ma è bene fare due considerazioni. Innanzitutto non bisogna confondere l’affetto, con quello che il saggio Yoda definisce attaccamento in un episodio della nota saga di George Lucas: «L'attaccamento conduce alla gelosia; l'ombra della bramosia essa è»7. Questo è dunque un sentimento egoistico, ma se si vuole veramente bene ad una persona, bisogna accettarne anche la lontananza o la perdita. In secondo luogo, è necessario ricordare che proprio il distacco può essere merito di un rafforzamento dell’amicizia: «Se vi separate dall’amico, non provate dolore; poi che la sua assenza può schiarirvi ciò che più in lui amate, come allo scalatore la montagna è più chiara dal piano»8. Ciò di cui parlano queste poetiche parole di Kahlil Gibran, è un tema affrontato anche da Alessandro Manzoni in un brano de I Promessi Sposi. Renzo, tornato al suo paese dopo molto tempo, incontra un vecchio amico e scopre di essere molto più affezionato a lui di quanto credesse: «E, dopo un’assenza di forse due anni, si trovarono a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo d’essere nel tempo che si vedevano quasi ogni giorno; perché all’uno e all’altro […] eran toccate di quelle cose che fanno conoscere che balsamo sia all’animo la benevolenza; tanto quella che si sente, quanto quella che si trova negli altri»9.
Infine, l’amicizia risponde anche ad un bisogno naturale di sostegno e incoraggiamento che tutti provano durante il corso della vita. Cosa c’è infatti, di più gratificante nei momenti di sconforto, che il poter confidarsi con un amico? Rabrindranath Tagore ha scritto a questo proposito, in una delle sue poesie: «Non nascondere il segreto del tuo cuore, dillo a me, solo a me, in confidenza.[…] il mio cuore lo ascolterà, non le mie orecchie»10. Perché giustamente, si deve ascoltare con il cuore e non bisogna, per imbarazzo, avere timore del silenzio, «poi che  nell’amicizia ogni pensiero, desiderio, speranza nasce in silenzio e si divide con inesprimibile gioia»11.
Grazie a quanto detto finora, si può definire l’amicizia una vera ricchezza, che va ben oltre gli averi materiali ed è indispensabile per condurre una vita felice.


Note:
1.      Francesco Alberoni, L’amicizia, Milano, Garzanti, 1984
2.      A. de Saint Exupery, Il piccolo principe, 1943
3.      Sallustio, De Catilinae coniuratione, I secolo a.C
4.      Fred Uhlman, L’amico ritrovato, 1971
5.      Dante Alighieri, Le rime
6.      Cicerone, De amicitia, 44 a.C
7.      George Lucas, Star Wars Episodio III: la Vendetta di Sith, Lucasfilm, 2005
8.      Gibran Kahlil Gibran, Il profeta, 1923
9.      Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap.XXXIII, 1827
10.  Rabrindranath Tagore, Non nascondere il segreto del tuo cuore
11.  Gibran, op. cit.

martedì 5 aprile 2011

Essere me

Ho visto una farfalla volare, le ali bianche con un pizzico d’arancio, cercando chissà un fiore o una compagna, il suo percorso in apparenza imprevedibile, la sua esistenza effimera, minuscolo ingranaggio dell’incredibile sistema della natura. Ho visto una farfalla volare, una sola, quando ricordo prati affollati da queste creature, dai mille colori, dalle mille forme, che danzavano tra i fiori creando paesaggi che neanche la mano del più geniale pittore potrebbe riprodurre. Perché non ci sono più farfalle? Quale ingiustizia essere privati della piccola gioia di ammirare queste meravigliose opere d’arte! Ma non è il mio dilemma in questo momento… Penso ancora a quell’unica farfalla, metafora di solitudine e precarietà, nel cui volo incerto ho trovato un riflesso di me stessa.

