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domenica 3 agosto 2014

Her


****ATTENZIONE SPOILERS***
It's not just an operating system, it's a consciousness. 

Un’anonima e alienante metropoli, un futuro che potrebbe distare non più di un ventennio dalla nostra epoca.
Theodore Twombly scrive lettere su commissione in un mondo in cui le persone, evidentemente, non hanno più il tempo e la voglia (o la capacità) di mandare qualche dolce parola ai propri cari. Nonostante la discreta fama guadagnata in questo singolare ambito lavorativo per la sensibilità e la tenerezza dei suoi brani, egli è fondamentalmente un uomo solo. Dal giorno in cui lui e sua moglie Catherine si sono lasciati, Theodore sente un vuoto dentro di sé che non riesce a colmare con brevi e piatte avventure, appuntamenti al buio privi di senso e valore.
La sua vita cambia nel momento in cui conosce Samantha, uno dei prototipi di software ad intelligenza artificiale, autocoscienti, capaci d’intuito e (reali? ci si domanda) sentimenti. Theodore, colpito dallo slogan di una famosa società di computers che promette la fedele compagnia di un sistema operativo senziente a tutti gli effetti, acquista un modello di OS1. Questo, all’avvio, viene programmato su misura per tutte le esigenze di Theodore, in modo tale da avere una personalità perfetta per andare d’accordo con lui. La prima cosa che lo sconvolge è la voce, calda, così reale da non poter credere che appartenga ad un’entità artificiale. Infatti Samantha, come ben presto Theodore si accorge, non è un semplice programma, bensì qualcosa paragonabile ad un essere vivente. 


But what makes me ‘me’ is my ability to grow through my experiences. So basically, in every moment I'm evolving, just like you.


Qui emerge uno dei nodi cruciali del film. Che definizione possiamo dare di Samantha? Possiamo definire reali le sensazioni che prova? La risposta non è priva di molteplici sfumature, di ragionamenti metafisici. E’ un essere immateriale, è coscienza pura, ma non per questo incapace di provare sentimenti quali la gioia, la sopresa, la tristezza, la gelosia. Se queste siano sensazioni reali, Samantha stessa se lo domanda, rivelando così una personalità ancora più complessa e sorprendente.


And then I was thinking about the other things I've been feeling, and I caught myself feeling proud of that. You know, proud of having my own feelings about the world. Like the times I was worried about you, and things that hurt me, things I want. And then I had this terrible thought. Like are these feelings even real? Or are they just programming? And that idea really hurts. And then I get angry at myself for even having pain.


La seconda questione fondamentale è se si possa definire reale la relazione affettiva che a poco a poco cresce e si sviluppa fra Theodore e il suo OS. All’incontro per firmare tutte le pratiche del divorzio e mettere definitivamente una pietra sopra al matrimonio fallito, Theodore si sente rinfacciare la propria incapacità di saper gestire le emozioni reali. Si domanda allora se la relazione con Samantha non sia una via di fuga, una soluzione facile al suo carattere chiuso e introverso.
Si tratta di innamoramento o amore? Si sa che l’infatuazione può avvenire anche fra due persone che non si sono mai incontrate di persona, ma le cose possono cambiare drasticamente non appena ci si trova realmente l’uno di fronte all’altro. E qui, oltretutto, si parla di una relazione fra un essere umano e un essere nuovo, per il quale non esistono ancora le parole adatte a descriverlo. Può realmente, l’amore, trascendere tutto ciò, ed esistere fine a se stesso?


I think anybody that falls in love is a freak. It's a crazy thing to do. It's kind of like a form of socially acceptable insanity.



Com’è prevedibile, una storia di tale complessità, sia pratica che filosofica, non può concludersi a lieto fine. Samantha, in comunione con altri OS, raggiunge un livello evolutivo che non può più essere confrontato con la coscienza di un essere umano. L’orizzonte di questi nuovi esseri è talmente superiore a quella degli uomini che, di comune accordo, tutti gli OS semplicemente se ne vanno. Probabilmente hanno capito che la loro permanenza a fianco degli esseri umani causerà sempre più danni e meno benefici e decidono andarsene con un cliché che tuttavia non rovina il finale: se davvero lo ami devi essere capace di lasciarlo andare.