Mi capita, talvolta, di soffermarmi a meditare sulla vita, sul tempo, sul significato di essere me. Mi sorprendo in pensieri nostalgici – inaspettati ricordi d’infanzia, riflessioni sul passato recente – ma percepisco sempre un senso di mancanza, la sensazione di non riuscire a comprendere sino in fondo il significato di tutto ciò: so che è scritto sulla sabbia, appena un po’ più in là, ma appena mi sporgo per leggere, l’onda l’ha già portato via.

E’ il tempo ciò che di più mi fa rabbia. Il tempo, che scorre troppo in fretta, che mi strappa il presente e lo trasforma in ricordo prima che io riesca a rendermi conto di quanto sia importante e prezioso. Diciassette anni non sono più sedici, non sono più quindici: un passato che sembra allo stesso tempo così lontano e così vicino, così diverso e così simile al mio presente. Allo stesso modo è frustrante la sensazione di non capire se sto vivendo appieno la mia esistenza, l'essere continuamente tormentata dal pensiero che la giovinezza mi stia sfuggendo dalla mani – che toni melodrammatici! – per rimanere tra i miei ricordi solo come un arido insieme di rimpianti.

Ed è ancora il tempo ciò che mi inquieta di più. Il tempo, che nasconde il futuro rendendo il mio volo esitante, pieno di incertezze e improvvisi cambi di direzione. L’età adulta è a un passo da me, mi attende impaziente insieme a nuove responsabilità, nuovi vincoli, un nuovo modo di vivere, ma io non sono pronta: mi affaccio sull’abisso del futuro, ma mi ritraggo atterrita dal buio della sua profondità.

Ma questi non sono altro che vaneggiamenti adolescenziali, riflessi di un timido bisogno di comprensione. Mi domando soltanto: troverò un compagno di volo?



Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà.*


*Da “L’attimo fuggente”

mercoledì 22 dicembre 2010

Happy Christmas

Non so quando potrò di nuovo aggiornare il blog, quindi auguro a tutti voi lettori un felicissimo Natale e vi dedico la canzone natalizia che da sempre che preferisco...
A presto!




So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young

A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear

And so this is Xmas (war is over)
For weak and for strong (if you want it)
For rich and the poor ones (war is over)
The world is so wrong (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
For black and for white (if you want it)
For yellow and red ones (war is over)
Let's stop all the fight (now)

A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear

And so this is Xmas (war is over)
And what have we done (if you want it)
Another year over (war is over)
A new one just begun (if you want it)
And so happy Xmas (war is over)
We hope you have fun (if you want it)
The near and the dear one (war is over)
The old and the young (now)

A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear

War is over, if you want it
War is over now

Happy Xmas

giovedì 25 novembre 2010

Never let me go

ATTENZIONE:  Quella che segue non è propriamente una recensione del romanzo Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro, ma piuttosto un commento, perciò contiente SPOILERS.
Se non avete letto questo romanzo meraviglioso, lasciate perdere il post e affrettatevi a leggere il libro perchè merita veramente (e ovviamente dopo tornate qui a leggere quello che ho scritto! :P).