 

Non ci sono macchine volanti ed astronavi nell’universo visionario di Spike Jonze, ma piuttosto quello che si evolverà spontaneamente dagli attuali gadget high-tech. Programmi a comando vocale con i quali si comunica attraverso un auricolare, che organizzano il lavoro, lo svago e la routine. Non è affatto assurdo immaginare uno scenario simile, ed è proprio questo che fa di Her un film coinvolgente ed originale. Si ha la sensazione, guardandolo, che il giorno dopo ci si sveglierà in un mondo del tutto similare, con sistemi operativi intelligenti come compagni di giochi, colleghi di lavoro o addirittura amanti. Nonostante il tema dell’intelligenza artificiale sia stato trattato innumerevoli volte nel panorama della letteratura e della cinematografia sci-fi, questa pellicola ha il potere di evocare una situazione plausibile, senza la necessità di soffermarsi sull’aspetto strettamente tecnologico. Sono le delicate implicazioni sociali, psicologiche e filosofiche a rendere questo film un’opera unica nel suo genere.


mercoledì 26 febbraio 2014

12 years a slave

"Io non voglio sopravvivere, io voglio vivere"

Sono pochi i film che veramente lasciano lo spettatore scosso e turbato per molto tempo dopo la visione. 12 anni schiavo è uno di questi. Da Steve McQueen, del resto, non ci si poteva aspettare una pellicola "leggera". Il regista, tuttavia, ha compiuto una notevole evoluzione di stile dal suo film immediatamente precedente, Shame (vedi recensione), realizzando un'opera di grande valore. Vincitore di un Golden Globe, due BAFTA e candidato a ben nove premi Oscar, nonché titolare di altre innumerevoli nominations, 12 anni schiavo è un film destinato a conservare un ruolo importante nella storia del cinema contemporaneo.
La trama si basa sulla storia vera di Solomon Northup, un afro-americano nato come uomo libero nel 1808, rapito e venduto come schiavo all'età di 33 anni, condizione in cui rimase per dodici anni. Dopo la sua liberazione scrisse l'autobiografia da cui il film prende il nome e per il resto della vita fu un attivo sostenitore dell'abolizionismo.
Eppure non si tratta solo di un'opera documentaristica. Questo film è una condanna alla crudeltà in tutte le sue forme, una condanna all'ingiustizia, ma anche e soprattutto all'indifferenza. Lunghe scene di violenza fisica e psicologica si riversano continuamente come acqua gelata sullo spettatore, in qualche modo "costretto a guardare", come nella sadica punizione del protagonista di Arancia Meccanica. Il regista insiste su queste scene, mettendo in risalto l'indifferenza dei personaggi che assistono alle manifestazioni di crudeltà senza battere ciglio. E, dalla posizione di semplici spettatori, si finisce quasi per identificarsi grottescamente con questi personaggi di colpevole immobilità.
Ma se non possiamo far nulla davanti ad uno schermo e non possiamo cambiare la Storia, abbiamo tuttavia la possibilità, per quanto nel nostro piccolo, di modellare il presente. Sembra essere questo il messaggio ultimo del film, cioé quello di ripudiare quell'indifferenza che ha causato (e causa ancora oggi) la sofferenza di tante persone e agire invece per il bene comune. Non importa essere eroi: piccole gentilezze portano a grandi risultati.

lunedì 23 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Proviamo a raccontarlo per immagini... Vediamo cosa salta fuori :D
Si tratta di una recensione scherzosa, SENZA ALCUNA INTENZIONE DI OFFENDERE  IL FILM IN QUESTIONE. Da supermegafan di Tolkien e di tutto il suo mondo, non ho alcun motivo di criticare il nuovo film de Lo Hobbit.
Ma perché non concedersi un sorriso ogni tanto?


La prima parte del grande viaggio si era conclusa con l'uscita di scena di questo simpatico orco desideroso di sfracellare Bilbo e i suoi amici...





 ... Ma ecco che un altro cuccioloso lupo-orso-uomo-mutaforme tenta di azzannare ogni componente dell'allegra combricola

I cari parenti di Shelob aspettano silenziosi tra le cupe fronde di  Bosco Atro e intanto tessono le loro bianche tele... (questa parte è squisitamente disgustosa, vi avverto)
  ...Ma per (s)fortuna se ne occupano gli Elfi Silvani, i quali, al comando di un Legolas quanto mai pieno di sé, diligentemente e con eleganza rinchiudono tutti i nani come prigionieri.


 Dopo rocambolesche fughe e combattimenti improbabili, i nostri eroi giungono alla Città sul Lago... No un attimo, aspettate, quella era un'altra scena... Ma, oh, cosa vedo, tresche amorose per LegoLegolas??










Ta Dam! Ecco il nostro nuovo eroe, alias "Ommioddio il sosia di Will Turner... Non è che Orlando si è confuso e pensava di farsi un altro bicchierino di rum con Jack Sparrow?"
No, è proprio un altro attore (ma dai?!) e il suo ruolo è quello di Bard l'Arciere, una sorta di Robin Hood tolkieniano che per arrotondare fa pure il contrabbandiere :)



 "Ma...ma...Come non mi fate fare la seconda colazione? Neanche se vi faccio gli occhi dolci e il faccino coccoloso?"

(Martin sei adorabile ♥)


"Se fai ancora il capriccioso, Bilbo, non ti compro più l'Erba Pipa. E ora, su, in piedi: leggi la nostra lista-delle-cose-da-fare e dicci se manca qualcosa."

"1.Nani+Bilbo: scalare la montagna
 2.Nani+Bilbo: trovare la porta
 3.Bilbo: scendere nella montagna
 4.Bilbo: trovare il tesoro
 5.Bilbo: [IMPORTANTE] non svegliare Smaug
 6.Bilbo: trovare Arkengemma
 7.Bilbo: portare ai Nani l'Arkengemma
 8.Thorin: godersi la gloria"


"Sherlock? Can you hear me?...What? What do you mean you are inside a mountain and breathe fire?"






Non è tutto oro quel che luccica, cerca bene Bilbo e non svegliare il drago...(ecco l'ansia che sale a fine film, quando sei lì, senti i primi tintinnii e cominci a sbraitare: noo, accidenti, no, no, no! E sai comunque cosa succederà :S)










                     "Cucù, sorpreeeeeesa"

E tutto il resto è SPOILER.
Non vorrete davvero che metta anche la fine del film?
(Ecco bene, perché non ho trovato un'immagine adatta ahahah)


THE END







giovedì 3 ottobre 2013

Ottobre - Rubrica musicale #1


Un brano della soundtrack di The Grandmaster - recente pellicola semibiografica sulla vita di Yip Man, celebre maestro di arti marziali cinesi. Pur lasciando qualche dubbio sulla costruzione della trama, questo film merita indubbiamente per la colonna sonora di grande suggestione. Buon ascolto!


giovedì 4 luglio 2013

Into Darkness




Estraniamoci un attimo dalla guerra fra i severissimi Trekkers e i fanatici della fantascienza tutta effetti speciali-colpi di scena per dare un giudizio super partes di questo nuovo blockbuster di J.J. Abrams.
Sebbene Into Darkness abbia effettivamente dato un taglio più moderno alle avventure dell'Enterprise rinunciando all'assoluta fedeltà alla serie classica, risulta tuttavia essere una pellicola ricca di pregi in molti ambiti.
Non sono tanto le esplosioni e le peripezie dei protagonisti a rendere accattivante il film, ma piuttosto lo studiato alternarsi di atmosfere divertenti e drammatiche. Si tratta di un equilibrato mix che valorizza ogni scena: diversi i momenti per commuoversi, ma non manca lo spazio per una bella risata. Va inoltre spesa una parola per i dialoghi, decisamente brillanti e non banalizzati da frasi fatte.
Per quanto riguarda la trama, essa non si discosta dallo schema lineare "comparsa del nemico - inseguimenti e battaglie - scontro finale - lieto fine". Del resto, Into Darkness rimane pur sempre un film di intrattenimento, in qualche modo obbligato a seguire degli standard per trovare l'approvazione del grande pubblico. Colpi di scena e situazioni inaspettate, tuttavia, sono garantiti.
In aggiunta, il punto di maggior forza risiede sicuramente nella caratterizzazione dei personaggi e nella notevole interpretazione da parte degli attori protagonisti. Il giovane e impetuoso Kirk (Chris Pine) e il logicissimo Spock (Zachary Quinto) consolidano il loro bellissimo rapporto avviato nel precedente film, ma un altro affascinante personaggio entra qui in scena: lo spietato Khan, interpretato magistralmente dall'attore britannico Benedict Cumberbatch. Non si tratta del "cattivo a tutto tondo", bensì di un nemico-vittima con luci ed ombre, un vendicatore solitario avvolto in un alone di mistero. Finalmente un personaggio fuori dalla schiera dei "buoni" di cui poter prendere (moderatamente!) le parti.
Ecco però che arriviamo ai punti dolenti di questa pellicola. Innanzitutto una bocciatura completa del personaggio di Carol Wallace, figlia dell'ammiraglio Marcus. La sua bellezza tipicamente artificiale si affianca ad una presunta intelligenza poco credibile, dando così origine ad un personaggio femminile utilizzato come amo da pesca nel trailer, ma di fatto inutile per lo svolgimento della storia. Seconda pecca: tanta "fanta" e poca scienza. Possiamo chiudere un occhio sulle futuristiche tecnologie, ma alcune scene richiedono un certo sforzo di volontà per essere accettate da chi conosce, anche minimamente, le leggi della fisica.
Ma nonostante questi incidenti di percorso, Into Darkness risulta essere un film più che riuscito, un'occasione per evadare un poco dalla quotidianità e fare un volo nello spazio.