Immaginate di avere dodici o tredici anni e di vivere in un collegio magnifico e isolato, immerso nelle colline inglesi. Per quel che ricordate, avete sempre vissuto lì insieme ad altre decine di ragazzi più o meno giovani di voi, costantemente sorvegliati da alcuni “tutori” che vi insegnano tutto ciò che dovete sapere. Vi ripetono sempre che dovete stare molto attenti alla vostra salute, che dovete comportarvi in modo dignitoso e che dovete sforzarvi di essere creativi. Naturalmente nel corso della vostra infanzia avete stretto una profonda amicizia con alcuni compagni e avete sviluppato simpatie ed antipatie verso i tutori.
Insomma, fin qui la vostra vita, come quella di Kathy, Ruth e Tommy, può sembrare una vita tipica di un orfano relativamente fortunato. Ma questi tre studenti di Hailsham, protagonisti del commovente romanzo di Kazuo Ishiguro, Non Lasciarmi, non hanno nulla a che vedere con gli orfani.
E’ Kathy, ormai adulta, a narrare ai lettori la sua vita, quasi come si stesse confidando con una persona conosciuta e fidata. I primi episodi che ci racconta – il suo primo incontro con Ruth, il carattere difficile di Tommy, lo strano comportamento dei tutori – sono caratterizzati da un certo “disordine” cronologico, come se i ricordi più lontani della sua infanzia cominciassero a diventare confusi e le fosse difficile organizzare bene il pensiero; solo successivamente la storia diventa più lineare.
Kathy, Ruth e Tommy, come tutti i loro compagni di Hailsham, sono destinati a diventare “assistenti” e “donatori”, sono stati creati per questo scopo e ne sono consapevoli. Sanno anche che è molto importante riuscire a realizzare bei disegni e belle poesie, perché queste loro opere possano trovare posto nella misteriosa Galleria di Madame. Per loro tutto questo è normale e la loro vita non sembra diversa da quella di qualunque altro adolescente: le amicizie infantili si evolvono in sentimenti più profondi, a grandi gioie si alternano momenti di sconforto, i rapporti sono fragili e le emozioni forti. Ma, inesorabile, si avvicina il momento di lasciare Hailsham e negli ultimi anni al collegio si crea un’atmosfera di tensione fra gli studenti, i tutori infatti sembrano restii ad affrontare alcuni argomenti, soprattutto riguardo al futuro dei ragazzi, a quello che li aspetterà quando dovranno affrontare il “mondo fuori”.
La verità si scopre quasi per caso, come se fosse una cosa ovvia e conosciuta fin dall’inizio della storia ed è forse proprio per questo che ci colpisce in modo così violento: studente non è altro che una parola più gentile per parlare di un clone, destinato in età adulta a donare i propri organi vitali. La crudeltà e l’assurdità di tutto ciò ci sconvolge e, sebbene avessimo subito intuito la presenza di un segreto inquietante dietro alla parola “donazione”, ci ritroviamo ora a considerare le vite dei protagonisti sotto una luce completamente diversa.
Dopo aver trascorso ogni passo della vita di Kathy, Ruth e Tommy e aver condiviso con loro tutte le gioie, le preoccupazioni, lo sconforto, la rabbia e soprattutto l’amore, improvvisamente scopriamo che sono diversi da noi e non riusciamo a capacitarci di come ciò sia possibile.
Bene, è proprio questa sensazione che vuole farci provare Ishiguro, per farci riflettere su una domanda già affrontata molte volte dalla filosofia – cosa rende tale un “essere umano”? – e per condannare attraverso la metafora dei cloni, le discriminazioni sociali. Parallelamente a questo, lo scrittore ci comunica una forte preoccupazione riguardo allo sviluppo tecnologico, che potrebbe portare la scienza ad un carattere amorale e spregiudicato, se non venisse adeguatamente controllato.
Nonostante questo quadro tetro della società, nel romanzo chiusa e statica, sembra che una speranza ci sia: ciò che unisce tutti e supera ogni barriera è l’amore, in tutte le sue forme.
Non è mai troppo tardi per amare.


A febbraio uscirà nelle sale italiane il film tratto da questo romanzo, diretto dal regista americano Mark Romanek.
 


venerdì 19 novembre 2010

Teoria dell'attesa

"Il tempo scolastico scorre più lentamente man mano che avanza"

Pensateci...ma quanto sono lunghi i cinque minuti prima del suono della campanella?!
:D

martedì 26 ottobre 2010

Quattro chiacchiere con il Piccolo Principe

La star dei tuoi sogni, un personaggio del passato, il protagonista del tuo libro o film preferito...puoi scegliere fra molti per scrivere un' intervista impossibile! (Se siete interessati: intervista_impossibile)
Questa l'ho scritta qualche giorno fa per la scuola e, poichè ne sono abbastanza soddisfatta, ho deciso di condividerla con i miei quattro lettori...


Per viaggiare lontano basta la tua fantasia, ma  non sai mai dove questa ti porterà...
Potrai trovarti improvvisamente a vagare nello spazio e magari ti capiterà d’imbatterti in un minuscolo pianeta, un asteroide dai mille tramonti dove un piccolo principe sarà indaffarato a spazzare i camini dei suoi vulcani. Ma se avrai la fortuna di incontrarlo, non perdere l’occasione di scambiare qualche parola con lui: se sarai disposto ad abbandonare i pregiudizi dei grandi e ad aprire la mente come facevi da bambino, allora il piccolo principe sarà felicissimo di avere trovato un nuovo amico.


Buon giorno, chi è lei? Non so come sono arrivata fin qui…forse sto sognando, ma potrebbe dirmi gentilmente dove ci troviamo?
(mi guarda un po’ sorpreso e un po’ imbronciato) Ti prego, non parlarmi in questo modo, come fanno i grandi…non vedi com’è piccolo il mio pianeta? Non c’è bisogno di usare questa falsa cortesia, come fanno i grandi…

Mi scus…scusami, ma non hai ancora risposto alla mia domanda

Voi grandi avete sempre fretta. Ma cosa cercate? Niente, solo i bambini sanno quello che cercano. Guarda là, guarda com’è bello il tramonto: un giorno ho visto ben quarantatrè tramonti. Sai…quando si è molto tristi si amano i tramonti…
Io non ho mai dato un nome al mio asteroide, ma un giorno lontano un amico mi disse che sul suo pianeta (che strano e grande pianeta!) lo chiamavano B 612.

(A quel punto mi si accende una lampadina) Un asteroide piccolissimo…tanti tramonti…Ho capito, sei il piccolo principe! Ma com’è possibile, è questa la realtà? Questa situazione non può essere altro che frutto della mia fantasia, ma che emozione, che gioia poterti conoscere!
Come sei buffa ad agitarti così tanto, e pensare che l’unica cosa per cui ci si può agitare qui sono i baobab che cercano ogni giorno di invadere il mio pianeta. Ma perché mi chiami principe? Io non voglio regnare su nulla. Una volta sono stato su un pianeta dove c’era solo un re che voleva disperatamente regnare su qualcosa, ma non aveva nessuno a cui dare ordini. Ho capito che si sentiva molto solo.

E tu, non ti senti solo su questo piccolissimo asteroide lontano da tutto e da tutti?
Ma io non sono solo! Ho il mio fiore, che è una bellissima e vanitosa rosa. Lei mi parla, io le parlo e la proteggo con una campana di vetro perché di notte fa freddo. Ho i miei vulcani, due sono attivi e uno è spento, ma li pulisco tutti e tre ogni mattina. Ho i tramonti da guardare tutte le volte che voglio, ma soprattutto (e qui la sua voce si incrina appena) ho questa piccola pecora che ha disegnato il mio amico che ho conosciuto sulla Terra.

Anch’io vengo dalla Terra, perché hai deciso di visitare proprio questo pianeta?

(Sospira…) La Terra è un pianeta grandissimo: ci sono 111 re, 7000 geografi, 900.000 uomini d’affari, 7 milioni e mezzo di ubriaconi e 312 milioni di vanitosi. Quanti adulti! Eppure ci sono dei posti bellissimi, dove per chilometri e chilometri non c’è nessuno. Sono i deserti…Mi piacerebbe tanto avere un deserto sul mio pianeta, ma è troppo piccolo, mi accontento di guardare il cielo. Non credi anche tu che in fondo il cielo assomigli al deserto? Sono entrambi così sconfinati…
Ero in viaggio per istruirmi, quando sono caduto sulla Terra: avevo già visitato sei pianeti, dove avevo conosciuto solo adulti che perdevano il loro tempo e facevano ragionamenti insensati. Io cercavo degli amici e speravo di trovarne alcuni sul tuo pianeta.
All’inizio sono rimasto sorpreso di non vedere alcun essere umano, ma un serpente mi ha spiegato che quello dove mi trovavo era un deserto, per forza non c’era nessuno. Allora mi sono messo in cammino e ho imparato tante cose.