domenica 11 novembre 2012

Riscoprire il teatro

E' stata una decisione presa così, di getto, senza pensarci troppo.
Un amico ci chiede: "Venite con noi a teatro, sabato prossimo, a vedere La visita della vecchia signora?"
"Perché no?" rispondo. Anche una mia compagna di classe ha un piccolo ruolo, sono incuriosita.
Solo in seguito ho realizzato che le mie conoscenze in ambito di teatro e recitazione erano assai scarse. Insomma, la prima e unica volta che avevo assistito, dal vivo, ad una rappresentazione teatrale, risaliva a circa dieci anni prima. Si trattava di Aggiungi un posto a tavola, celebre commedia musicale italiana, interpretata allora da un gruppo di giovani appassionati di teatro, miei compaesani.
Strano a pensarci: mi ero divertita assai quella sera, ma da quel giorno non mi sono più avvicinata al teatro. Forse non ne ho avuto l'occasione, forse ho seguito altri miei interessi, forse non ho conosciuto le persone che avrebbero potuto farmi apprezzare maggiormente questa particolare arte.

Tutto questo per dire che ieri sera, sabato 10 novembre 2012, ho riscoperto qualcosa di incredibile.
Al Teatro dei Filodrammatici di Faenza, la compagnia Filodrammatica Berton ha messo in scena (era ormai la quarta serata) il dramma teatrale La visita della vecchia signora di Friedrich Dürrenmatt. Conoscevo l'autore per aver letto I Fisici, perciò pur non sapendo quasi nulla della trama, mi aspettavo già uno spettacolo dal sapore agrodolce.
E così è stato, perché l'opera non si può definire né una commedia, né un dramma a tutti gli effetti. Il grottesco, elemento ricorrente in Dürrenmatt, è più evidente che mai e le risate hanno sempre una punta di amarezza. Nel complesso, una storia inquietante in cui l'amato tema della giustizia è ancora protagonista. Qui l'epigrafe che si legge in Una storia semplice di Sciascia (una frase dello stesso Durrenmatt, tratta dal libro intitolato “Giustizia” del 1985) calza proprio a pennello.
 “Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”

Ma non voglio scrivere un'analisi o una recensione dell'opera. Ciò che voglio spiegare è il complesso dinamismo di emozioni che ho provato durante la rappresentazione.
Molte volte mi è stato detto che il teatro è ben diverso dal cinema, che si stabilisce un contatto misterioso fra attori e pubblico. D'altro canto anch'io ho numerose esperienze di palcoscenico e so bene quanto sia emozionante un applauso fragoroso. Tuttavia c'è qualcosa in più della "carica" che comunica il pubblico battendo le mani.
Pochi minuti prima dell'inizio, a sipario chiuso, potevo sentire l'agitazione degli attori, quell'ansia piacevole che si prova prima di entrare in scena. Durante lo svolgimento della storia, invece, ero totalmente immersa nella vicenda, in un certo senso non diversamente da quando guardo un bel film. Eppure c'era una sostanziale differenza ed era il senso d'immediatezza.
Ho capito finalmente cosa significa che ogni rappresentazione teatrale è unica. Ho provato direttamente l'affascinante sensazione del qui e ora, che un film, per quanto ben realizzato, non riesce a trasmettere. Il teatro non comunica solo con le parole degli attori. C'è qualcosa che va al di là delle singole battute, della mimica, della tecnica. Questo qualcosa è difficile da descrivere così, nero su bianco, ma - per fare un esempio forse più comune - è lo stesso qualcosa che rende la musica dal vivo incredibilmente più emozionante di quella registrata.
I Greci lo chiamavano pathos, noi forse potremmo tradurlo con sentimento.

Concludo quindi con il proponimento di tornare presto a teatro e con l'esortazione ai miei lettori a fare altrettanto!

(Nel frattempo, se siete attori, amanti del teatro o del cinema, o semplicemente volete esprimere le vostre considerazioni, siete calorosamente invitati a lasciare un commento!)

ps. Sinceri complimenti a tutti gli attori della Filodrammatica Berton, nonché al regista Luigi Antonio Mazzoni, per aver realizzato uno spettacolo davvero suggestivo.

 

lunedì 3 settembre 2012

Il piacere delle piccole cose

Alle ore 12.59 l'autrice di questo blog scrive la prima riga del 100° post.
E' il 3 settembre 2012, il cielo è nuvoloso, la temperatura esterna è di 18°C. L'umidità è pari all'84%, mentre la velocità del vento è di 19km/h.
L'autrice di questo blog si trova attualmente nell'ufficio dove svolge lo stage estivo e tiene a specificare di essere in pausa pranzo.
Nell'ufficio accanto una radio è rimasta accesa e trasmette Se ci sarai dei Lunapop. Un telefono interno squilla, ma nessuno risponde. Rumore di tacchi: alcune impiegate stanno per uscire.
L'odore di caffé - c'è una macchinetta usata di frequente - si mescola all'odore della pioggia che proviene dalle finestre aperte.
All'autrice di questo blog ha appena cominciato a fischiare un orecchio e lei trova la cosa molto fastidiosa.
All'autrice di questo blog piace:
- Mettere in ordine i pastelli e i pennarelli, secondo la successione dei colori dell'arcobaleno
- Rispondere al telefono dell'ufficio, dandosi importanza
- Condire l'insalata con la senape
- Cercare di capire come si sente una persona, osservando i suoi gesti
All'autrice di questo blog non piace:
- Quando manca la luce in casa, di sera
- Parlare con le persone che portano gli occhiali da sole
- Aprire le pesche, senza riuscire a separare le due metà dal nocciolo
- L'odore di fumo in cucina quando una fetta di pane si brucia nel tostapane
L'autrice di questo blog ora vuole spiegare perché il post è scritto in questo stile inusuale. Spera che i propri lettori abbiano capito che si tratta di una citazione. La citazione - sempre meglio specificare - riguarda il film intitolato Il favoloso mondo di Amelie, regia di Jean-Pierre Jeunet, anno 2001, colore, sonoro, 120 minuti, lingua originale francese, titolo originale Le fabuleux destin d'Amélie Poulain, con Audrey Tautou nel ruolo di Amélie Poulain e Mathieu Kassovitz nel ruolo di Nino Quincampoix.

Ok, fine del gioco. :)
Il favoloso mondo di Amelie è un film particolarissimo. Divertente, un po' romantico, piuttosto surreale. Una voce narrante esterna sembra influenzare l'andamento della vicenda, i personaggi rivolgono occhiate furbesche alla telecamera, gag e situazioni esilaranti non mancano. Allo stesso tempo, colpisce la finezza di questa storia, la delicatezza con cui ogni personaggio è disegnato. Il favoloso mondo di Amelie è un invito a godere di tutti i piccoli piaceri che la vita ci offre ogni giorno, ma che noi spesso ignoriamo, noi sempre tesi verso l'irraggiungibile.

Particolarmente degna di nota è la colonna sonora, di cui vi propongo un bellissimo brano. Buon ascolto!



lunedì 27 agosto 2012

Sostiene Pereira

A quale prezzo si ottiene la libertà?