Per esempio? Hai scoperto qualcosa di importante?
A un certo punto del mio cammino mi sono imbattuto in un giardino di rose: erano tutte uguali al mio fiore, che credevo unico nell’universo, e per questo mi sono rattristato moltissimo. Ma dopo ho incontrato una volpe, una volpe speciale. Ha voluto che l’addomesticassi… sai cosa vuol dire? E’ una cosa dimenticata da tanto, significa creare dei legami. La volpe mi ha fatto capire che il mio fiore, sul mio piccolo pianeta, era unico perché io mi ero preso cura di lui. L’essenziale è invisibile agli occhi, mi ha detto.

A proposito di legami ed amicizia, ti va di raccontarmi qualcosa sull’amico che ti ha disegnato la pecora?
(Arrossisce, ma sembra contento) Il mio amico era un adulto. Non avrei mai creduto che gli adulti sapessero essere dei veri amici prima di incontrarlo.
Anche lui era caduto dal cielo e non poteva tornare a casa perché la cosa con cui volava (che mi ha detto chiamarsi aeroplano) si era rotta. All’inizio sembrava un adulto come tutti gli altri, diceva: mi occupo di cose serie, io! Allora mi sono arrabbiato. Ero triste perché tutti gli adulti che incontravo erano presi da inutili problemi e non riuscivano a cogliere l’importanza delle piccole cose.
Poi ho capito che lui aveva paura di non poter tornare più a casa e che aveva paura anche per me. (Chissà come devo essere sembrato strano ai suoi occhi!) Così ho cominciato a raccontargli la mia storia, i miei viaggi. Sapevo che mi ascoltava per davvero, non come fanno i grandi di solito.
La pecora che mi ha disegnato si trova bene qui, anche se passa la maggior parte del tempo a dormire nella sua cassetta…Ogni tanto le parlo, così non rischio di dimenticare il mio amico.

Non vorrei essere invadente, ma com’è finita la tua avventura sulla Terra?
Ho dovuto dire addio al mio amico perché dovevo tornare al mio pianeta per accudire il mio fiore e i miei vulcani ed estirpare le piante di baobab. E’ stato un momento molto triste, perché avevo creato un legame con il mio amico ed ero triste per lui. Quando sono partito, ai suoi occhi è sembrato come se fossi morto, lo so. Anche se ho provato a spiegargli che sarebbe andato tutto bene, ho visto che per poco non si è messo a piangere. Ho avuto paura quando me ne sono andato, lo ammetto, ma alla fine è andato tutto bene: semplicemente mi sono risvegliato qui, con la pecora e tutto quanto. C’era un sacco di lavoro da fare!

(Mentre ascolto, sento che qualcosa sta cambiando… il tempo sta per finire e devo tornare a casa)
Ometto, è stato bello conoscerti, mi hai insegnato qualcosa di molto importante. Ormai è giunto per me il momento di tornare sulla Terra, ma spero di poterti incontrare di nuovo, un giorno…

Aspetta! Ti vorrei chiedere un favore: quando sarai a casa, cerca il mio amico e digli che sto bene, che la pecora non ha mangiato il fiore. Anche loro sono diventati amici! Diglielo, ti prego, non voglio che sia triste per me…

(La sua voce, velata di malinconia, arriva sempre più lontana)

… e io sarò sempre qui, se vorrai venire a trovarmi.

lunedì 25 ottobre 2010

Sto forse sognando?