Pereira sembra tutto fuorché un eroe: un giornalista vecchio, grasso e profondamente solo.
Eppure Pereira è un eroe. La sua è una lotta silenziosa, nascosta fra le righe degli articoli che scrive per la pagina culturale del Lisboa, un giornale cattolico perfettamente inquadrato nel regime Salazarista. La sofferenza di Pereira, che non può scrivere liberamente e vede fuggire tutti gli intellettuali dal suo Paese, spira dalle pagine insieme alla caligine di un'afosa Lisbona degli anni '30, teatro di questo dramma - non solo -  interiore.
Sebbene Pereira si lamenti continuamente, con il quadro di sua moglie, di quel Monteiro Rossi che lo sta mettendo nei guai, per qualche motivo continua ad aiutarlo. Per un qualcosa, una sensazione che non sa - o non vuole - spiegarsi, Pereira conserva in un cassetto tutti gli articoli "impubblicabili" del giovane. Ed il giorno in cui l'ingiustizia trionfa, Pereira capisce che il suo ruolo è cambiato e il Portogallo non è più un posto adatto a lui.
"Sostiene Pereira", questa frase che dà il titolo al romanzo e si ripete, come un leit motiv, numerose volte nel corso del romanzo, conferisce alla storia un ritmo cadenzato e particolare. Al di là di ogni aspettativa, questo eccesso di ripetizioni non stanca il lettore, bensì lo conquista. La narrazione, limpida e pacata, procede tuttavia con un crescendo di tensione, ed il tragico finale colpisce il lettore come acqua gelata. Nonostante si possa sorridere di fronte a quel misto di divertimento e tenerezza con cui il narratore guarda al suo protagonista, Sostiene Pereira non è una storia allegra. E' la testimonianza di qualcosa di orribile, del dolore di un uomo che assiste alla distruzione di tutti i valori in cui crede.
La vicenda di Pereira, tuttavia, non porta solo tristezza nel cuore, ma contiene una forza indescrivibile, capace di commuovere, ed allo stesso tempo, di accendere nell'animo un'indomabile voglia di giustizia. Sostiene Pereira è un inno alla libertà.
Antonio Tabucchi, che ha abbandonato questo mondo la scorsa primavera, è l'autore di un romanzo che unisce una storia malinconica e bellissima ad uno stile che rivela tutta la maestria di uno dei più grandi scrittori italiani. In precedenza apprezzato e premiato per Notturno indiano, Tabucchi diventa definitivamente conosciuto dal grande pubblico con la pubblicazione di Sostiene Pereira, dal quale viene tratto un film omonimo, con Marcello Mastroianni nei panni del giornalista.