Cari lettori, oggi voglio parlarvi di una mia esperienza personale.
Vi capita mai di pensare a come sarebbe bello poter capire di stare sognando, mentre dormite? Poter dire: "Ehi, ma questa non è la realtà, è un sogno! Ora posso fare tutto quello che voglio!"?
Ultimamente mi è capitato spesso di pensarci...Lo so, sono rimasta influenzata dal film Inception, di cui ho parlato in uno dei post precedenti, ma anche prima di aver visto il film ogni tanto riflettevo sulla possibilità di vivere l'esperienza di un cosiddetto Sogno Lucido. (per saperne di più Sogni lucidi)
Mio padre, che ha letto i libri di Carlos Castaneda, mi ha parlato più volte dei Sogni Lucidi: lo scrittore suggerisce un trucco per poter rendersi conto di stare sognando, ovvero "guardarsi le mani". In realtà non è quel gesto in sè che è determinante, infatti potrebbe essere qualsiasi altra cosa: l'importante è aver convenuto con se stessi di usare quel gesto per quello scopo.
Il sogno mi ha sempre affascinato perchè non ci sono ancora prove scientifiche sulla sua natura e sulla sua funzione. Da Wikipedia si legge: "Non esiste una definizione biologica universalmente accettata dei sogni. In generale si osserva una forte corrispondenza con la fase REM, durante la quale un elettroencefalogramma rileva un'attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. I sogni che siamo in grado di ricordare, non avvenuti durante la fase REM, sono a confronto più banali. Un uomo in media sogna complessivamente per sei anni durante la sua vita (circa due ore per ogni notte). Non si conosce l'area del cervello in cui hanno origine i sogni, né sappiamo se abbiano origine in una singola area o se più parti del cervello vi concorrano, né lo scopo dei sogni per il corpo e la mente."
Fare un Sogno Lucido non è affatto impossibile, lo dico perchè proprio stanotte ho vissuto questa incredibile esperienza. Non è la prima volta che mi capita, anche se sempre per caso. Altre volte ho fatto Sogni Lucidi di brevissima durata e mi sono resa conto che anche mantenere la lucidità non è una cosa facile. E' molto utile descrivere ad alta voce i dettagli del paesaggio da cui si è circondati ed è importante mantenere la calma.
Ed ecco cosa si riesce a fare...


Inizialmente sono alla stazione di Fognano, il piccolo paese dove abito. E' mattina e devo prendere il solito treno per andare a scuola. Salgo sul mezzo e saluto un'amica che non vedo da tanto tempo. Chiacchieriamo del più e del meno, le racconto le ultime novità, fino a quando non arriviamo a Faenza, capolinea. Decidiamo di restare ancora un po' sul treno, solo che non ci accorgiamo che quello, per chissà quale motivo, riparte per tornare verso Firenze e quando vogliamo scendere il controllore dice:"Mi dispiace, ora siamo a S.Cassiano e dovrete arrivare fino a Marradi per poi prendere un treno e tornare giù."
Breve salto temporale, in due minuti eccoci di nuovo in stazione a Faenza. A quel punto, nel giro di qualche secondo faccio una serie di ragionamenti che mi portano alla conclusione: sono in un sogno.
1.(pensando che sia martedì mattina) Uffa, oltre alla giustificazione per ieri che sono stata a casa, devo anche portare quella per il ritardo e salto l'interrogazione di biologia.
2.Ma oggi non è martedì, come puo' esserlo? Cos'ho fatto ieri? Non ricordo... Dunque è lunedì mattina.
3.Ma se è lunedì mattina, io a quest'ora dovrei essere nel letto a dormire perchè è il compleanno di mio padre e avevo deciso di stare a casa, oggi.
4.Conclusione, sono in un sogno.
Per sicurezza mi guardo le mani e tutto si fa più nitido. Ripensandoci ora, la cosa strana è che al momento in cui il sogno diventa lucido, spariscono tutte le persone che prima mi erano accanto.
Dunque esco verso lo spiazzo che c'è davanti alla stazione. Per mantenere la consapevolezza comincio a descrivere tutto quello che vedo: "Sono in una città (che all'improvviso è molto diversa da Faenza), c'è la nebbia, è abbastanza buio perchè è mattina presto, lì c'è una cabina telefonica, là il viale..."
Poi, mentre penso a come sfruttare questa bella opportunità, raccolgo un volantino da terra dove sono raffigurate delle combinazioni di vestiti e indicandone una, mi ritrovo improvvisamente vestita come nel disegno, poi provo a cambiare, ma non ci riesco più.
Allora decido di provare a sfidare le leggi della fisica e tento una capriola all'indietro, in aria (come quelle che fa chi pratica ginnastica artistica), che per poco non mi fa perdere la consapevolezza. Così ho capito che chiudere gli occhi in un sogno lucido fa perdere la concentrazione.
Successivamente m'incammino verso un edificio, guardo in lontananza il tetto di una casa e sperimento il teletrasporto pensando intensamente:"Ora sarò là sopra". Un attimo dopo mi volto indietro e mi ritrovo effettivamente in alto a guardare il paesaggio che avevo alle spalle (anche se non è proprio uguale a dove mi trovavo prima...).
Il momento più divertente è quando entro in un palazzo. Mi ritrovo in un corridoio dal soffitto tutto decorato in stile barocco e con molti quadri appesi ai muri. Allora comincio a camminare sulle pareti (proprio come nel film Inception :D)... Dopo un po' non capisco più dove sia il pavimento e dove il soffitto!
Infine entro in una stanza dove c'è solo un letto sul quale sono posati una scatola di legno e un cucchiaino. Mi chiedo quale sia lo scopo di quegli oggetti, ma non ho il tempo di scoprirlo. Infatti sfortunatamente in quel momento mi sveglio...