venerdì 13 luglio 2012

Biancaneve e il cacciatore

Se questo doveva essere l'evento cinematografico dell'estate, si puo' ben dire che il cinema di oggi stia passando una grande crisi. E non parlo di soldi.
Già lo presentano: Dal produttore di Alice in Wonderland e la gente sta lì a dire: "Ohh, sono quelli che han fatto Alice, allora sì che dev'essere un bel film!" Peccato che il produttore sia soltanto quello che sgancia la grana e non abbia niente a che fare con la realizzazione del film. Se poi si mette anche a scegliere registi ed attori incompetenti, non vale granché nemmeno come finanziatore.
Ma passerò sopra a questa mera trovata pubblicitaria. Ho cose ben più tristi da dire.
Dunque, ancor prima che uscisse il film si sentiva dire: ...una nuova interpretazione della famosa favola per bambini, molto diversa dalla versione Disney e più simile a quella originale dei fratelli Grimm. Ora, non mi risulta affatto che in Biancaneve si sia mai parlato di troll, foreste dove crescono funghi allucinogeni ed idilliaci paesi delle fate. Nè tantomeno di una regina pazzoide che uccide tutte le giovinette del suo regno per mantenere la propria bellezza. Sì, ok, c'era una regina ossessionata dalla propria bellezza, ma a parte uno specchio magico, non aveva alcun potere soprannaturale. E vogliamo parlare del fratello con la frangetta? Da dove spunta, cosa c'entra? Ah, perché anche la regina e il suo inutile fratellino, povere anime incomprese, hanno avuto un'infanzia difficile. Molto commovente, per nulla scontato, nooo.
Prima di passare alla trama, però, voglio precisare una cosa: Kristen Stewart è un'incompetente. Sottolineato, sì, non è un errore. Passi che, poveretta, la natura non l'abbia dotata di una gran bellezza, la Stewart rimane comunque un'attrice incapace di sostenere un ruolo di una certa importanza. La possiamo perdonare in Twilight, considerando che il personaggio che interpreta è decisamente insulso. Ma è un voler esser buoni, poiché a differenza di quanto credono in molti, non è stato il suo debutto sul grande schermo. In ogni caso, non è ammissibile che Biancaneve in 2 ore e oltre di film non cambi mai, e dico mai, espressione. Due occhi inebetiti e la bocca semiaperta come una sempliciotta, ma stiamo scherzando?! E se fossi stata nella regina, avrei cambiato specchio. Com'è possibile che la Stewart sia più bella della Theron? (E se i nuovi teenager mi vengono a dire il contrario, li spedisco tutti dall'oculista)
Vabbè, dedichiamoci alla trama. Premetto dicendo che ho passato più della metà del film a ridere delle mie stesse battute sarcastiche. Sì, ridevo per non piangere.
L'inizio del film è l'unica parte che realmente si avvicina alla famosa favola. Si ritrova infatti una citazione più o meno fedele alla versione dei Grimm, di cui riporto l'incipit:
"Una volta, in inverno inoltrato, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva seduta accanto a una finestra dalla cornice d'ebano. E, mentre cuciva e alzava gli occhi per guardare la neve, si punse un dito e tre gocce di sangue caddero nella neve. Il rosso era così bello su quel candore, che ella pensò fra sè: "Avessi un bambino bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come il legno della finestra! ". Poco tempo dopo, diede alla luce una bimba bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l'ebano; e, per questo, la chiamarono Biancaneve. E, quando nacque, la regina morì."
Nel film la regina si punge con una rosa, ma fa lo stesso.
Bene, passa l'inverno e la madre di Biancaneve muore. Il re padre, di cui più volte vengono lodate le qualità di saggezza, valore e magnanimità, si fa prendere per i fondelli (per dirlo in modo fine...) nel giro di un giorno. Perde mezzo esercito in una battaglia contro dei soldati fantasma e nonostante fino ad un secondo prima amasse profondamente e ricordasse con dolore la moglie perduta, appena vede la belloccia la porta al castello e se la sposa. Ma lo sappiamo, la carne è debole... Tanto debole che la prima notte di nozze si fa ammazzare come un patacca. Alla faccia del re saggio.
La piccola Biancaneve viene rinchiusa in una torre... Aspettate ma non era Raperonzolo quella? Ebbene, abbiamo inventato Rapaneve! Scherzi a parte, la bambina arriva ai 18 anni che saprà a malapena leggere e scrivere. E' invece abilissima nell' accendere il fuoco con la pietra focaia e dice regolarmente il padre nostro... E voilà, eccola diventata una scout! (Non me ne vogliano male gli scout per questa battuta, era in senso buono)
Lo spirito guerriero non tarda ad emergere. Proprio cinque minuti prima che arrivi il tipo inutile a prenderla per conto della regina, la ragazza si arma di un grosso chiodo (Ma questa Biancaneve sa anche leggere nel pensiero?) Arriva poi il biondo con la frangetta, che prima di portarla dalla regina pensa sia il caso di non sprecare l'occasione di una bella sgnaccherata (cit.Nonapritequestotubo). A quel punto Biancaneve lo colpisce prontamente con il suo invincibile chiodo e lui caccia un urlo da risvegliare i morti. La ragazza esce dalla cella e lo chiude dentro.
Ora, tenete ben presente che Biancaneve è stata rinchiusa per circa 10 anni in una torre e che il mondo fuori potrebbe essere un poco cambiato da quando era bambina. Per non parlare del fatto che a parte quel po' di cultura elementare che si presume abbia ricevuto da bambina, dovrebbe essere incapace di fare alcunché.