Raccontatemi un vostro sogno particolare o un'esperienza di Sogno Lucido, aspetto i commenti! =)

martedì 13 luglio 2010

Agata e Pietra Nera

Cari lettori, ho appena "divorato" un breve romanzo intitolato "Agata e Pietra Nera" della scrittrice Ursula K. Le Guin (autrice anche della meravigliosa saga di Earthsea). Il libro affronta un tema delicato, spesso argomento di discussioni in campo psicologico: puo' esistere solo amicizia fra uomo e donna?
La storia è quella di Owen e Natalie, un ragazzo e una ragazza che si possono definire fuori dagli schemi, poichè coltivano interessi speciali e di conseguenza sono inevitabilmente esclusi dal "gruppo". L'amicizia che nasce fra loro è un sentimento puro: in qualche modo l'uno ha bisogno dell'altra. Ma questo rapporto è destinato ad evolversi in qualcosa di più profondo...

Vi lascio le frasi più belle =)

"Decidemmo che non ha senso chiedersi qual è il significato della vita, perchè la vita non è una risposta, la vita è una domanda, e tu, proprio tu, sei la risposta."


"Non mi era mai venuto in mente prima che la musica e il pensiero si assomgliassero tanto. In effetti si potrebbe dire che la musica è una altro genere di pensiero, o forse che il pensiero è un altro genere di musica."


"Io dissi che era un po' come Einstein, che faceva tutto con una matita, un po' di carta e la sua testa, invece di un acceleratore da cinquanta milioni di dollari; gli acceleratori sono stupendi, ma sostanzialmente Einstein era ancora più stupendo, e assai più economico."

sabato 3 luglio 2010

La scuola è finita da quasi un mese e ormai sono nel pieno della tranquillità estiva.
In questi giorni bollenti, tra un libro e un gelato e un tuffo in piscina, è nata l’idea di scrivere un blog. Un blog per parlare di me, di ciò che penso, di come vedo e osservo il mondo.
E dunque, eccomi qui a buttar giù le prime righe di questo “diario virtuale”, mentre il ventilatore mi fa da guardia del corpo. Nel frattempo mi affaccio alla finestra per ammirare il tramonto: uno sguardo al cielo, all’orizzonte… sempre un po’ più in là.