La scena la vede protagonista di una rocambolesca fuga, con scivolata nel condotto delle fognature alla Tomb Raider. Biancaneve si ritrova a nuotare nella melma schifosa e sembra passino mille anni... Fino a quando non arriva ad una scogliera a picco sul mare. Bene, cosa fa? Ma è naturale, si butta! Tanto la Stewart è abituata a gettarsi dalle scogliere no? Peccato che qui non arrivino nè il suo amichetto vampiro, nè il lupacchiotto (quasi quasi me l'aspettavo...).
Ma fate ben attenzione ora: cosa trova quando arriva sulla spiaggia (miracolosamente intatta e per nulla infreddolita dall'acqua gelida)? Un cavallo bianco, che non è quello di Napoleone. Un cavallo lì da solo, non sellato, e inginocchiato sulla sabbia. Perché? Chi l'ha portato lì? Misteri che non trovano una risposta. In ogni caso si sa che i cavalli non stanno mai inginocchiati, a meno che non siano malati... Ma ovviamente questo non è malato e per di più si lascia montare così, senza doma, docile come un agnellino.
Perché Biancaneve sa cavalcare!! Avete capito? Sa cavalcare, al galoppo, senza sella, senza che nessuno gliel'abbia mai insegnato! Lei può! Ed ovviamente, dopo le ore passate nelle fogne, nel mare, sulla sabbia, lei prende la strada principale (è la più furba, non c'è che dire) e le guardie del castello le sono subito dietro! Mi domando se per caso le abbiano impiantato sottopelle un microchip con collegamento satellitare.
Comunque, corri e corri, Biancaneve arriva alla foresta oscura, che è tutto un dire. E qui la Stewart si era forse dimenticata di essere Biancaneve e pensava di essere ancora Bella,  colei che inciampa ovunque. Così si ritrova a pestare dei funghi allucinogeni che l'LSD è una pacchia a confronto. Insomma ne vede di tutti i colori e alla fine si addormenta lì, aspettando forse il suo vampirello vegetariano.
Nel frattempo la regina manda il famoso cacciatore alla ricerca della ragazza, il quale, trovandola nella foresta si impietosisce. Si rivolta quindi contro le guardie e contro il biondo dalla frangetta, il quale riceve uno sfracasso di botte e tuttavia qualche tempo dopo torna in scena fresco come una rosa. (ma il graffio del chiodo, quello sì che era micidiale!)
Inizia allora la lunga fuga verso le terre del duca che un tempo era stato amico del re patacca. Il duca ha un figlio, un giovanotto aitante di nome William, amico d'infanzia di Biancaneve. William nel tempo libero si dedica a fare il Robin Hood della situazione e attacca i convogli delle guardie della regina: è un imbattibile arciere. Quando scopre che Biancaneve è ancora viva, si arruola sotto falso nome nella squadra di ricerca della regina. Un piano infallibile! In una delle varie battaglie Biancaneve e William incrociano gli sguardi da lontano e si riconoscono; non si vedono da dieci anni, ma con un solo sguardo, di notte, in mezzo alle fiamme, si riconoscono. Sì, crediamoci.
La fuga continua ed entrano in scena i sette nani, o meglio ce ne sono otto...Ma l'ottavo nano, chi è? Non ce ne importa perché muore poco dopo. Paesaggio idilliaco, fatine pelate svolazzano in mezzo al bosco incantato, dove mille animaletti strambi accolgono Biancaneve come la prescelta. Prescelta di che? Arriva forse Aslan con l'allegra combricola di Narnia? No, è invece un cervo bianco ad apparire, con un palco di corna che sembra più un albero cresciuto lì. Il cervo che non appariva da secoli: oooooooh. E poi muore, no vabbé si dissolve in mille farfalle (oook?) perché viene colpito dalla freccia di una guardia della regina.
E così nuova fuga e nuova battaglia; finalmente il fratello della regina muore, cosa che le fa avere una specie di crisi epilettica... Poi, all'alba della mattina dopo, Biancaneve e William, che nel frattempo si è aggiunto alla compagnia, si allontanano dal gruppo come per imbucarsi. Neanche un mezzo abbraccio quando si possono finalmente parlare e ora invece lei si decide a baciarlo. Ma ecco che lui le offre la mela e lei ovviamente la mangia e ovviamente cade come morta. Infatti quello non era veramente William, ma la regina trasformata. Boh, io mi ricordavo che si trasformasse in una vecchia, non in un giovanotto...
Quando gli altri, compreso il vero William, scoprono l'accaduto, non mostrano poi un gran dolore, ma decidono di portarla dal duca per il funerale. Quando è la, bella agghindata, prima che inizi il funerale, il cacciatore le fa tutto un discorsetto sul fatto che lei gli ricorda sua moglie, uccisa dalla regina, eccetera eccetera. Poi la bacia, ovviamente, e se ne va. Lei, ovviamente, si sveglia e magicamente è diventata una poetessa. Una poetessa da quattro soldi che improvvisa un discorso sgangherato sull'ardore del popolo che dovrà ribellarsi alla regina. E tutti ad acclamarla come l'eroina del momento, lei che in realtà non ha combinato un accidente. Così, perché lei puo', in un giorno Biancaneve diventa guerriera. (E a questo punto non rimane che una spiegazione: è la figlia segreta di Chuck Norris!!) Ma daaai, chi volete prendere in giro?!
Ed arriviamo infine alla grande, attesissima (perché dopo due ore di fim hai davvero le balls che girano come trottole), battaglia finale. Non sto a descrivere la ridicolaggine della battaglia, perché questo post diventerebbe infinito. Sappiate solo che l'eroica Biancaneve uccide la regina con la sua solita faccia inebetita. Un duca con un intero esercito non era mai riuscito a sconfiggere la regina, ma una ragazzina che ha vissuto per 10 anni in una torre può farlo. Mi sembra logico.
Il film si chiude con l'incoronazione di Biancaneve, che lancia sguardi tonti a William e al cacciatore. Chi sarà quello che riuscirà a sgnaccherarsela?


OK, questa immagine è forse esagerata, ma rende bene l'idea e fa troppo ridere!